«Avete una sigaretta?» Poi scatta il pestaggio e la rapina di 30 euro ai danni di due fratelli di 20 anni
Reggio Emilia: l’aggressione alle 22.30 quando i due sono stati avvicinati da uno sconosciuto, poi l’arrivo di tutto la banda. Tre arresti
Reggio Emilia Accerchiati dal branco, buttati a terra, presi a schiaffi, calci, pugni e bastonate: un vero e proprio pestaggio gratuito, per un borsello che conteneva appena 30 euro. È l’incubo capitato mercoledì scorso in viale Umberto a due fratelli reggiani ventenni, che sono riusciti ad avvisare subito la polizia. Tre dei sei responsabili sono stati catturati per i reati di rapina e lesioni personali (entrambi pluriaggravati dal concorso di più persone riunite e dall’aver usato un’arma), oltre alla violazione delle leggi sull’immigrazione (si tratta di irregolari senzatetto e senza permesso di soggiorno, hanno fatto richiesta). I tunisini Ahmed Gader, 18 anni, Alaeddine Mejri, 19 anni, e Omar Mayehi, 19 anni – i primi due con una sfilza di precedenti, il terzo incensurato – resteranno in carcere perché potrebbero rifarlo, come ha deciso il gup Silvia Guareschi dopo la convalida dell’arresto in quasi flagranza.
L’aggressione
Erano le 22.25 e i fratelli stavano camminando vicino all’ospedale, quando sono stati avvicinati da uno sconosciuto con la scusa di fumare. Alla risposta negativa, mentre i fratelli stavano per allontanarsi, lo sconosciuto ha fatto un fischio: il segnale per i complici che poteva iniziare il pestaggio, difatti il branco ha circondato i malcapitati. Un ventenne è stato spinto a terra e colpito con calci e pugni, l’altro è stato preso a schiaffi e pugni: gli è stato lanciato contro uno zaino e quando è caduto gli aggressori hanno infierito con un bastone al fianco sinistro impossessandosi del suo borsello a tracolla nero, contenente il portafoglio, un portamonete, la carta d’identità, l’abbonamento al bus, il codice fiscale e 30 euro (un pezzo da 20 euro e due da 5 euro). Mentre il branco fuggiva in direzione Rivalta, i feriti malconci hanno lanciato l’allarme alla polizia, descrivendo l’abbigliamento dei rapinatori.
L’arrivo della polizia
Sul posto sono arrivate tre Volanti: i fuggitivi si sono divisi per far perdere le loro tracce, ma dieci minuti dopo pattuglie diverse hanno fermato in via della Canalina prima Gader (aveva un rigonfiamento sotto la maglietta del Milan, il borsello strappatosi nella lotta), poi Mayehi (nella tasca dei pantaloni aveva la tessera sanitaria sottratta) e insieme a lui Mejri. Tutti in seguito riconosciuti dai rapinati. Comparsi l’indomani in tribunale – tranne Grader, difeso dall’avvocato Annalisa Guano, rimasto alla Pulce in isolamento sanitario –, Mayehi e Mejri hanno voluto rispondere alle domande: hanno sostenuto di essersi avvicinati per chiedere uno spinello e di non ricordare ciò che è successo dopo perché erano sotto l’effetto del Rivotril, uno psicofarmaco detto l’eroina dei poveri.
I rispettivi avvocati difensori Maurizio Attolini e Vainer Burani si sono rimessi a giustizia, chiedendo il minimo della pena. Il pm Francesco Rivabella Francia, insistendo sul rischio di reiterazione del reato e sui precedenti, ha definito l’azione «un’aggressione del tutto gratuita contro dei coetanei, quasi per gioco, dimostrando totale disprezzo dell’incolumità e del patrimonio altrui»: episodi simili accadono troppo spesso, perciò ha chiesto che restino dietro le sbarre. Il gup Guareschi ha concordato: non ha creduto alla versione resa, definita «inverosimile», il fatto è «gravissimo» e «la condotta violenta», «nemmeno la prospettiva di una prossima regolarizzazione ha agito quale deterrente». Restano detenuti, tranne Mayehi che, già in una comunità, va ai domiciliari. l © RIPRODUZIONE RISERVATA
