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La ricorrenza

Casa Cervi, capitale antifascista della pastasciutta resistente: presenti oltre 2 mila persone all’evento

Serena Arbizzi
Casa Cervi, capitale antifascista della pastasciutta resistente: presenti oltre 2 mila persone all’evento

Pienone a Gattatico dove è nata la tradizione di festeggiare a tavola il 25 luglio. Partecipanti da tutta Italia: «Siamo qui per dire basta a tutte le guerre»

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Gattatico Un cielo "partigiano" ha premiato gli oltre 2mila partecipanti, provenienti da tutta Italia, che ancora una volta hanno incoronato Casa Cervi capitale della Pastasciutta antifascista. Il maltempo ha lasciato spazio, poche ore prima l’inizio della ricorrenza, a un tiepido sole che ha scaldato il cuore e la memoria della Resistenza dei tanti che hanno fatto festa a Gattatico, ricordando la storica pastasciutta offerta dalla famiglia Cervi agli abitanti di Campegine per festeggiare l’arresto di Benito Mussolini, il 25 luglio 1943. Un modello rapidamente divulgato con entusiasmo che, ancora oggi, porta in tutta Italia e in tutto il mondo, a centinaia e centinaia di "pastasciuttate" a ridosso della data.

E il "bollore" di questo piatto - per citare papà Alcide Cervi - una pietanza tanto semplice quanto potente e nutriente, è lo spunto per condannare la violenza perpetrata a Gaza, dove invece, in un contrasto stridente che fa male, malissimo, si muore di fame. E sono state proprio la bandiera della pace accanto a quella palestinese a dominare il palco su cui si sono susseguiti gli interventi di più relatori, prima di lasciare spazio alla musica, mentre gli oltre 2mila partecipanti gustavano la pastasciutta. Un filo conduttore, quello della richiesta a gran voce del cessate il fuoco, che porta fino alle offerte raccolte durante la festa, che saranno donate a Emergency per sostenere la popolazione di Gaza.

«C’è aria di destra che dà vita addirittura a proteste contro manifestazioni come queste, ma la forza della pastasciutta è invincibile - spiega Albertina Soliani, presidente dell’Istituto Cervi -. I Cervi lo sapevano. E sapevano anche che potevano non vedere il 25 aprile, ma con la pastasciutta lo hanno anticipato. "Facciamo festa, facciamo festa mangiando perché abbiamo fame". Questo lo dicevano 82 anni fa, quando l’Italia era ridotta in macerie, morali e materiali. Che oggi ci siano alcuni, persino fra i rappresentanti del Governo, che dalla pastasciutta stanno lontani e non riconoscono una Repubblica nata dalla resistenza e antifascista significa che la storia del nostro Paese è ancora incompiuta. E allora servono le pastasciutte anche nel mondo di oggi, che va così di traverso, è storto e malmesso. Mentre la pastasciutta dei Cervi era una promessa di pace, oggi, la povera gente che cerca cibo viene uccisa. E ci sentiamo tutti impotenti. È una pastasciutta molto esigente quella del 2025».

Mirco Zanoni, coordinatore culturale dell’Istituto Cervi, esulta per il «cielo antifascista che si è aperto sul più bello, un po’ come la storia che evidenzia la necessità di aprire le nubi. Il 25 luglio è stato questo. Sappiamo che alcune "Pastasciutte" sono state rimandate a causa del maltempo. Noi grazie alla forza dei volontari abbiamo tenuto duro e abbiamo scommesso. Non e stato semplice tenere il punto sotto la pioggia, ma il pubblico ha gradito il coraggio. E ora, con oltre 2 mila persone arrivate qui quest’edizione è sold out». La Pastasciutta antifascista è il «penultimo evento di un lunghissimo anno straordinario, quello dei festeggiamenti per l’80esimo della Liberazione che ha evidenziato una stagione di partecipazione che, ancora una volta, ha fatto di Casa Cervi un luogo di riferimento nazionale», conferma Zanoni, mentre tra il pubblico si sente un coro che diventa via via sempre più potente. Cantano "Bella ciao".

Dalla Valsesia c’è chi ha portato la cornamusa per accompagnare con le note chi vuole intonare canti antifascisti. «Siamo venuti in una cinquantina da Vercelli, non potevamo mancare a quest’appuntamento, per chiedere la pace mentre nel mondo ci sono le guerre», racconta Franco Patriarca, presidente dell’Anpi di Gattinara, in Valsesia, medaglia d’oro della Resistenza, mentre accarezza Adelmo Cervi, figlio di Aldo, uno dei sette fratelli uccisi. «Fino a quando ci vediamo qui, per la Pastasciutta antifascista c’è speranza», aggiunge Adelmo, mentre alcuni giovani lo raggiungono per chiedergli un selfie, facendo zigzag tra i volontari di Libera che servono piatti ai commensali. Sul palco arrivano Maurizio Fabbri, presidente dell’Assemblea legislativa della Regione, Giorgio Zanni, presidente della Provincia, Albertina Soliani, presidente dell’Istituto Cervi, Marco Massari, Daniele Finucci, Alessandro Spanò e Alessandra Cuppi, sindaci di Reggio Emilia, Gattatico, Campegine e Marzabotto. Poi concerto della band Sine Frontera e dj set resistente con Mark Bee. Nel corso della serata si è svolta anche la premiazione della XXIV edizione del Resistenza Teatro Festival di Casa Cervi con la consegna del primo Premio e del Premio "Gigi Dall’Aglio" della Giuria Under 30.