Il primo anno da sindaco di Marco Massari: «Lo sguardo è aperto al futuro». Ecco cosa ci ha detto su centro storico, polo della moda, Reggio Children e tanto altro
Sul futuro mette le mani avanti: «È difficile ipotizzare oggi una mia ricandidatura, manca troppo tempo»
Reggio Emilia «Lo sguardo è dritto e aperto nel futuro». Cita le parole del compianto Pierangelo Bertoli. E, di fronte alla prospettiva di una ricandidatura per il secondo mandato, sembra un po’ girarci attorno, dicendo che è ancora presto per parlarne, ma assicurando che i progetti messi in campo sono di lunga durata. Nel dirlo, lascia tre significativi puntini di sospensione, che sembrano ipotizzare il fatto che, al momento opportuno, non ha intenzione di tirarsi indietro. Marco Massari, il primo sindaco di Reggio Emilia non iscritto ad alcun partito politico, è al suo primo giro di boa. È stato proclamato a giugno dell’anno scorso e si è insediato in Sala del Tricolore nel luglio successivo, dove ha indicato le sue linee di mandato. Un anno a “Palazzo”, vissuto tra emergenze e visione. Con un primissimo bilancio: «Sono soddisfatto di come è andata».
Sindaco Massari, il centro storico è stato uno dei suoi impegni chiave in campagna elettorale. Dopo un anno, e con il progetto di rilancio appena presentato, pensa davvero che questa sia la volta buona per una trasformazione concreta?
«Se non ci credessi non sarei qui a spendermi quotidianamente su questo fronte. Il centro storico deve recuperare la sua dimensione di magnete per cittadini, per residenti in provincia e per turisti. È un punto di riferimento in cui incontrarsi, conoscersi e riconoscersi: questa è la dimensione che va recuperata. Non si può reiterare un modello vecchio che non funziona più, occorre cercare strade nuove ed è quello che stiamo facendo con azioni di rigenerazione, con l’adesione all’hub urbano, con la costruzione di un palinsesto di eventi credo molto apprezzato. Non basta: occorre andare avanti con la cura degli spazi, con una maggiore attenzione ai luoghi storici e identitari e con una maggiore impronta verde, con l’obiettivo di portare nuove attività e residenti. Abbiamo la ferma volontà di farlo ma serve l’aiuto di tutti. In questo senso credo che il recente annuncio del passaggio della gestione del mercato coperto ad una compagine fatta di quattro soci reggiani sia davvero un bel segnale».
Tra i progetti portati a compimento finora, quale crede meriti una particolare menzione?
«Ce ne sono diversi ma ne scelgo due, se me lo consente. Il primo è il parco della Reggia di Rivalta, a cui abbiamo dedicato tempo e risorse per il completamento di un progetto partito con le amministrazioni precedenti. E’ davvero straordinario che ogni giorno sia già così frequentato, da reggiani e non solo: significa che la storia, il verde, l’identità siano asset su cui puntare. Il secondo è la bretella viaria Pieve-Cavazzoli perché, grazie a una proficua interlocuzione con Anas conseguente alla demolizione anticipata del cavalcavia di via Carlo Marx, sono stati mantenuti gli impegni presi con i cittadini dando risposte di viabilità attese da tempo».
Non mancano dossier caldi. Partiamo dal primo: Inalca ha dichiarato di non voler procedere alla bonifica dell’area contaminata da amianto, sostenendo che non è di sua proprietà. Cosa ha pensato leggendo questa comunicazione? Non ritiene inaccettabile che un’azienda che ha tratto profitto da quell’area ora si defili?
«Sì, assolutamente inaccettabile. Ci siamo dovuti fare carico di un intervento che non doveva essere a carico nostro e faremo di tutto per rivalerci. L’amministrazione già a febbraio aveva, infatti, intimato all’azienda di rimuovere tutto il particolato inquinante derivato dall’incendio. Dopo le operazioni di bonifica realizzate da Inalca nei mesi scorsi, la ditta non ha però continuato ad ottemperare alle ordinanze, rispetto alle recenti richieste pervenute dal Comune. Mi consenta poi di ribadire quanto il Comune si sia mosso per tempo, sia nei giorni immediatamente successivi all’incendio sia nel momento in cui si è accertato il rinvenimento di nuovi frammenti fuori dal perimetro dell’azienda, per le bonifiche necessarie. Si tratta di microframmenti, non pericolosi nell’immediato. Ciononostante per noi la tutela della salute pubblica è prioritaria quindi – a prescindere dalle responsabilità che andranno comunque accertate – era giusto intervenire».
Polo della Moda. C’è, secondo lei, ancora margine per ricucire il rapporto con Maramotti? Si è parlato anche di altri interessamenti per l’area delle Fiere: di quali si tratta?
«Non so onestamente che margini per “ricucire” ci siano, naturalmente ne sarei felice perché ho sempre creduto, al pari di tutti quelli che l’hanno sostenuto, nelle potenzialità del progetto “Polo della Moda”. Non mi risultano altri interessamenti per l’area ex fiere, quello che ho già detto e che ribadisco è che il Paip approvato è uno strumento urbanistico di rigenerazione che valeva per quel progetto specifico. Altri progetti andranno valutati in modo separato, eventualmente».
Reggio Children. Lei ha smentito il rischio di privatizzazione, ma i timori nell’ambiente continuano a serpeggiare. Secondo lei, perché?
«Sono timori del tutto ingiustificati. Questa amministrazione ha scelto di lavorare per valorizzare, sostenere, rilanciare l’esperienza delle scuole e nidi d’infanzia di Reggio Emilia e del modello che rappresentano in tutto il mondo. Un modello pubblico, un linguaggio unico, prezioso e inclusivo, partito dal pensiero di Loris Malaguzzi e proseguito con la testimonianza di tante persone che ne hanno portato avanti il lavoro, tra cui ovviamente Carla Rinaldi che abbiamo salutato pochi mesi fa».
Viale Città di Cutro. Non pensa che questa modifica integrativa rischi di complicare ulteriormente la situazione, invece di semplificarla?
«Non lo penso, anche perché non è ancora stato deciso nulla. Abbiamo solo voluto ribadire, insieme al comitato tecnico e scientifico della consulta della legalità, che prendiamo sul serio le parole dell’ex prefetto De Miro e che il suo impegno sulla legalità verrà portato avanti da questa amministrazione e da questa consulta con la massima serietà. Questo mi sembra il dato più significativo, che si sostanzierà in molte azioni. Finché ci siamo noi, le parole di Antonella De Miro saranno sempre ascoltate con grande attenzione».
Zona stazione. L’esercito – peraltro accolto in maniera divisiva – non sembra la panacea di tutti i mali. Adesso c’è l’Open Day, ma non pare aver convinto tutti. Cosa manca per imprimere una vera svolta?
«Che l’esercito non sarebbe stata la panacea di tutti i mali lo abbiamo detto subito, noi per primi. Non è però corretto dire che non abbia aiutato: gli interventi ci sono e ci sono stati e il contributo dato è innegabile. Il tema della microcriminalità è un tema reale che riguarda tutte le città e la sicurezza urbana è un tema di discussione di livello nazionale: proprio di recente una delegazione dell’Anci ha incontrato il ministro degli interni Piantedosi. In occasione della sua visita a Reggio, avvenuta nel febbraio scorso, abbiamo chiesto tre cose, l’esercito, più dotazioni organiche per le forze dell’ordine, più posti di accoglienza Sai per i minori non accompagnati. Delle tre ce ne è stata concessa una, il pattugliamento dell’esercito. È poco e da sola la risposta securitaria non basta. Proprio in stazione abbiamo – come ha giustamente sottolineato – aperto uno spazio per la grave marginalità adulta, chiamato “Open Day”, è un tentativo di intercettare la sofferenza e dare una risposta di aiuto, possibilmente prima che degeneri in un reato. Sempre in stazione stiamo ragionando per portare nuovi servizi, abbiamo organizzato eventi natalizi e estivi, e abbiamo firmato un protocollo con Rfi per la riqualificazione del piazzale antistante la stazione storica. Insomma, un faro è stato acceso su quella zona di città che per noi è una vera e propria priorità di mandato».
Lei ha detto giustamente di voler essere il sindaco di tutti. Non crede però che, alla lunga, questo significhi scontentare tutti?
«Può darsi ma non è nell’accezione di “accontentare tutti” che ho detto quelle parole. Il sindaco di tutti è un sindaco che tiene in considerazione le esigenze di tutte le persone che vivono, risiedono, lavorano a Reggio Emilia. Tutte loro hanno il diritto di essere ascoltate e tutti hanno pari dignità agli occhi del sindaco e dell’amministrazione. Il sindaco poi prende decisioni, per il bene della comunità nella sua interezza e non ci sono eccezioni: così la vediamo io, la mia giunta e la mia maggioranza».
Giunta: ci sono rimpasti o cambiamenti all’orizzonte?
«Oggi non ne vedo la necessità, tutti gli assessori hanno la mia piena fiducia. Se vi sarà in futuro la necessità di fare qualche modifica all’assetto se ne discuterà prima con la maggioranza, ovviamente».
Che giudizio si dà di questo primo anno da sindaco? «Ho imparato tanto e questo, per come sono fatto io, è sempre molto positivo. È stato un anno in cui abbiamo affrontato emergenze e questioni molto rilevanti per la città, in cui siamo intervenuti anche sulla macchina comunale, che ringrazio nella sua interezza per aver accolto e compreso il cambiamento. Dare un autogiudizio è sempre molto difficile ma, al netto della fatica, sono soddisfatto di com’è andata». Qual è stata, finora, la scelta più difficile da prendere in questi mesi?
«Onestamente le più difficili sono le scelte di bilancio. Specie in un momento in cui il governo taglia, occorre fare scelte e si lavora sempre più sulle priorità, educazione, fragilità e cura, ma si è sempre costretti a lasciare indietro belle idee e progettualità che avrebbero certamente un impatto positivo per i cittadini. La città si cambia col tempo, con le idee ma anche con le risorse. E quando mancano è veramente difficile».
Che città sogna di lasciare alla fine del suo mandato?
«Preferisco immaginare che sognare… La città che immagino è la stessa che avevo in testa quando ho scelto di mettermi in gioco per la mia città: una città curata e sicura, più verde e sostenibile, sempre più aperta al mondo. Una città nella quale fare una passeggiata nel Parco della Reggia di Rivalta, prendere un caffè in centro, in una piazza bella e curata, dove incontrare persone a un concerto o a un evento pubblico, una città attrattiva per le imprese, per i giovani, con una forte presenza universitaria, che sa mantenere le sue eccellenze e valorizzarle. Perché questa città ha valori e ha eccellenze che vanno mantenuti e sviluppati».
Molti le chiedono: “chi glielo ha fatte fare…” Guardandosi indietro, si ricandiderebbe? E guardando avanti… si ricandiderà?
«Credo di aver risposto molte volte alla prima domanda e mai alla seconda. La prima risposta è sempre la stessa: ho lavorato per 35 anni in ospedale, nella sanità pubblica, facendomi carico delle persone con i loro problemi di salute; quando mi è stato proposto di candidarmi sindaco ho accettato per lo stesso senso civico, per il bene comune dei nostri cittadini. Guardando avanti, ed anche considerando l’esperienza del primo anno, posso affermare che i nostri progetti sono di ampio respiro e durata… È difficile ipotizzare oggi una mia ricandidatura, manca troppo tempo e non trovo abbia nemmeno tento senso. Diciamo che l’attualità va sempre presidiata ma lo sguardo, come diceva Pierangelo Bertoli, è dritto e aperto nel futuro». © RIPRODUZIONE RISERVATA