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Il caso

«Campane troppo rumorose». Archiviata la denuncia dei turisti reggiani in vacanza in Trentino

Serena Arbizzi
«Campane troppo rumorose». Archiviata la denuncia dei turisti reggiani in vacanza in Trentino

Un anno fa Luciano Manicone aveva segnalato il disturbo e l’accaduto era diventato un caso anche sui social. «Ho ricevuto minacce di morte per la mia denuncia»

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Reggio Emilia «Ho fatto soltanto valere un mio diritto: quello al riposo. Un diritto tutelato anche da una circolare della Cei, che stabilisce che le campane possono suonare dalle 7 alle 21 e stop. E ribadisco questa posizione, nonostante il giudice abbia deciso di archiviare il caso». Si riaccendono i riflettori sui problemi affrontati dal reggiano Luciano Manicone nell’agosto 2024, quando, con la sua famiglia, si era recato a San Lorenzo a Mione, una frazione di Rumo, in Trentino. Oltre alla famiglia Mancone, nello stesso alloggio c’era un’altra famiglia reggiana: in tutto 7 adulti e 3 minorenni.

La vacanza si era presto trasformata in un incubo per la stretta vicinanza della camera da letto con le campane. Queste entravano in azione ogni mezz’ora, per 48 suonate e 184 rintocchi complessivi, anche di notte. I turisti reggiani, esasperati dalla mancanza di sonno, hanno denunciato e, dopo gli approfondimenti da parte della Procura di Trento per verificare se il reato di disturbo della quiete pubblica poteva sussistere, il pm Nadia La Femina ha chiesto l’archiviazione. Secondo le rilevazioni fonometriche i decibel avrebbero superato i limiti solo nell’alloggio dei turisti.

Così il gip di Trento, Enrico Borrelli, ha disposto l’archiviazione. Il presupposto di questa decisione è ricondotto a una sentenza del 1997 della Corte di Cassazione: «In tale ipotesi non si produce il disturbo, effettivo o potenziale, della tranquillità di un numero indeterminato di soggetti, ma di definite persone». Intanto, Luciano Manicone, titolare di un’attività commerciale, ha dovuto affrontare minacce e commenti diffamatori: «Ho ricevuto minacce di morte e trovato recensioni negative sul mio negozio».

«Avevo le campane a 7 metri e mezzo dalla mia camera - continua Manicone -. Mi sono rivolto con educazione al parroco, alla canonica e alla sindaca, venuta da noi con un carabiniere. Non l’ho minacciata: volevo solo fare valere il mio diritto al riposo. I rilievi, nell’abitazione dove eravamo in affitto, hanno registrato il superamento della soglia minima consentita. Nelle case vicine i risultati delle misurazioni erano prossimi al limite, ma mi chiedo: prossimi sopra o sotto il limite stesso? Sono stati fatti accertamenti in una casa a 32 metri e in discesa rispetto al campanile. Anche in quel caso i valori erano prossimi al limite. I dati, per le altre abitazioni, non sono stati allegati, mentre quelli misurati nella mia camera da letto sì: perché questa discrepanza? La decisione del giudice mi sorprende più per la modalità che per la sostanza: non ci è stato notificato nulla, nonostante il prezioso lavoro del mio legale. Far valere le nostre ragioni era un atto dovuto proprio in virtù di quanto è avvenuto dopo, di rilevanza penale. Inoltre, anche dalla parrocchia, ci era stato assicurato che le campane suonavano solo di giorno. Per questo ci siamo permessi di chiedere, con educazione, di sistemare la programmazione».

Di par suo, la sindaca di Rumo Michela Noletti, aveva esposto una versione diversa, parlando di «oltre 20 chiamate» al suo numero, «dopo che i turisti avevano già chiamato uffici comunali e vicario. Avevo visto don Ruggero parecchio spaventato, così alla fine ho deciso di intervenire di persona, con l’intento di trovare la miglior soluzione. Non c’è stato però nulla da fare».