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L’intervista

La storia della Signora del Crostolo: i suoi gesti di gentilezza diventano una meta del cuore. «Ma tutti possiamo esserlo»

Elisa Pederzoli
La storia della Signora del Crostolo: i suoi gesti di gentilezza diventano una meta del cuore. «Ma tutti possiamo esserlo»

E' a Puianello di Quattro Castella: intervista all'artefice di tutto questo che vuole rimanere anonima

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Quattro Castella Il giardino della gentilezza. Un angolo dove coltivare il rispetto, costruire la pazienza e immaginare con i gesti un’altra possibilità di realtà. È il piccolo, ma prezioso miracolo compiuto da quella che tutti conoscono – senza sapere bene chi sia – come La signora del Crostolo, una pagina Facebook da oltre 5.000 amici, ma prima di tutto un luogo: un pezzo di ciclo-pedonale, al riparo dalla Statale 63 nel cuore di Puianello dove un giorno, ormai di più di un anno fa, ha deciso di iniziare a lasciare dei segni a chi passava di lì. Ricevendone in cambio sempre di più, fino a diventare “La Signora del Crostolo” una meta, del cuore. Ne abbiamo parlato con lei, ecco cosa ci ha raccontato.

Come è iniziato tutto?
«Quella annoiata giornata invernale, ancora non so bene per quale motivo, decisi di lasciare dei regalini attaccati alla staccionata del torrente Crostolo, per i bambini di Puianello. Avevo delle bellissime audiofiabe dei fratelli Grimm, facevano sognare, ti trasportavano in mondi lontani, avevano il sapore della mia infanzia, quando con il nonno, nelle calde giornate estive, lui sulla sella io dietro, sulle scomodissime borse di pelle, ce ne andavamo lungo le rive del Crostolo a prendere un po’ di fresco. Devo aver pensato che i bambini di oggi non hanno ricordi legati al territorio come avevo io e questo era un gran peccato. Potrebbe essere una favola dei fratelli Grimm dei giorno nostri. O semplicemente, un esperimento sociale».
Quale è stata la risposta?
«In cambio, chiedevo dei disegni o delle frasi gentili da scrivere all’interno di un vecchio diario di pelle che avevo lasciato dentro ad un contenitore che lo proteggesse dalla rugiada notturna e dall’eventuale pioggia. Nel giro di qualche giorno, si sparse la voce, i regalini presi erano sempre di più, così come i disegni ricevuti. Un via vai di persone, adulti e piccini, scendevano dal ponte di Puianello, lungo la ciclopedonale del Crostolo, incuriositi da questa strana Signora che lasciava regali ma non si faceva mai vedere. Pian piano quell’angolo è diventata una stanza immaginaria a cielo aperto, senza pareti, senza confini. Un luogo dove il tempo scorre lento, dove il suono del passaggio dell’acqua riordina i pensieri e alleggerisce dai fardelli quotidiani. Con l’aiuto del Comune di Quattro Castella ho installato delle casette di legno. Una che contiene libri, scelti rigorosamente da me, per tematica. Per adulti e piccini. L’altra per lo scambio doni fra bambini. Dopo qualche settimana in cui ho continuato a lasciare regalini ai bambini, ho dovuto inventarmi una formula autosostenibile».
Quale?
«Ho chiesto ai bambini che fossero loro stessi a portare un regalino per il bambino successivo. Un regalino pensato, confezionato con cura. Non banale, non un oggetto di cui disfarsi ma al contrario, un oggetto “prezioso”».
E la risposta dei bambini è stata positiva. Ma intanto, quel tratto di ciclo-pedonale si è arricchita di elementi...
«Dopo le casette, ho cominciato ad arredare questo angolo con uno stile che richiamasse e rispettasse la natura e il territorio. Ho cercato di farlo in modo misurato. Mai troppe cose. Una cosa tolgo, una cosa metto. La generosità di alcune persone inoltre mi ha consentito di accettare oggetti che ben si sposavano con la filosofia del posto. Oggetti in legno, costruiti appositamente. Nidi di uccellini, decorazioni artistiche. L’angolo della gentilezza, così ormai lo chiamano, è diventato un posto di ritrovo per camminate, per gite scolastiche, per progetti didattici, ma anche semplicemente per chi ha voglia di fare una passeggiata, sedersi su un grande tronco accanto ad un torrente e godersi un libro al fresco. Pensando che questo è possibile. È possibile che ci siano ancora persone che credono nel prossimo, nella bellezza, nella generosità, nel rispetto. La gentilezza diventa un moto circolare in cui si riceve e si dà. Ed è bellissimo scoprire che tutti possono farne parte e diventarne corresponsabili».
Non ci sono mai stati episodi spiacevoli?
«No, nessun vandalismo, se non qualche furto. Ma c’è molto rispetto».
Tiene molto al suo anonimato, perché?
«Lasciare l’anonimato intorno alla Signora del Crostolo mi ha permesso di renderla più interessante agli occhi dei bambini. Ho delegato il mio ruolo alle figure a loro più vicine, rafforzandone l’interesse. Non importa quale sia il mio nome, quale sia la mia età e il mio viso. Tutti noi possiamo essere La Signora del Crostolo se pratichiamo la gentilezza. Questo è il messaggio».
Quale sarà il futuro della Signora del Crostolo?
«Non conosco il futuro della Signora del Crostolo. A volte mentre mi avvicino, guardo questo angolo e me lo immagino spoglio, senza più decorazioni, vasi di fiori, animali di legno. Senza bambini, senza ciclisti in sosta. Ma resterebbe il torrente, la grande panca, la pace, gli uccellini. E in alcuni bambini resterà il ricordo da raccontare ai loro figli. E resterebbe l’amore per il territorio che li aiuterà a difenderlo e preservarlo».l © RIPRODUZIONE RISERVATA