Maxi sequestro da 36,5 milioni di euro tra rolex, immobili e società alla pseudo imprenditrice
Reggio Emilia: operazione della Guardia di finanza coordinata dalla procura reggiana. Il procuratore capo: «Alle sue spalle 35 anni ininterrotti di attività criminale»
Reggio Emilia Da un lato redditi dichiarati da poche migliaia di euro l'anno, spesso al di sotto del limite di sussistenza. Dall'altro ville, auto di lusso, orologi di pregio e gioielli. Sono i due volti della vita della sedicente imprenditrice di Reggio Emilia, Patrizia Gianferrari, a cui la Guardia di finanza ha sequestrato ieri un patrimonio di 36,5 milioni di euro costituito anche da società operanti nel commercio di materie plastiche e del ferro nonché nel settore immobiliare. Il provvedimento è stato eseguito dalle Fiamme gialle di Bologna supportate da quelle di Roma, Milano Firenze, Venezia, Verona, Ravenna, Padova, Treviso, Como, Novara, Lodi, Terni e Potenza. La misura cautelare è stata emessa dal Tribunale di Bologna sulla base delle indagini coordinate dalla Procura reggiana.
Si parla di una donna contraddistinta da pericolosità sociale ordinaria per attività che rientrano nella cosiddetta delinquenza economica, spiega la Guardia di finanza. Alle sue spalle «35 anni ininterrotti di attività criminali», sottolinea in conferenza stampa il procuratore capo di Reggio Emilia, Calogero Gaetano Paci. Nel tempo, non a caso, l'imprenditrice è stata condannata in via definita per molteplici reati in diverse zone d'Italia «Dal vecchio reato ormai depenalizzato dell'assegno a vuoto alla sistematica bancarotta fraudolenta di numerose società acquisite per essere spogliate dei loro beni - riferisce Pac i- o utilizzate per chiedere finanziamenti al sistema bancario, attraverso un sistematico uso di prestanome». Ma nell'elenco figurano anche truffe e intestastioni fittizie.
«Un percorso criminale assolutamente inequivoco», afferma il procuratore. Tanto che «non è stato possibile rinvenire alcun provento di natura lecita in relazione alle attività gestite da lei, dai familiari e dai prestanome», segnala il magistrato. Le ricchezze della donna, dunque, provenivano da quello che gli investigatori descrivono come un complesso di società, formalmente intestate a soggetti compiacenti ma di fatto gestite dall'imprenditrice e dai suoi due figli, strumentalmente utilizzate per ottenere finanziamenti bancari che poi venivano destinati esclusivamente alle esigenze personali della famiglia. Si tratta di prestiti «anche garantiti dallo Stato», rimarca Paci, aggiungendo che il meccanismo poteva contare su complici «verosimilmente anche inseriti all'interno del sistema bancario».
Del resto, i finanziamenti venivano attribuiti anche per attività «assolutamente inesistenti e prive di qualsiasi specificità», continua il procuratore, formalmente gestite da persone «che non hanno le competenze adeguate per amministrare alcun tipo di società». Tra i prestanome, poi, figurano anche «soggetti che addirittura godevano del Reddito di cittadinanza- aggiunge Paci- con macroscopiche violazioni normative, amministrative, tributrarie, fiscali e penali». Più che di un'imprenditrice ci si trova quindi di fronte ad una «pseudo imprenditrice», afferma il generale Giovanni Parascandolo, comandante della Guardia di finanza di Bologna, spiegando che l'attività di inchiesta è partita dal "lavoro quotidiano e costante" che le Fiamme gialle conducono sul territorio incrociando le informazioni disponibili nei database, monitorando i settori ad alto rischio e tenendo sotto controllo i soggetti con precedenti speficici: «Questa indagine esprime l'integrazione perfetta tra l'utilizzo delle banche dati, ormai imprenscidibili soprattutot nel settore economico-finanziario, con l'investigazione tradizionale e quindi riscontri sul territorio, pedinamenti e osservazioni».
Venendo al maxi-sequestro eseguito ieri, tra i presupposti del provvedimento c'è «un patrimonio risultato spropositato rispetto ai redditi dichiarati che sono assolutamente esigui», spiega il colonnello Giuseppe Nastasia, comandante del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza bolognese. Sotto sequestro, in particolare, sono finiti 38 immobili e terreni collocati nelle province di Reggio Emilia, Modena, Rimini, Milano, Lodi e Padova: spicca una villa di lusso con piscina sulla costa romagnola. Sequestrate anche cinque auto (Porsche, Range rover e Audi) e 19 orologi (Patek Philippe, Rolex, Omega, Cartier) anche d'oro. E ancora: 94 rapporti bancari attivi, 12 quote di partecipazione societarie e 147.200 euro in contanti. Il sequestro rappresenta «il primo step», ricorda Parascandolo, ora «seguirà tutto il percorso che speriamo porti alla confisca».