Gazzetta di Reggio

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L’indagine

Dichiarava entrate al limite dell’indigenza, ma conduceva una vita lussuosa. «Patrizia Gianferrari ha alle spalle 35 anni di illeciti»

Ambra Prati
Dichiarava entrate al limite dell’indigenza, ma conduceva una vita lussuosa. «Patrizia Gianferrari ha alle spalle 35 anni di illeciti»

Reggio Emilia, il ritratto della pseudo imprenditrice di Castellarano a cui è stato sequestrato un patrimonio da 35,6 milioni di euro. Il procuratore capo Calogero Paci: «Collusioni con la criminalità organizzata»

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Reggio Emilia Dichiarava delle entrate al limite dell’indigenza (ad esempio nel 2015 avrebbe percepito un reddito annuo da lavoro dipendente di 2.513 euro, per anni non ha presentato alcuna dichiarazione dei redditi), tanto che quanto dichiarava lei e i suoi figli «non avrebbe consentito neanche il normale sostentamento familiare». Eppure conduceva da sempre una vita lussuosa: 38 immobili e terreni nelle province di Reggio Emilia, Modena, Rimini, Milano, Lodi e Padova, una villa con piscina sulla costa romagnola, cinque auto (Porsche, Range Rover e Audi), 19 orologi anche d’oro (Patek Philippe, Rolex, Omega, Cartier), gioielli, 94 rapporti bancari attivi, 12 quote di partecipazione societarie e 147mila euro in contanti. È il ritratto di Patrizia Gianferrari – la «pseudo imprenditrice» 69enne originaria di Sassuolo e residente a Castellarano – alla quale il Gico della Guardia di Finanza di Bologna ha sequestrato un patrimonio di 36,5 milioni di euro, formato anche da società operanti nel commercio di materie plastiche e del ferro nonché del settore immobiliare (Sc Company Srl, Trading Group Srl, Mercurio Sistemi e Servizi Srl, Immobiliare San Marco Srl, KF Srl, Immobiliare La Fenice Srl, Immobiliare Le Corti Srl). Per eseguire il provvedimento i finanzieri hanno agito ovunque la donna avesse proprietà: Roma, Milano, Firenze, Venezia, Verona, Ravenna, Padova, Treviso, Como, Novara, Lodi, Terni e Potenza. 

La misura cautelare patrimoniale finalizzata alla confisca è stata emessa dal Tribunale di Bologna sulla base delle richieste della Procura di Reggio. Ad occuparsene è stato lo stesso procuratore Calogero Gaetano Paci, che ha insistito sulla «pericolosità sociale» della donna, nota fin dal 1990. Si fingeva imprenditrice, ma in realtà era una truffatrice seriale. E scorrendo la sua fedina penale – lunga cinquanta pagine – viene davvero da chiedersi perché non sia stata fermata prima; il problema è che i sequestri che si sono succeduti fin dal 2017 hanno dato vita a un contenzioso legale, fatto di ricorsi e controricorsi, sbrogliati dalla caparbietà del procuratore Paci e dai colleghi di Bologna.

C’è davvero di tutto, nel curriculum di Gianferrari: si va da assegni a vuoto, bancarotta fraudolenta, distrazione di 259 bovini, associazione a delinquere e truffa, evasione (siamo nel 1990) all’appropriazione indebita del 1998, quando a Ozzano dell’Emilia la donna si impossessa di un dipinto del Seicento e di candelieri di bronzo. Il processo verrà archiviato, ma undici anni dopo il dipinto verrà ritrovato nell’appartamento del convivente di Gianferrari. Sempre nel 1998 viene denunciata per estorsione e minaccia aggravata dall’uso della violenza e di una pistola; e ancora falsità in testamento olografo e truffa ai danni ad un antiquario modenese, dal quale comprò cinque quadri per un valore di 120 milioni pagando con assegni ovviamente farlocchi. Nel 2010 Gianferrari è stata denunciata da una donna di Castellarano: la “professionista della truffa” l’aveva accusata di averla investita, chiedendole un risarcimento di 4.900 euro pari al valore dell’orologio che indossava e che diceva essersi danneggiato, riuscendo a farsi consegnare in contanti 3.200 euro. Non ingannino, tuttavia, questi raggiri di piccolo cabotaggio. Secondo gli inquirenti l’indagata era specializzata nelle società acquisite per essere spogliate, usate per chiedere prestiti alle banche «tramite prestanome e complicità» o ancora fatture false ed evasione, con distruzione della contabilità: frodi carosello a livello ben più elevato. Per il giudice della Sezione misure di prevenzione di Bologna, Pasquale Liccardo, che ha disposto il sequestro di tutti i beni diretti e indiretti in base al Codice Antimafia, «la cifra dell’attività di Gianferrari è l’azione penalmente illecita, tramite la quale è riuscita a dominare il mercato» e «a costruirsi un ingente patrimonio». Alle sue spalle «35 anni ininterrotti di attività criminali», ha sottolineato il procuratore capo Paci – Un percorso criminale assolutamente inequivoco», tanto che «non è stato possibile rinvenire alcun provento di natura lecita». Paci ha rimarcato che il meccanismo poteva contare su complici «verosimilmente anche inseriti all’interno del sistema bancario». Secondo Paci «con fare estremamente spregiudicato» l’indagata «non ha esitato ad avvalersi anche di complicità, connivenze e collusioni con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata. È emerso il suo coinvolgimento in indagini che riguardano il clan Di Lauro di Napoli e uno strettissimo collegamento con Massimo Ciancimino». Un caso, per il procuratore Paci, senza precedenti: «A mia memoria costituisce un unicum davvero eclatante e originale della capacità di conseguire illecitamente continui rimpinguamenti finanziari da parte del sistema bancario», creando «un danno enorme al sistema economico dell’Emilia-Romagna». l © RIPRODUZIONE RISERVATA