Educazione sessuale a scuola, Nondasola: «No al "filtro" delle famiglie»
L’associazione che gestisce il centro antiviolenza di Reggio Emilia si dichiara contro l’accelerazione del governo al decreto Valditara
Reggio Emilia Nondasola, associazione che gestisce il centro antiviolenza di Reggio Emilia, denuncia con preoccupazione la forte accelerazione data dal governo all’iter di approvazione del disegno legge "Valditara" - e delle proposte abbinate - che richiederebbe il consenso informato preventivo delle famiglie per svolgere nelle scuole attività curricolari ed extracurricolari legate alla sessualità. Uno sprint messo in atto, evidenziano dalla onlus, «sostituendo le audizioni parlamentari con solo la deposizione di "memorie scritte" da presentare entro il 5 agosto, tagliando quindi fuori diversi soggetti esperti (per esempio Save the Children) e associazioni la cui competenza ed esperienza non interessa a chi ha già le idee piuttosto chiare sul dovere della scuola di limitarsi prioritariamente all’insegnamento».
Nondasola, insieme alla rete nazionale D.i.Re di cui fa parte, ribadisce che l’educazione sessuale e affettiva è fondamentale per prevenire la violenza maschile contro le donne e riconoscere quella assistita. Inoltre, evidenzia, «secondo le raccomandazioni dell’Unesco e dell’Oms, un’educazione sessuale scientificamente fondata, inclusiva, accessibile e commisurata all’età è essenziale per promuovere la salute, prevenire discriminazioni e contrastare la violenza di genere». Anche la Convenzione di Istanbul, ricorda l’associazione, invita gli Stati a intraprendere tutte le azioni necessarie per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado materiali didattici su temi quali, tra gli altri, la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati e la violenza contro le donne basata sul genere. «Di tutto questo l’intenzione legislativa del governo sembra non tenerne minimamente conto», contesta Nondasola, «e sembra, ancora più irresponsabilmente, occultare e negare due aspetti di cui, come centro antiviolenza, facciamo quotidiana esperienza».
«Davvero - domanda - il primato educativo della famiglia vale anche per i contesti dove i figli sono esposti alla violenza assistita (stimati in circa 5 milioni)? Quali modelli relazionali, emotivi, sessuo-affettivi possono apprendere laddove prevalgono controllo, sopraffazione, senso di proprietà, paura?» sottolinea Nondasola, criticando la visione dell’attuale governo, che assegnerebbe in via esclusiva alla famiglia la responsabilità educativa, ignorando che spesso proprio in ambito familiare si consumano violenze o si perpetuano modelli relazionali dannosi. «E, in contesti familiari sani, davvero pensiamo che temi così complessi e delicati possano essere confinati a un perimetro così "ristretto" quando la maggioranza degli oltre 23mila ragazzi che abbiamo incontrato hanno espresso difficoltà, ritrosia, imbarazzo a discutere e porre domande agli adulti della famiglia?». E ancora: «Le inchieste ci raccontano come madri e padri siano spesso sprovveduti, non attrezzati o spaventati a fronte di una pornificazione della cultura a cui sono esposti i loro figli e le loro figlie (cultura moltiplicata dall’uso compulsivo dei social e di internet, dove le rappresentazioni tendono a normalizzare anche la violenza estrema). Quali sono i genitori capaci di frenare con i propri soli mezzi questa valanga?».
Nondasola denuncia quindi un clima - che definisce ideologico e anacronistico - nel quale viene delegittimato il ruolo educativo della scuola e della società civile, impedendo un lavoro di prevenzione che potrebbe davvero contrastare l’origine culturale della violenza. «Non possiamo essere ciechi perché altrimenti continueremo a stupirci, addolorarci e arrabbiarci per le donne, anche giovanissime, uccise dai partner, per gli stupri (magari di gruppo, anche da parte di figli di famiglie specchiate) senza capire che qualcosa da subito si può fare, al di là di pacchetti di norme sulla sicurezza e sull’inasprimento delle pene. Non staremo in silenzio di fronte a questo attacco grave e vogliamo avere fiducia che sul nostro territorio non saremo sole in questa battaglia», conclude Nondasola.