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Cataste di legna e persino una barca tra i piloni del ponte del Po a Boretto

Mauro Pinotti
Cataste di legna e persino una barca tra i piloni del ponte del Po a Boretto

La preoccupazione dei residenti: «Si sta creando una diga, è pericoloso»

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Boretto Cataste di legna sui piloni del ponte Boretto- Viadana. A chi tocca provvedere? Con il livello del Po abbassato, l’ammasso emerge in tutta la sua imponenza, rivelando persino una barca incastrata tra i tronchi, segno evidente della forza con cui la piena primaverile ha trascinato materiali lungo il corso d’acqua. Il problema è tutt’altro che estetico. La catasta, oltre a esercitare pressione sul pilone del ponte, rischia di trasformarsi in un tappo pericoloso in caso di nuove piene. Se la corrente dovesse staccarla, il materiale potrebbe essere trascinato a valle, con conseguenze potenzialmente gravi per altre infrastrutture che si trovano sulla sponda reggiana tra Brescello e Luzzara e come pontili, imbarcaderi ecc.

La scena, quasi surreale, è visibile anche dai passeggeri della motonave "Stradivari" guidata dal capitano Giuliano Landini che accompagna i visitatori in navigazione lungo il Po e che, al momento, a causa della secca al porto di Boretto si trova sulla sponda viadanese. Quella che dovrebbe essere una traversata rilassante si trasforma in un momento di riflessione: un’isola di legna e rami che preme contro la struttura del ponte, minacciando stabilità e sicurezza. A maggio, dopo il passaggio della piena, il capitano Landini ha documentato la situazione con fotografie che sta per inviare all’Aipo (Agenzia Interregionale per il fiume Po), l’unico ente autorizzato a intervenire. I Comuni rivieraschi reggiani, collaborano con Aipo nell’ambito del progetto di estensione della riserva Unesco "Po Grande", che include anche questo tratto del fiume.

Va ricordato che la rimozione dei detriti può essere effettuata solo dagli organi competenti. Qualsiasi intervento non autorizzato comporterebbe responsabilità penali, motivo per cui gli amministratori locali e gli appassionati del fiume chiedono che si agisca prima dell’autunno, quando potrebbe arrivare una delle due piene annuali visti i cambiamenti climatici in atto. «Questa inerzia da parte degli enti competenti sta creando una vera e propria diga naturale - scrive alla Gazzetta Viviana Bologni - In caso di forti piogge, il rischio di un’esondazione è altissimo, mettendo a repentaglio le abitazioni e le infrastrutture vicine al fiume. È una situazione che non può più essere ignorata, specialmente in un periodo in cui gli eventi meteorologici estremi sono sempre più frequenti».