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Nome falso e accento calabrese per sventare la truffa del falso carabiniere: «Sono stato al gioco e li ho scoperti»

Mattia Amaduzzi
Nome falso e accento calabrese per sventare la truffa del falso carabiniere: «Sono stato al gioco e li ho scoperti»

Un 46enne reggiano, dopo aver ricevuto un sms con un tentativo di raggiro, ha deciso di richiamare il numero per capire come operano i malintenzionati

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Reggio Emilia Un sms all’apparenza innocuo, un numero italiano e un avviso allarmante: “Distinta eseguita di 7.800 euro. Se non è stata richiesta da lei, contatti subito il 350 8667521”. È così che, nei giorni scorsi, è iniziato il tentativo di raggiro ai danni di un cittadino reggiano di 46 anni, che però non si è lasciato ingannare e ha trasformato l’episodio in un vero e proprio caso da manuale sulle truffe telefoniche. L’uomo, già consapevole di questo genere di stratagemmi, ha deciso di richiamare il numero indicato per capire come operano i malintenzionati.

«Dall’altra parte ho sentito una voce registrata che mi ha invitato a restare in attesa, finché la linea è caduta - racconta -. Poco dopo, sono stato ricontattato dallo stesso numero. A parlare è un sedicente "Marco Colucci", con accento campano, che annunciava un presunto tentativo di addebito fraudolento di 7.800 euro e mi ha chiesto subito il nome della banca di riferimento». L’uomo, per mettere alla prova il truffatore, ha deciso di fornire informazioni inventate: «Gli ho detto che il conto era all’Unicredit. Ma il finto operatore è riuscito comunque a risalire al mio vero nome, segno che parte dei dati personali erano già in loro possesso. Allora gli dico che ha sbagliato persona e che io in realtà mi chiamo Leandro Rigapollo».

Il racconto si fa surreale quando il sedicente Colucci annuncia che la vittima sarà contattata da un "maresciallo dei carabinieri di Catanzaro" per collaborare a un’operazione segreta contro personale bancario corrotto. Pochi minuti dopo, infatti, il telefono squilla: sul display compare il numero reale del comando provinciale dei carabinieri di Catanzaro (0961 705000): «In realtà si tratta di spoofing, la tecnica che maschera il numero del chiamante per farlo sembrare affidabile - spiega il 46enne reggiano -. Ho finto anch’io di essere di Catanzaro, arrivando a imitare l’accento calabrese».

Il "maresciallo", anch’egli con accento campano, spiega che l’uomo sta per diventare un collaboratore sotto copertura. L’operazione sarebbe "delicatissima", vietato parlarne con chiunque, e già in corso in altre città italiane. Per "incastrare" i presunti truffatori in filiale, la vittima dovrebbe recarsi in banca e disporre un bonifico urgente verso un conto intestato a "Giovanni Pio Buonanno", mantenendo la linea telefonica aperta e fingendo che tutto sia normale. «A quel punto, però, mi ero stufato e ho deciso di chiudere il siparietto. Ho rivelato al falso maresciallo di aver riconosciuto il raggiro e di voler segnalare tutto alle autorità. Come risposta ho ricevuto diversi insulti prima che chiudessero la telefonata».

Ma perché è voluto andare a fondo a questa truffa? «Io me ne intendo molto di queste cose, ma se fosse accaduto a una persona anziana l’esito poteva essere differente. Già in passato avevano provato altre truffe nei miei confronti e anche di mia madre. Ho segnalato tutto alla polizia postale, sia i numeri di telefono che mi hanno contattato sia i nomi che hanno usato. Bisogna stare molto attenti, perché i truffatori sono molto convincenti e usano citazioni reali».