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West Nile, i casi sono in calo: «Ma non bisogna abbassare la guardia»

Serena Arbizzi
West Nile, i casi sono in calo: «Ma non bisogna abbassare la guardia»

Il punto con il dottor Mattia Calzolari, dirigente biologo al Laboratorio Entomologia Sanitaria dell’Istituto.

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Reggio Emilia Oltre 180mila zanzare passate "ai raggi x", suddivise in 1.200 gruppi con al massimo 200 esemplari ciascuno. Sono alcuni dei dati che rendono l’idea della mole di lavoro dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna "Ubertini". L’Istituto veterinario realizza analisi ufficiali che sono punto di riferimento imprescindibile, ad esempio, nella lotta alla West Nile. L’attività è svolta sia per il pubblico, l’Ausl e la Regione, sia per i privati. A Reggio Emilia si occupa sia di sorveglianza per quanto riguarda la West Nile, ma anche di sorveglianza zanzare invasive o intorno ai casi importati di malattie esotiche, di identificazione di insetti potenzialmente pericolosi. Ne parliamo con il dottor Mattia Calzolari, dirigente biologo al Laboratorio Entomologia Sanitaria dell’Istituto.

Dottor Calzolari, quali sono gli strumenti messi in campo nella lotta alla West Nile?

«L’attività di sorveglianza sulla West Nile è la principale d’estate e prevede l’integrazione di sorveglianza entomologica, veterinaria e medica. Per la sorveglianza entomologica, in Emilia-Romagna sono state posizionate 98 trappole attrattive per le zanzare, oggetto di campionamento una volta ogni due settimane. Tutte le zanzare sono conferite da noi a Reggio Emilia e le raggruppiamo a livello di specie per testarle rispetto al virus della West Nile. Attività il cui obiettivo è valutare il più precocemente possibile l’inizio della diffusione della malattia a livello provinciale. La circolazione del virus fa scattare le azioni previste dal Piano regionale di Sorveglianza e Controllo delle Arbovirosi, come lo screening sulle donazioni di sangue e le disinfestazioni che possono essere attivate dai comuni nelle aree con manifestazioni serali all’aperto con oltre 200 persone».

Cos’avviene una volta effettuato il campionamento?

«Analizziamo soprattutto le zanzare Culex pipiens, tanto per intenderci, quelle più fastidiose che ci ronzano intorno mentre siamo intenti nelle attività quotidiane. Le testiamo perché trasmettono il virus che circola tra le zanzare, ma anche tra gli uccelli. L’uomo non è un serbatoio del virus e solo casualmente può essere infettato. La zanzara non contrae il virus nemmeno se punge un essere umano positivo. Lo contrae, invece, tramite i volatili, che sono serbatoi veri e propri, di molte specie. E non è come la zanzara tigre, limitare questa zanzara è più complesso soprattutto fuori dalle città, dove è più diffusa».

Quali suggerimenti pratici per limitare la circolazione di questo tipo della Culex pipiens, vettore della West Nile?

«La Culex pipiens condivide gli stessi focolai della zanzara tigre in ambiente urbano. Se ci sono sottovasi si devono limitare le raccolte d’acqua e si devono eliminare quando si può e trattarle se non rimovibili. Questo tipo di zanzare può vivere anche nei tombini. Al di fuori dell’ambiente urbano si annida nei fossi, nei canali, dovunque ci siano acque stagnanti. Negli ambienti agricoli è più difficilmente controllabile, perché i focolai sono dispersi e abbondanti. Una buona pratica da adottare sarebbe la lotta larvicida per diminuire la densità delle zanzare: gli adulticidi possono avere una durata temporanea, ma le larve nell’acqua sopravvivono e quando nascono ripropongono il problema. E gli adulticidi possono dare fenomeni di resistenza. Sapendo che il virus circola, inoltre, bisogna proteggersi e usare i repellenti. Avere cura di indossare abiti con maniche e pantaloni lunghi anche se scomodi. Oltre alle zanzare, all’Istituto testiamo uccelli selvatici, soprattutto quelli che arrivano come recupero della fauna selvatica. La sorveglianza prevede anche test sugli uccelli e la segnalazione dei casi umani».

Qual è il flusso di zanzare analizzate a Reggio Emilia?

«Dipende da stagione a stagione. Un aspetto interessante è che non sono le stagioni con più alta densità di zanzare quelle in cui circola la West Nile. Quest’anno, finora, abbiamo raccolto intorno ai 180mila esemplari, suddivise in 1.200 pool, cioè gruppi, con al massimo 200 esemplari per ogni gruppo».

E la circolazione del virus?

«Quest’anno la circolazione è stata rilevata in tutte le province dell’Emilia-Romagna a esclusione di Rimini: anche a Reggio Emilia ci sono pool positivi in diversi siti fra quelli campionati, ma niente allarmismo, è normale che in questa stagione succeda. Anzi, quest’anno i casi riscontrati sugli esseri umani sono inferiori rispetto alla scorsa stagione nello stesso periodo. Le trappole sono presenti soprattutto in pianura. Tra Reggio Emilia e provincia ne abbiamo 9. Il caso umano in cui si è presentata la malattia neuroinvasiva (con i malati che vengono ospedalizzati) più vicino a noi è stato in provincia di Modena a inizio stagione. Occorre, tuttavia, essere cauti e continuare a proteggersi, perché il picco stagionale è previsto a metà agosto. Il bollettino nazionale dell’Istituto superiore della sanità parla di 5 casi in regione, di cui 2 neuroinvasivi, gli altri 3 donatori non sintomatici». 

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