La figlia dell’ex docente Unimore trovato morto aveva creduto a un malore, ieri ha scoperto dal web della cinghia al collo
L’annuncio della Procura di Modena è arrivato solo ieri ma il corpo senza vita di Raffaele Marangio era stato trovato lo scorso 26 luglio
«Ho piena fiducia nelle indagini della Procura di Modena. La speranza è che si possa fare luce su quanto successo per riportare il corpo di mio padre a casa il prima possibile».
C’è fiducia, oltre che profondo dolore, nella parole di Marzia, figlia di Raffaele Marangio, lo psicologo trovato morto nella sua abitazione in via Stuffler.
C’è fiducia, ma anche una certa dose di stupore. Stando a quanto riferito da persone a lei vicine, infatti, avrebbe saputo solo ieri, sugli articoli online diffusi dalla stampa, i dettagli della morte di suo padre.
Era stata proprio la figlia, che vive a Roma, a lanciare l’allarme. Il padre non rispondeva da ore, forse giorni: ha quindi contattato gli amici, anche loro senza notizie. Così è scattato l’allarme. La polizia ha fatto irruzione all’interno dell’appartamento, rinvenendo il corpo del 78enne.
La tragica notizia le è stata comunicata dagli agenti nel primo pomeriggio.
Da Roma giunge a Modena la mattina del 27 luglio, giorno successivo al ritrovamento del cadavere.
Arrivata in città parla con la Procura, le viene detto che il corpo del padre si trova all’Istituto di medicina legale, a disposizione dell’autorità giudiziaria per eseguire le indagini.
Nessun riferimento, però, le sarebbe stato comunicato su come è stato ritrovato il corpo.
Il primo pensiero, suo e dei tanti amici e colleghi, che hanno appreso ieri i dettagli, è quello di un malore. Un’ipotesi condivisa da tutti, considerato anche che Marangio era già stato colpito da un ictus nel 2018, che gli aveva causato alcuni danni fisici.
La figlia, dopo il colloquio con la Procura di Modena, fa quindi ritorno a Roma, in attesa del via libera per il trasporto della salma nella capitale, dove sarà celebrato il funerale.
Funerale, però, che dovrà attendere.
Il tempo passa, e da Modena nessuna notizia, se non quella della morte che circola sui social attraverso messaggi da parte di Aspic Emilia.
Il comunicato di ieri della Procura rompe il silenzio dopo diciotto giorni e rende chiaro il motivo di tanta attesa: il cadavere di Raffaele Marangio è stato ritrovato sdraiato a terra, sul pavimento di casa e con una cinghia al collo.
La notizia corre sul web, raggiunge amici e conoscenti. E ovviamente anche la figlia, che viene a conoscenza così dei contorni di un vero giallo.
Resta l’incredulità per chi attendeva di celebrare le esequie del padre, e non certo di ricevere una notizia così sconcertante.
Provata, nel dolore più profondo, la figlia esprime comunque fiducia nelle indagini, e il desiderio di avere al più presto a Roma il corpo del padre, che peraltro voleva trasferirsi proprio nella capitale per stare accanto a lei e al nipote.
