A Luzzara la scuola che addestra i cani da soccorso della Croce Rossa
Parla Marco Pirondi responsabile del gruppo: «Teniamo corsi gratuiti peri i cittadini con lezioni di educazione per i cuccioli e anche cani adulti»
Luzzara Il parco Lorenzini rappresenta un fiore all’occhiello nella formazione delle unità cinofile della Croce Rossa italiana. Non solo provinciale, ma addirittura regionale, se non nazionale, visto che in occasione di speciali sessioni formative arrivano qui a Luzzara unità specializzate nei soccorsi con l’impiego dei cani un po’ da tutta Italia. A definirlo «un vero e proprio fiore all’occhiello» ci pensa Marco Pirondi, responsabile provinciale del gruppo di unità cinofile di soccorso della Croce Rossa, nonché referente regionale Cri e istruttore della medesima specializzazione. Ha alle spalle 25 anni di servizio e con il suo cane Chica è in prima linea.
Perché è importante la recente sottoscrizione dell’accordo con il Comune per la gestione del parco?
«Ha perfezionato una convenzione nata dieci anni fa. Con l’allora sindaco Andrea Costa ci fu offerta la gestione dell’area, potevamo impiegarne gli spazi per la formazione, in cambio della cura ordinaria del verde, e potendo realizzare eventi informativi sul benessere animale anche per i cittadini, come, di fatto, ora avviene ormai da tempo. Fu una grande occasione che siamo riusciti, negli anni, a fare fruttare con una crescita esponenziale. Campi di addestramento come a Luzzara la Croce Rossa Italiana nella nostra regione ne ha in tutto quattro: questo, uno a Bologna, uno a Piacenza e uno a Forlì. Luzzara ora è un fiore all’occhiello».
Che attività svolgete al parco Lorenzini?
«Qui c’è il campo base per la formazione delle unità cinofile di soccorso, partendo da chi è alle prime armi. Ma il campo è utilizzato anche da gruppi Cri di altre province e regioni per i momenti comuni di formazione. Poi, in collaborazione con il veterinario Lorenzo Gorni, teniamo corsi gratuiti per i cittadini: lezioni di educazione per i cuccioli ma anche per i cani adulti. Spieghiamo come condurli e come curarsi del loro benessere. Ne organizzeremo di nuovi per la prossima primavera».
Qual è la realtà delle unità cinofile di soccorso nella nostra provincia?
«Una realtà importante. A Reggio Emilia c’è il numero più elevato di cani operativi su ricerca della Regione. Sono 12 unità, tra il gruppo Cri di Guastalla, quello di Albinea e i Lupi dell’Appennino reggiano. Operiamo su tutta la provincia dove ci sia bisogno di noi».
Come si può entrare nel vostro gruppo?
«Chiunque può farlo. Ma c’è un percorso di preparazione preciso con esami ogni anno e la formazione non finisce mai. Considerando anche l’età media di un cane, la formazione ogni volta riprende con l’arrivo di quello successivo».
Qual è il percorso?
«Bisogna già essere socio sostenitore Cri, poi affrontare i corsi Open di Protezione civile e di sicurezza, di primo e secondo livello. Fatto questo, con o senza cane, proseguire con il corso per operatore base e conseguire il brevetto. Da questo momento si può partire con il cane, che deve avere almeno 60 giorni ed essere entro il quarto anno di età. Con lui si dovrà sostenere i corsi di specializzazione. Ce ne sono tre: ricerche sotto le macerie, in superficie oppure il sociale, quest’ultimo su diversi livelli a seconda che si voglia essere abilitati a partecipare a manifestazioni, manifestazioni con esibizioni sul campo, o svolgere attività nelle scuole, dove facciamo un grande lavoro di educazione civica e avvicinamento agli animali, e nelle strutture sociosanitarie, come quelle per gli anziani. Infine ci sono gli esami, sia pratici che teorici, per il conduttore e per il cane di cui viene testata l’abilità ma anche la socievolezza».
Qual è la cosa più importante nel rapporto tra conduttore e cane?
«Senz’altro la gestione coerente dell’animale che fondi un rapporto insindacabile. In una situazione di pericolo, se il cane è troppo attivo e io lo richiamo, lui deve tornare. Parte tutto da lì».
