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Il caso

Cutro è stata commissariata. L’ex sindaco Antonio Ceraso: «Pago la mia lotta per la legalità»

Serena Arbizzi
Cutro è stata commissariata. L’ex sindaco Antonio Ceraso: «Pago la mia lotta per la legalità»

Il primo cittadino “defenestrato” dalla pioggia di dimissioni di nove consiglieri. E l’attacco: «Reggio Emilia ha rifiutato di ospitare il premio intitolato a Diego Tajani»

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Reggio Emilia «Pago il prezzo di avere difeso la legalità a tutto tondo: significa lottare contro la ’ndrangheta, ma anche combattere 4 milioni di evasione fiscale, ad esempio. Le cartelle esattoriali della Tari erano ferme al 2021. Non accetto compromessi e se qualcuno pensava di poter essere esente dalle regole perché vicino a me si sbagliava di grosso». Più che un sassolino, si toglie una “diga”, dalla scarpa quello che da pochissimo è l’ex sindaco di Cutro, Antonio Ceraso. Fa scalpore anche a Reggio Emilia il caso politico che ha travolto la giunta cutrese e portato al commissariamento del Comune con l’arrivo del viceprefetto aggiunto Zaccaria Sica.

La pioggia di dimissioni di 9 consiglieri comunali su 16, tutti eletti da unica lista, ha fatto sì che il numero scendesse al di sotto della soglia minima per il regolare funzionamento e, di conseguenza, il Consiglio comunale è stato sciolto. Ceraso era intervenuto, nelle scorse settimane, contro la proposta dell’ex prefetta Antonella De Miro, di cambiare l’intitolazione di viale Città di Cutro.

«Sono stato defenestrato dai “miei” dopo due anni e mezzo di mandato: non ho accettato compromessi e non mi sono piegato a nessuno, con il faro della legalità sempre acceso- denuncia Cerasa -. Ho fatto un concorso per i vigili e, guarda caso, di Cutro non c’era nessuno. Tutelare la legalità significa costituirsi parte civile contro i clan, i Grande Aracri, Ciampà. Ho fatto una manifestazione contro la ’ndrangheta al fianco degli imprenditori che hanno denunciato il racket. Lo avevo messo in conto già all’inizio: se qualcuno pensava che le regole valessero solo per gli altri e non per lui perché mi stava vicino sbagliava tutto. I tributi li devono pagare tutti, non può essere che in così tanti non paghino. Sarebbe bastato dire qualche “nì” e non sarei a questo punto, ma io sono dalla parte della gente perbene».

Perché, dunque, si sono dimessi 9 consiglieri? «C’è chi avrebbe voluto assessorati, poi c’è la campagna acquisti per le Regionali. Alcuni sono stati gabbati perché pensavano si votasse in ottobre anche per le amministrative, ma non sarà così: si voterà a maggio, così la gente avrà modo di apprezzare tutte le opere cantierizzate cui abbiamo dato impulso, tra queste il depuratore, una grossa novità per Cutro. Il giorno di Ferragosto, poi, il paese è stato pulito, come abbiamo avuto cura di fare per tutte le feste. Poi, ripeto, la lotta contro la legalità è contro la ’ndrangheta, ma anche contro l’evasione fiscale». C’è spazio anche per tanta amarezza in questo bilancio a caldo a fine anticipata del mandato. «L’unica città al mondo che non ci ha espresso solidarietà per il naufragio di Steccato di Cutro è stata Reggio Emilia: mi hanno contattato tutti, dal presidente della Repubblica a papa Francesco. Poi, io sono a favore delle interdittive, non mi stancherò mai di ripeterlo, e plaudo alle attività di forze dell’ordine e prefetto. Ma non si può affermare che il nome di viale Città di Cutro si debba sostituire. Piuttosto, intitoliamone una a Diego Tajani: al proposito, a Reggio Emilia non lo hanno voluto il premio itinerante Tajani, nel maggio scorso. Lo abbiamo dovuto organizzare a Bologna. E dire che abbiamo registrato la presenza di Gratteri e delle massime autorità. Eppure a Reggio Emilia non lo abbiamo potuto fare».