Gli 80 anni del consiglio comunale: così Reggio rialzò la testa nel 1945
Tutto è pronto per la “festa”, in programma il 23 settembre, a partire dal volume che ripercorre tutta la storia post-bellica della vita in Sala del Tricolore dai giorni immediatamente successivi la Liberazione
Reggio Emilia compirà 80 anni tra un mese.
Tutto è pronto per la “festa”, in programma proprio il 23 settembre, a partire dal volume (aggiornato da Istoreco, che ha curato anche le precedenti edizioni) che ripercorre tutta la storia post-bellica della vita in Sala del Tricolore dai giorni immediatamente successivi la Liberazione fino a quelli che hanno visto insediarsi, nel giugno dello scorso anno, il nuovo consiglio comunale nato dalle elezioni in cui il medico Marco Massari ha raccolto il testimone lasciatogli da Luca Vecchi, per diventare così il primo sindaco civico della storia di Reggio Emilia.
Certo, la storia recentissima, quantomeno sul versante politico e degli accadimenti, imporrà alla prossima edizione di questo annuario un ulteriore aggiornamento. Ma l’ottantesimo compleanno del Consiglio comunale rende inevitabile uno sguardo a quello che fu, proprio 80 anni fa, il primo consiglio comunale di Reggio, dopo la Liberazione. E inevitabile è anche l’emozione che si prova di fronte alla storia di donne e uomini che avevano appena contribuito ad archiviare una pagina buia della storia e si apprestavano a scriverne, insieme, una nuova.
Le forze in campo
Ma chi erano quegli uomini e quelle donne si riunirono per la prima volta il 23 settembre 1945? Nominati dal prefetto Vittorio Pellizzi – membro del Partito d’Azione e chiamato anch’egli a prendere il posto ai funzionari di nomina fascista decaduti con la Liberazione – il sindaco e i 33 consiglieri comunali sono figli di una stagione che non ha più avuto eguali nei successivi ottant’anni. Nell’ipotetico emiciclo di Sala del Tricolore sono in tutto sei le forze politiche e sociali che saranno rappresentate: le più numerose, esprimeranno sette consiglieri ciascuna, sono il Psi e il Partito d’azione, seguiti da Dc e Pci con 6 eletti ciascuno, quindi saranno 4 i consiglieri indicati dall’Anpi e 3 i rappresentanti della Camera confederale del Lavoro.
Le prime donne
Angiolina Bellentani (Psi), Lina Cecchini (Dc), Leocadia Dalzini (Partito d’Azione), Ilva Ferraboschi e Maria Tagliavini (Pci) saranno invece le prime cinque donne a sedere in Consiglio comunale.
Nel 1946, quando Campioli e il resto del Consiglio riceveranno – attraverso libere elezioni – la prima investitura popolare si aggiungerà a loro una giovanissima Nilde Iotti che poi sarà chiamata a far parte dell’Assemblea Costituente, e quindi, nelle file del Pci verrà poi eletta in Parlamento e diventerà la prima donna presidente della Camera dei deputati. Ma anche per lei, tutto era cominciato in Sala Tricolore.
Il primo sindaco
Il primo sindaco della Reggio Emilia che usciva dalla dittatura del fascismo, il Pci e le altre forze che liberarono in Paese lo andarono a prendere tra gli imprenditori.
Imprenditore e antifascista, Cesare Campioli (1902-1971) ha vissuto in esilio a Parigi gli anni della dittatura fascista, per poi tornare a Reggio nel 1943 e guidare la Resistenza – nome di battaglia, Marzi – dalla sua casa a Cavazzoli, dove nei casolari sparsi per la campagna si nascondevano munizioni e rifornimenti fondamentali per la lotta partigiana che. Eletto nel 1946, Campioli restò sindaco fino al 1962 quando tornò alla sua attività di imprenditore: è in quegli anni che, assieme al fratello Emore fonda la Omso, acronimo che sta per Officina meccanica stampa su oggetti.
Reggiane in fiamme
Sui banchi del primo consiglio comunale non siedono soltanto gli imprenditori. Anzi: proprio dagli operai delle Reggiane il Pci e gli altri partiti pescano per individuare chi dovrà risollevare una città messa in ginocchio dalla guerra. E dalle Officine Reggiane ancora in fiamme dopo i bombardamenti alleati, arrivano diversi consiglieri comunali come Napoleone Azzolini e Arrigo Nizzoli.
I primi giganti
Invero, quella di Nilde Iotti (che pure subentrerà in Sala del Tricolore solo dopo le elezioni del 1946) non è l’unica parabola storica e politica.
In particolare, tra i consiglieri comunali che il 23 settembre di 80 anni fa parteciparono alla prima seduta, tre nomi spiccano più degli altri.
Il primo, nelle file della Dc è quello di Ermanno Dossetti, partigiano, fratello di Giuseppe, prima padre costituente e poi protagonista – dopo aver lasciato la politica e aver indossato la tonaca del religioso – del Concilio Vaticano II. Nel dopoguerra Ermanno Dossetti sarà eletto a sua volta in Parlamento e, a Reggio, sarà tra i fondatori dell’Opera Pia Orfanotrofi.
Suo figlio, don Giuseppe Dossetti Jr. è oggi una delle figure più autorevoli della chiesa reggiana ed è parroco di San Pellegrino, dove durante la Resistenza si riuniva clandestinamente il Cln, sotto la guida di un altro sacerdote antifascista come monsignor Prospero Simonelli. E proprio con Simonelli si scontrava, nei dibattiti interni al Cln che si riuniva nelle canoniche delle chiese cittadine (San Francesco, ma anche, appunto, San Pellegrino), un altro esponente illustre del primo consiglio comunale reggiano, il socialista Alberto Simonini che poi sarà parlamentare per tre legislature e due volte ministro sotto i governi De Gasperi e Fanfani.
I motivi dello scontro nelle riunioni del Cln? Abbastanza clamorosi: Simonini – a differenza di Campioli, Pellizzi e don Simonelli – era contrario al ricorso alle armi.
Il debutto di Sirio
Nel nuovo consiglio che si riunisce il 23 settembre 1945 tre sono i rappresentanti della Camera confederale del lavoro e quattro sono i rappresentanti indicati dall’Anpi.
E tra questi, spicca il nome del partigiano Sirio, al secolo Paride Allegri (1920-2012), comandante della 76esima Brigata Sap che negli anni del Dopoguerra diventerà figura di assoluto riferimento dell’ambientalismo reggiano e non solo. Nel 1985, quarant’anni dopo la sua prima apparizione, Paride Allegri tornerà in Sala del Tricolore come consigliere comunale eletto nelle file dei Verdi.
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