Picchiano un senzatetto per 10 euro, poi arraffano una bicicletta: subito liberi dopo l’arresto
Reggio Emilia: i due episodi violenti in zona stazione mercoledì compiuti assieme a dei complici. Il pm aveva chiesto che restassero in carcere, per il gup non ci sono le prove
Reggio Emilia Martedì scorso avevano svegliato di soprassalto a suon di botte e rapinato un senzatetto, per poi accerchiare, minacciare con un coltello e rapinare un giovane di una bicicletta. Due egiziani, Amin Mohamed Rouhy Mohamed Abdelsalam 27 anni e Mohamed Abdelazim Salem Zeyad Elbanna, 20 anni, erano stati arrestati per due distinti episodi di rapina pluriaggravata e per porto di armi o oggetti atti a offendere. Stessa accusa per altri due complici, che erano stati identificati in seguito e indagati: Abdeldayem Mohamed Abdelrahman Said, 29 anni, e Omar Ahmed Youniz Fazil Abdul Keilani, 20 anni, anche loro egiziani regolari e senza fissa dimora.
Per i quattro il pm Maria Rita Pantani ha chiesto il carcere, ma il giudice Matteo Gambarati ha deciso diversamente: tutti liberi. I fatti risalgono alla sera del 19 agosto, quando un nigeriano senzatetto, che aveva trovato riparo all’interno di un sottoscala, viene svegliato all’improvviso da Abdelsalam e da Elbanna, che lo colpiscono al volto con il manico di un coltello a serramanico lungo 19 centimetri, lo prendono a calci e pugni, frugano all’interno della tasca e si impossessano di un cellulare e di una banconota da 10 euro, continuando a picchiare il malcapitato che tentava di rincorrerli. A consegnare il coltello è lo stesso ferito, che riesce a strapparlo agli aggressori, prima di essere trasportato in ospedale per un taglio al sopracciglio.
All’arrivo della Sezione Radiomobile dei carabinieri, i due violenti vengono catturati. In seguito si scopre che poche ore prima uno dei due fermati (Abdelsalam) insieme ad altri due connazionali ha compiuto un’altra aggressione in via Pezzarossa, sempre in zona stazione. Un egiziano, in compagnia di una ragazza e del fratello, viene accerchiato da tre connazionali, che gli puntano contro un coltello e gli intimano di consegnare la bicicletta: quando il giovane tenta di opporsi, Abdelsalam gli taglia la maglietta vicino alla clavicola e si dilegua a piedi, mentre i complici si allontanano con la bici sottratta del valore di 400 euro. Il derubato conosce i suoi aggressori e fa nomi e cognomi, riconoscendoli in foto. Alle 4 di notte la bici viene trovata dai carabinieri vicino al Mc Donald’s di via Emilia Ospizio, con le ruote bucate a mo’ di sfregio. Fin qui i fatti, «che non possono essere inquadrati come tenui», secondo il pm, anzi «l’offesa è di particolare gravità e il valore dei beni non è certo irrisorio, trattandosi di senza fissa dimora». Visti i «gravi indizi di colpevolezza» e «il pericolo di reiterazione del reato», il pm Pantani ha invocato il carcere: «È del tutto urgente l’emissione di custodia cautelare anche per i soggetti non arrestati.
La dinamica, l’utilizzo di armi, la scelta di vittime inermi o rese tali in quanto accerchiate, la spregiudicatezza posta in essere» secondo l’accusa sono «un indice di spiccatissima pericolosità sociale». Comparsi davanti al giudice per l’udienza preliminare, sia Abdelsalam sia Elbanna – difesi d’ufficio dall’avvocato Ernesto D’Andrea, sostituito dal collega Daniele Dallara che ha chiesto la remissione in libertà – hanno negato, affermando di non sapere niente né del coltello né delle rapine, di essersi trovati per strada per caso e di essere finiti in manette per sbaglio. Il gup Gambarati, dopo aver convalidato l’arresto, non ha accolto la tesi accusatoria, per due motivi diversi. Nel caso della rapina della bicicletta, Abdelsalam ha fornito una ricostruzione completamente diversa: a suo dire la bici gli era stata sottratta dal domicilio, insieme a 500 euro, e quando ha incrociato il connazionale se l’è ripresa.
«La ricostruzione dell’indagato non è certamente provata, ma allo stato degli atti risulta difficile ritenere che quella del denunciante sia maggiormente affidabile – scrive il gup –. Abdelsalam non è stato trovato in possesso del coltello. Può ritenersi assodato che ci sia stata una discussione tra le parti per la bici contesa», ma «ci si trova dinnanzi a due ricostruzioni alternative dello stesso episodio, diametralmente opposte, nessuna delle quali si ritiene prevalente rispetto all’altra». Sulla rapina al nigeriano, si aggiunge un vizio procedurale: «L’accusa si fonda sulle sole dichiarazioni del derubato, dichiarazioni che non sono state verbalizzate. Sarebbe molto agevole» procedere nelle indagini «senza le formalità che la legge impone, ma sarebbe contrastante con la necessità di consentire il vaglio delle fonti di prova». l © RIPRODUZIONE RISERVATA
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