Gazzetta di Reggio

Reggio

Il fenomeno

Cervelli in fuga, a Reggio Emilia partenze cresciute del 31%: ecco perché i giovani se ne vanno

Alice Tintorri
Cervelli in fuga, a Reggio Emilia partenze cresciute del 31%: ecco perché i giovani se ne vanno

Università all’estero, Erasmus, offerte di lavoro: sono tanti coloro che decidono di andare via. Spesso senza tornare più indietro

4 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia Abbiamo gli occhi puntati su chi arriva, mentre, davanti a noi, sfilano ogni anno migliaia di italiani con le loro valigie piene e i loro sogni in testa. Nel biennio 2023-2024, secondo Istat, sono stati 270mila gli espatri, con un aumento che ha sfiorato il 40% rispetto ai due anni precedenti. Numeri che continuano a crescere e raggiungono un picco mai toccato negli ultimi dieci anni, mentre il paese, senza cambiare né porsi domande, si svuota. Verso nuovi stati e nuove opportunità sono tanti coloro che decidono di abbandonare la madrepatria Italia, per inseguire il desiderio – più che legittimo per loro, ma anche per tutti gli altri – di una vita migliore. Speranzosi sognatori e disillusi perseveranti, gli italiani in partenza sono soprattutto i giovani: sempre stando a Istat, l’età media di chi se ne va è di 32 anni.

Che sia per studio o per lavoro, per un periodo della vita o per sempre, l’idea di andarsene ha fatto capolino quasi nella metà dei giovani nati nel bel paese. Attraverso la brutale lingua dei numeri, i sondaggi parlano chiaro: il 35% degli adolescenti esprime il desiderio di trasferirsi all’estero nel corso della vita, mentre tra i laureati è il 68% a dichiarare di essere pronto a fare le valigie entro i prossimi tre anni. A Reggio Emilia non si respira un’aria diversa: i dati dell’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, hanno registrato un aumento del 31% nei reggiani ufficialmente espatriati, dal 2019 al 2023. Sono passati da 22.719 a 29.871, ma in realtà sono molti di più – la mancata iscrizione all’Aire è infatti diventata sanzionabile solo lo scorso anno. Tra università all’estero, offerte di lavoro ed esperienze Erasmus, sono tanti i ragazzi che decidono di farsi coraggio e partire, lasciandosi alle spalle il paese in cui sono nati per costruirsi un futuro che possa dargli di più.

Qualcosa di altro, qualcosa di diverso e di migliore: è questo il minimo comune multiplo nella varietà di motivazioni addotte da chi ha già scelto di abbandonare l’Italia. Chiara si è laureata a Londra, Guido ha trascorso un anno in Spagna, Erika in Irlanda, Cecilia in Romania e Giulia in Brasile. I giovanissimi reggiani, sparsi per il mondo sono tanti e diventeranno sempre di più. Mattia Montecchi, classe 2003, è tornato qualche mese fa da Bangkok, dove studiava alla Chulalongkorn University, per un programma di scambio dell’Università Bocconi di Milano in cui studia economia e management. Ci parla da Reggio Emilia, la città in cui è nato, ma che è pronto a lasciare di nuovo per un’altra ipotetica avventura, a migliaia di chilometri di distanza. «È stata un’esperienza indimenticabile – inizia così a raccontare di un viaggio che ha segnato per sempre il suo percorso di vita – partire è importante per mettersi a confronto con realtà stimolanti, per avere qualche sicurezza in più sul futuro. Ho deciso di studiare a Milano, e poi di fare di nuovo le valigie per Bangkok: scelte che rifarei altre mille volte e che sono certo contribuiscano ad aprirmi la giusta via per la realizzazione personale».

Non è un rifiuto per la città in cui è cresciuto, è il realismo consapevole di chi si impegna affinché i propri sogni diventino realtà. «Sto pensando alla laurea magistrale, molto probabilmente deciderò di andare all’estero – continua Mattia – sono disposto a spostarmi laddove ci siano più opportunità per il mio futuro. Essere curiosi, avere una mente aperta oggi è fondamentale: partire, a volte, è determinante». Anna Hasani, nata e cresciuta a Reggio Emilia, oggi studia relazioni internazionali a Trento, ma è stata anche a Maastricht, in Olanda, e presto sarà a Pisa, poi chissà. Mentre parla ha l’entusiasmo nella voce: «Ho scelto di andare nei luoghi in cui per me si sarebbero potute aprire più strade. Ormai per qualunque settore è essenziale mettersi in contatto con parti diverse del mondo. All’estero ho conosciuto realtà eccellenti e stimolanti, preziose per me e per il mio futuro lavorativo. Mi piacerebbe poter tornare a Reggio tra qualche anno, ma le opportunità sono poche e spesso partire diventa una necessità». Innamorata di ciò che studia, ma anche della città che l’ha cresciuta, eppure, pronta a ripartire, con la consapevolezza che di spazio per lei, a Reggio Emilia, ce n’è troppo poco. Mattia e Anna sono solo due di tantissimi giovani reggiani – e italiani – partiti alla ricerca della propria strada. Giovani che solo raramente si volteranno indietro, per sorridere alla cara Italia che non ha saputo tenerli con sé. l © RIPRODUZIONE RISERVATA