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Inalca, non solo il rebus bonifica: si sta giocando la partita delle perizie sul futuro dell’area

Massimo Sesena
Inalca, non solo il rebus bonifica: si sta giocando la partita delle perizie sul futuro dell’area

Reggio Emilia: tre compagnie assicurative sono al lavoro per quantificare i risarcimenti. Da questo dipende tutto

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Reggio Emilia Mentre il fronte politico locale ha trovato il gioco di fine estate, della serie “Indovina chi... finirà la bonifica” dell’area su cui sorgeva lo stabilimento Inalca, più lontano dai riflettori si sta giocando un’altra partita, altrettanto complessa se non addirittura di più. È la partita da cui si deciderà cosa dovrà sorgere laddove fino al febbraio scorso, sorgevano lo stabilimento di lavorazione delle carni dell’Inalca e il magazzino di Quanta Stock & Go. Certo, la partita di cui parliamo ha tempi sideralmente diversi da quella cogente delle ultime operazioni di bonifica, ma è comunque importante capire quel che sta accadendo da qualche settimana su questo versante.

Già, perché mentre si attende che inizi l’ultima fase delle operazioni di bonifica e mentre si attendono gli esiti dell’inchiesta della procura della Repubblica che ha lo scopo di accertare l’eventuale origine dolosa del rogo, tra tutti gli attori di questa vicenda è in pieno svolgimento la fase delle perizie. Ognuna delle società che hanno interessi su quell’area ha in essere polizze con assicurazioni che un giorno saranno chiamate a risarcire gli eventuali danni. Chi e in che misura è ancora presto per dirlo, quel che è certo, che oltre alla fase (conclusiva) delle bonifiche sull’area hanno infatti commissionato i loro esperti di fiducia affinché siano in grado di stimare danni e valori legati a quel che è accaduto.

E sarà proprio il confronto tra le diverse perizie a stabilire l’entità delle liquidazioni delle società danneggiate. La situazione non è delle più semplici, perché in effetti, decisamente complessa è la fotografia sulla proprietà dell’area. L’area del Tondo su cui sorgevano le due aziende distrutte dal rogo del 10 febbraio è di proprietà di un leasing diviso tra la società Sarda Leasing (società di leasing del gruppo Bper) e la “cassaforte” delle coop, la Fin4Coop, erede del vecchio Ccfs. Il conduttore dell’area che è tenuto a versare un canone d’affitto annuale è la società immobiliare Sirio, partecipata dalla Unipeg – storica cooperativa della macellazione delle carni, in liquidazione dal 2017 – oltre che da Coopservice e Transcoop, che non a caso sono anche socie in Quanta Stock & Go, l’azienda di logistica (il cui magazzino andò distrutto dalle fiamme il 10 febbraio) di cui Cir Food si avvale per lo stoccaggio e la consegna di materie prime alimentari destinate alle cucine del centro-nord Italia gestite dall’impresa di via Nobel. Saranno le perizie delle tre compagnie assicurative coinvolte a stabilire chi e in che misura debba essere risarcito.

E questo avverrà, giocoforza non su un terreno sgombro di rapporti ma – al contrario – su un terreno in cui sono in essere rapporti come quello, ad esempio che impone a Sirio (conduttore, anche per conto di Inalca) di versare un canone in ragione del contratto di leasing che, stipulato nel 2016 è previsto abbia una durata di 18 anni. Una volta che – sulla base delle perizie che si stanno redigendo proprio in queste settimane – le compagnie assicurative coinvolte avranno stabilito quanto versare, ad esempio al conduttore, questi dovrà a sua volta liquidare la società di leasing. E se alla fine di questa operazione contabile il saldo, per Sirio dovesse risultare ancora attivo, allora è facile ipotizzare che Sirio, da conduttore diventerà proprietario dell’area a tutti gli effetti. Qualora invece il saldo dovesse essere alla fine negativo la proprietà dell’area resterebbe invece al leasing. Soltanto una volta chiusa questa fase si potrà iniziare a discutere di quale futuro debba avere quell’area a ridosso del centro cittadino. Tutto questo scambio di ruoli e di scenari rischierebbe di essere spazzato via qualora l’inchiesta della procura arrivasse a stabilire che l’incendio di febbraio non fu accidentale ma doloso. In quel caso, infatti le assicurazioni si chiamerebbero fuori dalla partita dei risarcimenti e tutto ritornerebbe sub judice. © RIPRODUZIONE RISERVATA