Rogo Inalca: trovato amianto nel cortile del tribunale e sui tetti delle abitazioni vicine
Reggio Emilia: ieri pomeriggio, gli operai al lavoro per bonificare l’area sono stati notati da diversi cittadini
Reggio Emilia Dopo il nuovo allarme lanciato dal comitato, nel primo pomeriggio di ieri gli operai di un’azienda hanno lavorato nel cortile del tribunale e sui tetti nel quartiere nei dintorni dell’ex stabilimento Inalca, distrutto da un rogo nel febbraio scorso. I lavoratori hanno rimosso frammenti di amianto sia dall’area esterna del Palazzo di giustizia, sia dai tetti delle abitazioni in cui hanno operato, tra via Paterlini a via Zacchetti. Le operazioni di bonifica non sono passate inosservate e diversi cittadini hanno notato gli operai, che indossavano l’imbragatura bianca, necessaria per evitare il possibile contatto con una sostanza pericolosa come l’amianto.
«Sono passati nove lunghissimi mesi dal devastante incendio che ha distrutto lo stabilimento Inalca - commenta il Comitato Amianto Zero insieme a Reggio Emilia Ripuliamoci -. Nove mesi nei quali i cittadini di Reggio Emilia hanno imparato a convivere con due presenze che nessuno avrebbe mai voluto accanto alla propria casa: la puzza nauseabonda di carne marcia e l’amianto ancora oggi disperso in vaste aree della città. Nonostante i proclami trionfalistici del sindaco, sotto uno dei capannoni ridotti in cenere continua a marcire la carne non rimossa, diffondendo un odore insopportabile che infesta il quartiere. E, mentre gli abitanti tappano le finestre nella speranza di difendersi, le fibre di amianto continuano a minacciare la salute pubblica. Tre ditte incaricate, tre bonifiche annunciate in toni trionfalistici, tre fallimenti. È questa la realtà che i cittadini si trovano davanti: una bonifica effettuata solo sulla carta, condotta con metodi inefficaci che hanno lasciato le zone interessate nelle stesse condizioni di prima».
«La domanda è inevitabile: chi ha validato questi interventi fallimentari e con quali criteri scientifici? La differenza tra "fare" e "saper fare", in questa vicenda, è lampante - continuano ad attaccare il Comitato Amianto Zero e Ripuliamoci -. Noi non siamo tecnici, non abbiamo le competenze per sostituirci agli esperti e non lo faremmo in ogni caso. Ma i fatti sono chiari e testardi: nelle aree "bonificate" l’amianto è ancora lì, rinvenuto ancora oggi in quantità significative dal Comitato Amianto Zero. Nel frattempo, l’Inalca si è defilata perché non proprietaria dei capannoni andati in fumo, mentre il Comune ha già fatto sapere che non intende stanziare altri fondi, dopo i 30.500 euro prelevati dal fondo di riserva per completare la bonifica (sulla carta!) delle aree ancora oggi infestate dall’amianto. Una cifra che con ogni probabilità non verrà mai recuperata. Temiamo, inoltre, che la recente ordinanza del sindaco, con la quale intima a Inalca di completare la bonifica dell’intero sito produttivo, dopo il completo dissequestro dell’area del polo di via Due Canali, sia l’ennesima presa in giro a danno dei reggiani».
S.A.
