Gazzetta di Reggio

Reggio

Il caso

Unity dice addio a Reggio Emilia e si trasferisce a Firenze: «Se restiamo in centro, moriamo»

Nicolò Valli
Unity dice addio a Reggio Emilia e si trasferisce a Firenze: «Se restiamo in centro, moriamo»

Dopo 18 anni, chiude il negozio di scarpe e vestiti in Vicolo del Folletto. Il titolare Elia Liquori ha spiegato la sua decisione sui social

3 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia «Unity non si ferma, ma qui non c’era più aria». È la chiusa del finto articolo di giornale pubblicato sulla propria pagina social dal negozio Unity, rivenditore di scarpe e abbigliamento a edizione limitata che era collocato in vicolo del Folletto, in pieno centro storico a Reggio, e che ha deciso di abbassare la saracinesca dopo 18 anni. Erano i primi di settembre del 2007 quando Elia Liquori decise aprì lo spazio di "streetwear" che ha coinvolto negli anni numerosi clienti reggiani.

«Ho aspettato - dice il titolare - che ci fosse la Giareda di questa edizione per comunicare la nostra sofferta decisione. Unity aprì proprio in quei giorni e termina la sua storia con la festa dei reggiani. In questi giorni passano in centro diverse persone ed è giusto che la gente capisca, con questi manifesti appesi, la situazione». La chiusura dell’attività commerciale, l’ennesima in centro storico, diventa il pretesto per parlare della nostra città. Nel lungo sfogo social di Liquori, gli spunti di riflessione, e di amarezza, non mancano e il sottotitolo dell’articolo la dice lunga: "Unity è sopravvissuta a quasi 20 anni di mode ma non proseguirà a Reggio Emilia". «A Reggio il commercio muore e il centro storico si svuota - si legge -. Oltre 600 locali restano chiusi e il degrado e l’insicurezza soffocano ogni tentativo di rinascita. La città non investe più nei suoi negozi e nella vita di quartiere. Qui non c’è più spazio per respirare».

Le critiche di Liquori spaziano a tutto campo: «Anche molti proprietari degli immobili commerciali sembrano non comprendere il valore di un negozio giovane, vivo e nato per creare comunità. Restare significava morire, per questo ce ne siamo andati altrove». La storia di Unity a Reggio è terminata già da luglio (anche se solo ora è arrivata l’ufficialità) ma il negozio è già attivo a Firenze in Corso dei Tintori, praticamente sul Lungarno, dove la situazione è nettamente migliore: «Ho cominciato a pensare alle città italiane e la scelta è caduta proprio sul capoluogo toscano, perché è viva sia d’estate che d’inverno. Per ora sta andando bene e ho già creato diversi contatti» precisa.

Per quanto gli affari commerciali sorridano, da reggiano Liquori non può non provare dispiacere per un centro storico che non è più attrattivo come un tempo: «Sono stati 18 anni bellissimi e abbiamo cresciuto generazioni di ragazzi, ma molti clienti hanno subito furti, rapine o episodi di violenza. Anche da me sono venuti un gruppo di ragazzini a minacciare furti con modo di agire prepotente. Già nel 2016 avevamo previsto questa crisi che è colpa un po’ di tutti, ma non siamo stati ascoltati a dovere. Abbiamo in mente un po’ di idee per provare a rilanciare ed è per questo che settimana prossima parteciperemo alla Festa Tricolore con dibattiti tra centrodestra e centrosinistra. Un cambio di passo è quantomeno urgente». Il post social del negozio Unity è stato ovviamente molto condiviso e commentato .

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google