Nomine solo a settembre e precariato: ecco come riparte la scuola reggiana
L’allarme della Cgil: «Sono 2. 600 le assegnazioni a tempo determinato: il personale precario rappresenta, in linea con i dati nazionali, il 24% del totale»
Reggio Emilia «Come sono andate le vacanze?» è la domanda di benvenuto che centinaia di migliaia di docenti nelle scuole italiane si apprestano formulare per i primi giorni del nuovo anno scolastico. Gli alunni alzano il braccio per rispondere: c’è chi ha trascorso i mesi più caldi al mare, chi insieme a mamma e papà è fuggito in montagna, chi invece è dovuto rimanere in città. Ma sempre con la granitica certezza che ad attenderli, ogni 15 settembre, ci saranno i banchi di scuola. Una sicurezza, questa, che per le 11.000 persone che lavorano negli istituti scolastici reggiani, anche quest’anno, è tardata ad arrivare. Dietro le cattedre e per i corridoi delle 66 scuole statali sul territorio di Reggio Emilia, un lavoratore su 4, infatti, è precario.
A renderlo noto è il sindacato Cgil di Reggio Emilia: «È arrivata proprio in questi giorni la comunicazione ufficiale delle supplenze annuali – le supplenze di lungo periodo, utilizzate per coprire i posti rimasti vuoti e le cattedre scoperte – Sono 2. 600 le assegnazioni a tempo determinato: il personale precario rappresenta, in linea con i dati nazionali, il 24% del totale». Quella che maestri e professori e personale Ata si lasciano alle spalle è quindi un’estate difficile e tormentata, scandita dai dubbi e dalle incertezze su quello che settembre ogni anno porta con sé. Ma le nuvole scure che hanno coperto il futuro lavorativo delle persone che, dietro le cattedre delle scuole reggiane, dedicano impegno e fatica nell’educazione e nella formazione dei nostri figli, nipoti, fratelli e sorelle, in realtà, sono arrivate molto prima. «I corsi abilitanti, necessari per partecipare ai concorsi sono iniziati a fine maggio, con tutte le conseguenze del caso. I docenti sono stati obbligati ad assentarsi dalle proprie classi, proprio sul gran finale dell’anno scolastico» ha continuato Cgil.
Un marasma paradossale che ha trascinato di nuovo sui banchi niente meno che gli insegnanti strappati alle loro cattedre: i docenti, trasformatisi in studenti, sul finire di maggio sono stati costretti a lasciare momentaneamente i propri alunni e il proprio lavoro per assicurarsi un futuro. Ma questo è soltanto il primo di numerosi ostacoli incontrati da chi ha scelto di dedicare la propria vita all’insegnamento, mentre il ministero dell’istruzione e del merito cerca disperatamente soluzioni al problema delle cattedre scoperte. Dopo lo scoglio dei corsi abilitanti, passiamo a quello, più subdolo e inconcepibile, delle graduatorie di merito per l’assegnazione delle cattedre. Arriva la chiamata che aspettavi da tempo: quel posto, in quella scuola, è finalmente tuo. Sembra un sogno… e infatti lo è. Decine di concorrenti si sono trovate, anche quest’anno, in una situazione surreale: «Le commissioni commettono errori di giudizio senza rendersi conto degli effetti che queste disattenzioni hanno sul futuro dei lavoratori – ha spiegato Cgil Reggio Emilia – Le graduatorie iniziali solo raramente coincidono con quelle finali. Il caso ha riguardato soprattutto chi si è candidato per concorsi differenti: prendiamo l’esempio di una professoressa di inglese, che può potenzialmente insegnare sia all’interno delle scuole secondarie, sia di primo che di secondo grado. Diverse commissioni e diversi giudizi per valutare lo stesso titolo. Il risultato? Le graduatorie sono state rettificate almeno tre volte». Elenco stilato, cattedre assegnate, tutto perfetto, ma solo per poco: decine di insegnanti si sono visti sottrarre il posto di lavoro che la stessa commissione aveva assegnato loro. Le nomine annuali di docenti e personale Ata, tra un problema e l’altro, alla fine, sono arrivate. A settembre, però.
«In particolare, la nomina degli assistenti amministrativi è stata comunicata il 2 di questo mese, a meno di due settimane dall’apertura ufficiale delle scuole – continua Cgil – Un istituto di montagna ha accolto gli immessi in ruolo con le segreterie vuote. E così i ritardi si accumulano, portandosi dietro le conseguenze». All’interno della comunità scolastica – nominata in ritardo, ma pur sempre nominata -, un ruolo fondamentale è quello ricoperto dagli insegnanti di sostegno, protagonisti di un’importante novità. «Il cambiamento riguarda la conferma dei docenti su richieste della famiglia, per la cosiddetta continuità. Dietro a una scelta apparentemente positiva, le ombre sono tante – prosegue Flc Cgil – si tratta infatti di una misura che deroga al principio di rispetto delle graduatorie pubbliche, concedendo alle famiglie il diritto di prelazione del docente. Anche le tempistiche sono critiche e offensive del diritto all’inclusione, se si pensa che lo scorso anno i posti in deroga sul sostegno sono arrivati a novembre, costringendo le scuole ad ampi sforzi organizzativi per non abbandonare gli alunni più fragili nei mesi di attesa delle nomine». Oggi, che settembre è cominciato e che la scuola è ormai alle porte, sono più di 11.000 i lavoratori pronti, nonostante tutto, a tornare in classe. Per alcuni le incertezze sono finite, per altri appena cominciate. Intanto però su quattro di loro, almeno uno, dietro la “sua” cattedra, resta precario. l © RIPRODUZIONE RISERVATA
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