A Reggio Emilia fare la spesa costa di più che nel resto d’Italia
L’analisi di Federconsumatori sui dati Istat relativi all’inflazione: «Il potere d’acquisto è calato del 10%»
Reggio Emilia A Reggio Emilia fare la spesa costa di più rispetto al resto d’Italia. È il risultato che consegnano i dati Istat relativi all’inflazione e l’indice Nic, che misura l’andamento dei prezzi al consumo. Vero, infatti, che all’interno dei dati regionali analizzati nel loro complesso, Reggio Emilia presenta uno dei dati migliori, è tra le città in cui il tasso medio di inflazione risulta più basso, attestandosi allo 0,8 per cento (contro il 2,8 per cento dell’Emilia-Romagna e l’1,7% dell’Italia). Analizzando, tuttavia, voce per voce, il paniere di beni che porta a questo risultato, si scopre che una delle spese che sta più a cuore a tutti i consumatori, ovvero la spesa alimentare, fa realizzare un’impennata. «Leggendo i dati settoriali è possibile evidenziare che il settore alimentare pesa di più - afferma il presidente di Federconsumatori Reggio Emilia, Rino Soragni -. Il famoso carrello della spesa a Reggio risulta il più alto, riferito al luglio di quest’anno, sia a livello di dati nazionali, sia regionali».
Continuando a osservare le altre spese, si nota che per abitazione, acqua ed elettricità si registra il calo di un punto. Un altro calo di un punto circa si verifica nei trasporti. Tuttavia la variazione più alta avviene nel carrello della spesa ed è in aumento. «Come elemento più generale partiamo dal presupposto che, secondo i dati Ocse e Istat, il potere d’acquisto tra marzo 2019 e marzo 2025 è calato del 10 per cento - afferma Soragni -. Se si fa, dunque, una correlazione tra il 5 per cento della spesa in aumento, e il 10 per cento in meno del potere di acquisto si capisce quanto sia diventata difficile la situazione. Questo a fronte di redditi che non sono cresciuti. Il potere d’acquisto è calato del 10 per cento, anche come frutto dell’inflazione degli anni precedenti: a ciò si aggiunge il fatto che pur essendoci un dato medio dello 0,8 per cento di inflazione si rileva che fare la spesa è il 5 per cento». Sullo scenario generale si innestano poi le preoccupazioni legate «ai dazi e alla crisi geopolitica - sottolinea Soragni -. L’elemento dei dazi avrà ripercussione sulla produzione e sul mercato interno per quanto riguarda i prezzi, ma l’elemento di preoccupazione è anche sulla spesa energetica che potrebbe di nuovo impennarsi a causa delle guerre. Auspichiamo che il governo con la prossima Finanziaria possa innanzitutto rimodulare l’Iva sui generi di consumo soprattutto sugli alimentari più bassa. Avevamo chiesto anche un fondo per il contrasto alla povertà energetica e alimentare. Fino allo scorso anno c’erano, ad esempio, bonus sull’energia: si sono ridotti tantissimo perché il Governo ha modificato il parametro Isee. Lo ha sostituito con un bonus di 200 euro una tantum sulle bollette tra aprile e luglio ma poi più nulla. Anche l’Iva al 5 per cento è stata riportata al 10 e 22 per cento». L’inflazione, dunque pur essendo bassa si concentra molto sui beni alimentari e, quindi, sul carrello della spesa. I dazi e la crisi geopolitica potrebbero portare a un costo maggiore dell’energia. «Dall’altra parte c’è un Governo che non prevede alcun altro intervento come i bonus dell’energia - riassume il presidente Soragni -. È vero che si nota una differenza, positiva per il consumatore, nei trasporti e nelle utenze, ma in luglio i trasporti sono usati meno. E con la ripresa delle attività aumenterà sicuramente anche il dato legato alle utenze. Sì, il dato dello 0,8 per cento è migliore rispetto all’1,5 per cento della regione, ma ci si può aspettare un aumento dell’inflazione, c con la preoccupazione dei dazi e geopolitica, considerato il contesto generale».
