“Cari studenti, apriamoci alla cultura e al dialogo per dire basta alla guerra”
L’appello di Marco Cosentina, professore di storia e filosofia al Liceo Ariosto-Spallanzani di Reggio Emilia
Reggio Emilia Cari ragazzi, mi rivolgo direttamente a voi, perché questo non è un anno scolastico come gli altri e credo che sia urgente sviluppare una riflessione pubblica, sulla gravità del momento che stiamo attraversando. E con essa anche una consequenziale azione civile collettiva. La scuola sta per cominciare e per tutti ci sarà sicuramente l’occasione di tornare a confrontarsi sul senso da attribuire al sapere, in quel dialogo formativo tra generazioni, che è il miglior dispositivo di garanzia democratica e di crescita civile. Le tante discipline che caratterizzano il vostro percorso di studi amplieranno le conoscenze e vi offriranno uno sguardo molteplice sulla complessità del reale.
L’esercizio del pensiero critico sarà il necessario risvolto di quella crescita culturale, quel kantiano“sapere aude” che ci affranca da ogni condizione di “minorità” intellettuale, costruito sull’esperienza attiva e sulla trasmissione teorica e che farà delle vostre aule i luoghi di un vissuto aperto e problematico. I luoghi delle questioni dialettiche, riflessive, frutto di un negoziato cognitivo: quelle che per proprio statuto si oppongono alle semplificazioni fuorvianti e rapide, tipiche della comunicazione digitale. Tuttavia tutto ciò non basta. Non può bastare se non proviamo tutti noi a fare uno sforzo.
Abbiamo bisogno di capire, ora più che mai, come la conoscenza possa renderci immuni all’indifferenza e palpitanti al dolore degli altri. Come il senso di impotenza e di angoscia, che sono sicuro sia un sentire comune, possa essere superato, a partire da quelle faglie che inevitabilmente la formazione culturale, in ognuno di noi sa produrre. Se l’immaginario collettivo risulta così pervaso da messaggi di morte e distruzione, come possiamo noi che ci ritroviamo assieme per umanizzarci, che studiamo per capire la realtà in cui agiamo, in maniera che le nostre scelte siano guidate da responsabilità e consapevolezza, come possiamo accettare che la vita in altri luoghi, venga così sfacciatamente mortificata, svilita e destituita del suo intrinseco valore? Come possiamo accettare, una politica di mero dominio, che, per salvaguardare interessi specifici, mostra soltanto la nuda forza e annulla sul nascere ogni speranza di un mondo di pace e di rispetto? Come possiamo reagire ad un Potere spietato, che demolendo caparbiamente il sistema di garanzie internazionali, nelle relazioni tra Stati, ci consegna sempre di più al rischio tremendo di un conflitto planetario? Come possiamo opporci ad una spirale che calpesta a tal punto i diritti umani, quegli stessi che imparate a riconoscere dalla Storia, come tasselli ineludibili della civiltà mondiale, da farli precipitare nel baratro di un nuovo genocidio? Cosa saremo tutti noi dopo, se non avremo fatto nulla? Come posso io insegnarvi a essere cittadini attivi e liberi, se non riesco a trovare più, né la forza di sopportare lo strazio delle guerre, né l’autorevolezza delle parole per dire assieme a voi: basta!?
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