«Mio figlio autistico ancora senza insegnante di sostegno a scuola: mi sento abbandonata»
Reggio Emilia: la denuncia di Sara Balotta attivista. Secondo Istat, al momento della riapertura delle scuole un insegnante di sostegno su otto non risulta ancora assegnato
Reggio Emilia Stefano ha sei anni e gli occhi chiari. Vive in provincia di Reggio Emilia. La sua storia è come quella di tanti altri. È un bambino educato, gentile, profondo. Sembra più piccolo della sua età. Segue, parlando tra sé e sé, le linee rosse della palestra. Lo fa con rigore e, mentre lo fa, conta. Due, quattro, sedici, duecentocinquantasei. Le potenze non le ha imparate a scuola, i suoi coetanei si aiutano con le mani nella somma di piccoli numeri, “gli amici del dieci” li chiamano le maestre. Ma lui, per i numeri, ha un vero talento Stefano è autistico: la diagnosi della neuropsichiatria infantile non lascia dubbi. Ha iniziato la seconda elementare, ma al suo fianco, in classe, manca l’insegnante di sostegno.
Una figura essenziale per insegnare agli alunni, sin da piccoli, il significato concreto della parola inclusione, per cercare, insieme ai bambini, la chiave giusta per esprimere al massimo il loro potenziale attraverso la costruzione, giorno dopo giorno, di un piano educativo personalizzato. Una figura che, quando manca, lascia un vuoto che sa di abbandono, di resa, di sconfitta: una perdita che riguarda tutti, non soltanto il bambino con disabilità e la sua famiglia, ma l’intero sistema scolastico, che in questo scenario – purtroppo ordinario – è l’ennesima vittima. Lo sa bene Sara Balotta, bibbianese, attivista e autrice del libro “In punta di piedini”, in cui racconta la storia d’amore e di lotta iniziata con la nascita del maggiore dei suoi due bambini, autistico. Lo grida sui social: anche per suo figlio, come per Stefano, al primo giorno di scuola l’insegnante di sostegno non c’è. Non si sa dove sia: è una figura evanescente, di cui nessun apparentemente sa nulla. Nemmeno le maestre della scuola elementare della Val d’Enza, dove il bambino ha iniziato questa settimana la prima elementare.
«Al primo consiglio di classe, dove le insegnanti si sono presentate ai genitori, c’erano tutti: la comunità scolastica al completo. Fatta eccezione per l’insegnante di sostegno che dovrebbe affiancare mio figlio. Una persona che avrebbe dovuto essere presente a scuola e che per questo, in quanto genitori, avremmo avuto il diritto di conoscere». Ma a scuola, questo 15 settembre, la docente per l’inclusione non c’era. E nessuno, nonostante le premure e l’impegno di Sara, era preparato ad accogliere il bambino. «Il primo giorno di scuola di mio figlio sarebbe potuto essere un incubo». Davanti al portone di ingresso della scuola primaria, lunedì, c’erano tutti. «Si guardava intorno – racconta Sara in un video pubblicato sui social – mi ha detto “sono molto emozionato, sono felice”, ha riconosciuto le maestre e siamo entrati in classe». Sulla porta una ragazza: l’educatrice – «una figura tanto importante quanto sottovalutata nel mondo della scuola» dice Sara. «Mi sono subito rivolta a lei per chiederle se fosse stata informata, se le avessero consegnato il materiale necessario per il mio bambino». La risposta? No. «Abbiamo dovuto arrangiarci così, sulla porta di ingresso al primo giorno di scuola di mio figlio. Nonostante le maestre avessero organizzato un incontro apposta per conoscerlo meglio, in cui avevo dato loro tutte le informazioni e le dritte necessarie». Secondo Istat, al momento della riapertura delle scuole un insegnante di sostegno su otto non risulta ancora assegnato. Il 57% degli alunni con disabilità ha cambiato docente per l’inclusione da un anno all’altro e nel 2024, nel Nord Italia, il 38% di loro non era specializzato. Quest’anno non fa eccezione: l’insegnante di sostegno arriva, ma sempre in ritardo. I diritti di Sara, di suo figlio e di tanti altri rischiano di cadere nel vuoto dell’indifferenza. Non resta che la forza del sorriso, emozionato e puro, di un bambino al suo primo giorno di scuola. l © RIPRODUZIONE RISERVATA
