«Dammi seimila euro per la figlia del boss: se non paghi ti taglio una mano». La lettera minatoria era del vicino di casa
Bagnolo in piano: iniziato il processo a carico di un 43enne che è accusato di tentata estorsione
Bagnolo in Piano «Devi pagare 6mila euro per le cure della figlia di un boss altrimenti ti taglio la mano». Questa la lettera minatoria trovata da un cinquantenne bancario entrato in un incubo inspiegabile, per fortuna risoltosi grazie all’intervento della polizia. Ad architettare il bluff altri non era che un vicino di casa: un cutrese di 43 anni, all’epoca residente nella stessa palazzina e oggi ai domiciliari da parenti in città, che ora deve rispondere del reato di tentata estorsione. Il processo a suo carico è iniziato l’altro ieri in tribunale a Reggio Emilia. Il 12 gennaio scorso, una domenica, il 50enne rientra alle 21 dopo aver trascorso un fine settimana fuori provincia con alcuni amici.
Nell’entrare nell’appartamento il residente si accorge della presenza di un foglio manoscritto, piegato in più parti, che era stato inserito sotto la fessura della porta. Le frasi vergate sul foglio, scritte in stampatello, hanno un contenuto chiaramente intimidatorio ed estorsivo. L’anonimo autore intima di consegnare la somma di 6mila euro per un’operazione chirurgica della figlia di un sedicente boss della malavita detenuto: soldi da consegnare entro le 24 del giorno successivo. La lettera minaccia apertamente il destinatario: se non ubbidisce, gli verrà tagliata una mano e sarà costretto a versare il doppio della cifra iniziale, cioè 12mila euro. L’ultima frase invita il malcapitato a «non fare il furbo» perché conosce ogni dettaglio su di lui e sulla sua vita, prefigurando ritorsioni. La lettera si conclude con le istruzioni per la consegna del denaro: il 50enne deve lasciare i soldi vicino al portone d’ingresso della palazzina, accendendo le luci del condominio come segnale di avviso. Si può immaginare la paura del residente il quale, incensurato senza nemici, non riesce a spiegarsi perché sia stato preso di mira da persone senza scrupoli. Nonostante il timore l’uomo decide di chiedere aiuto alla questura. Purtroppo nel leggere il foglio, a causa dell’incredulità, il 50enne l’ha spiegazzato e toccato senza alcuna precauzione: impossibile ricavare impronte digitali. Perciò gli investigatori della Squadra Mobile, che restano nell’ombra, gli consigliano di fingere di effettuare la consegna per far uscire allo scoperto il responsabile, con un’accortezza: due banconote saranno “segnate”. Così procede il bagnolese: prepara una sacca di colore marrone, ripone una busta da lettere contenente 59 banconote fac-simile da 100 euro e due banconote autentiche con determinati numeri seriali. A mezzanotte del giorno successivo, lunedì 13 gennaio, il 50enne porta la sacca nel luogo prestabilito, accende le luci e se ne va. Alle 3.45 bussa alla sua porta la Squadra Mobile: la sacca è stata trovata nella disponibilità del vicino di casa, che viene arrestato. Il processo a carico di quest’ultimo si è aperto davanti al giudice monocratico Michela Caputo. Si è trattato di un’udienza interlocutoria: il tempo di ammettere la lista dei testimoni e rinviare. Si inizierà dai testi del pm: il 50enne parte offesa, tutelato dall’avvocato Giulia Versari del foro di Forlì, e i poliziotti che hanno svolto l’indagine. L’avvocato difensore dell’imputato, Giuseppe Migale Ranieri, ha anticipato la richiesta di una perizia calligrafica sulla missiva; il giudice si è riservato. Nel frattempo il 50enne ha cambiato casa, per ovvi motivi di prudenza. © RIPRODUZIONE RISERVATA
