Gazzetta di Reggio

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Lo sciopero generale

I bambini della scuola Arcobaleno alla Gazzetta: «Aiutateci a dire: basta guerra»

Giuseppe Galli
I bambini della scuola Arcobaleno alla Gazzetta: «Aiutateci a dire: basta guerra»

Iniziativa dei piccoli allievi della scuola d’infanzia di Guastalla per Gaza: lunedì scuola chiusa e tutti in piazza contro il conflitto

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Guastalla Lunedì 22 settembre è giornata di sciopero generale per dire basta al genocidio che sta devastando intere popolazioni. «Oggi più che mai – spiegano le insegnanti e la coordinatrice pedagogica della scuola dell’infanzia comunale Arcobaleno di Guastalla – lo scontro tra l’umanità e la disumanità si gioca sulla conoscenza, sull’informazione. A Gaza è in gioco la sopravvivenza stessa di un popolo, ma anche dei valori universali di libertà, giustizia e dignità umana. È sotto assedio il diritto internazionale come il diritto alla verità. Come scuola e comunità educante, abbiamo scelto di aderire a questa giornata per manifestare il nostro profondo desiderio di pace e giustizia di fronte alla tragica situazione che continua a colpire Gaza. La nostra scuola – aggiungono – si fonda su valori che ogni giorno cerchiamo di abitare e vivere con le bambine e i bambini: solidarietà, rispetto, umanità, riconoscimento dell’altro, valorizzazione della diversità e impegno per la pace. In un momento storico in cui questi principi sembrano messi a dura prova, sentiamo il dovere morale ed educativo di prendere e dichiarare una posizione chiara e responsabile. Il nostro gesto, umano ed educativo, rappresenta un invito a non restare indifferenti, a non voltare le spalle all’umanità, a coltivare empatia e consapevolezza, e a costruire insieme una cultura della pace che parta anche dai contesti educativi». Invito che una bambina della scuola ha girato alla Gazzetta, chiedendo di utilizzare il nostro giornale come veicolo di pace. «Dobbiamo far vivere la vita», ha aggiunto una sua compagna di sezione, mentre le insegnanti ci hanno proposto di pubblicare questa conversazione, tra un adulto e i bambini stessi Blocchiamo la guerra per una cultura di pace Adulto.

Cosa vi comunica questa frase?

Bambini. «Gaza c’è la guerra...».

Sapete dov’è Gaza?
«Gaza è una isola... Si sta riformando una guerra. È una guerra “violenzata”».

Cosa vuol dire “violenzata”?
«Violenzata vuol dire che ci sono persone che hanno carri armati, fucili e poi fanno la guerra con quelli che sono lì che combattono con gli altri».
Cosa succede quando si combatte?
«Quando si combatte tutti vanno contro, si buttano cose addosso in modo cattivo».
Lunedì 22 settembre non verrete a scuola.
«Perché abbiamo sciopero, perché la scuola è chiusa».
Cos’è lo sciopero?
«Bisogna stare a casa: forse è il nome che hanno dato alla parola».
È una giornata che si dedica manifestando su un tema importante. Un tema per il quale ci si ferma di lavorare e di venire a scuola, per dedicarsi a qualcosa di rilevante. Secondo voi lunedì quale sarà l’obiettivo della protesta?
«La guerra... Quello di sconfiggere la guerra... Perché la vita deve vivere... È la guerra che non fa vivere la vita...».
Lo sciopero generale è stato organizzato per dire basta al genocidio che sta devastando intere popolazioni.
«Cosa è il genocidio?».
Vuol dire che intere popolazioni scompaiono. Perché?

«Perché la guerra fa scomparire i popoli e li fa morire».
La parola genocidio significa che scompaiono interi popoli, in questo caso significa che sta scomparendo il popolo di Gaza che è un paese della Palestina dove oggi non ci sono più le scuole come avete voi.
«Perché le hanno distrutte con le bombe. È la guerra che distrugge i popoli interi perché le bombe distruggono le scuole, gli edifici, le strade, gli ospedali. E le persone. Ma non possono distruggere le persone! Le fanno morire! Noi dobbiamo proteggere la vita perché è una cosa importante! La guerra è una maledizione molto cattiva!».
In che modo possiamo proteggere la vita?

«Fermando la guerra! Facendola calmare».
Noi cosa possiamo dire dalla nostra scuola?

«Sui giornali possiamo mettere uno stop e mandarli lì e dopo dire stop alla guerra per farla smettere! I giornali ci sono dappertutto e fanno leggere delle cose belle e importanti. Ma se non si fermano di bombardare? Potremmo fare come quel giorno che con tutte le sezioni eravamo andati in quella piazza a dire stop!».
Lunedì potrete preparare con i vostri genitori delle barchette di carta con i colori della Palestina. Sapete quali sono questi colori?
«Verde, bianco, nero, rosso».
Esatto, barchette colorate con solo questi colori. Prendiamo le barchette e andiamo tutti in piazza come ha proposto Emma. Metteremo tutte le barchette che voi avete costruito al centro della piazza con un telo bianco con scritto blocchiamo la guerra per una cultura di pace! Così succederà che tutti quelli che abitano a Guastalla potranno andare a vedere cosa vogliono dire i bambini della scuola Arcobaleno. Perché secondo voi si costruiscono proprio delle barchette?
«Per dire la pace, perché sono partite delle barche».

Sì, la Global Sumud Flotilla: un gruppo di navi partite per portare a Gaza degli aiuti umanitari, cosa significa secondo voi “aiuti umanitari” ?
«Portano da mangiare, oppure dei letti, da bere… Gli aiuti umanitari per aiutare i salvataggi delle persone che sono in guerra; le valige per i soccorsi con le fasce; cerotti e disinfettanti; i gessi; le bende. La guerra ci vuole fare morire... Le persone della barca stanno proteggendo la vita... Perché ora tutti quelli che facevano la guerra sono morti... Non ci sono più i grattaceli...».

Come facciamo a scrivere sul giornale come diceva Viola?

«Possiamo chiedere ai giornali se possiamo dire stop e possiamo chiedere se possiamo mandarli... Possiamo anche far dire in tv o nel telefono basta guerra...». 

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