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Settemila a Reggio Emilia in corteo per Gaza: «Stop al genocidio»

Nicolò Valli
Settemila a Reggio Emilia in corteo per Gaza: «Stop al genocidio»

La città si è riversata per le vie del centro i manifestanti hanno occupato i binari dei treni Il grido dei medici «Basta violenze sui bambini»

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Reggio Emilia Venerdì, davanti alla Prefettura, invitati dalla Cgil, erano in tremila. Ieri, il numero è stato decisamente superato, anzi è raddoppiato. I dati parlano infatti di sei, settemila persone che ieri pomeriggio si sono ritrovate in centro storico. Il messaggio, rigorosamente democratico, lanciato al mondo, è di quelli forti. Reggio scende ancora in piazza e lo fa chiedendo a gran voce la fine della guerra e lo stop al genocidio del popolo palestinese nella striscia di Gaza. Le stime alla vigilia erano più basse ma, vedendo e ascoltando la grande risposta del popolo italiano, da Nord a Sud dello Stivale, in migliaia hanno risposto presente.

La città fa rumore
La richiesta popolare non servirà, probabilmente, per fermare il presidente israeliano Netanyahu, ma la nostra città ieri ha fatto rumore, come non succedeva da diverso tempo. Le immagini di morte e distruzione a cui assistiamo ogni giorno, quelle che raccontano di bombardamenti, carestia e dolore, imponevano una riflessione e ieri, con l’assemblea generale Onu a New York e con le altre città d’Italia piene di cittadini in corteo, non si poteva restare indifferenti. I cori “Assassini, assassini, giù le mani dai bambini” e “Palestina libera, Palestina libera” sono stati intonati da tantissime persone che, nel giorno della grande mobilitazione nazionale promossa dall’Unione Sindacale di Base, hanno deciso di fare, nel loro piccolo, la propria parte. “No ai rapporti con Israele”, urlava la piazza, accompagnata da fischietti e urla di incitamento. Reggio ha scelto da che parte stare; la città del Tricolore, dei diritti e dei valori non può accettare passivamente questa situazione che prosegue ormai da anni; i reggiani, approfittando anche della giornata soleggiata e dell’orario post lavoro, si sono ritrovati in migliaia in centro storico, sfilando per le vie del centro; persone di ogni età, donne, uomini e bambini, hanno sventolato bandiere della pace e della Palestina, appunto, mentre pochi metri più in là, in Consiglio Comunale, si chiedeva alla Giunta, con un ordine del giorno urgente, di fare pressione al Governo affinché riconosca lo Stato di Palestina. Una città che si muove compatta e con un’unica voce e che ha visto proprio nei giovani una parte importante di questa spinta popolare. Il ritrovo del corteo era fissato alle 18 in piazza Prampolini; gradualmente, la piazza si è riempita mentre alcune persone di origine palestinese, uniti ad arabi democratici, parlavano alla folla, che applaudiva in un batti-mano collettivo. Eccola, la potenza del rumore, di una protesta pacifica e collettiva e proprio per questo penetrante. Mezzora più tardi, la partenza della manifestazione che ha percorso via Roma, ha attraversato la zona della stazione, uno dei quartieri più fragili della città prima di arrivare al quartiere Gattaglio dove, intorno alle 21, il corteo si è concluso tra canti e balli. Oltre ai palestinesi, che vivono a Reggio ma che più di tutti stanno subendo e soffrendo per il massacro della loro terra e dei loro cari, c’erano i rappresentanti dei Sindacati di base, oltre ad altri collettivi come l’Aq 16, Potere al Popolo, ma anche altri gruppi come Non una di Meno. Gli organizzatori hanno ricordato anche gli sforzi della Global Sumud Flotilla, la nave che sta attraversando il mare per raggiungere Gaza e portare aiuti umanitari. Davanti al Municipio, altri cittadini hanno manifestato con striscioni ed esprimendo la propria contrarietà al riarmo.

Sui binari

Tra striscioni, fumogeni e bandiere, il tutto si è svolto in maniera pacifica, sotto l’attento controllo delle forze dell’ordine. Polizia di Stato, polizia locale e carabinieri hanno seguito il corteo che ha visto l’unico momento di agitazione alla stazione storica. Qui, infatti, i manifestanti hanno deciso di salire sul primo binario, quello più vicino all’ingresso venendo da piazzale Marconi, e occupare il traffico ferroviario. Momenti di forte preoccupazione gestiti prontamente dalle forze dell’ordine, che hanno bloccato il transito dei treni. Dopo dieci minuti, i manifestanti hanno abbandonato il binario ritornando a sfilare per la città. l © RIPRODUZIONE RISERVATA

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