Gazzetta di Reggio

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Dal 2011 a Reggio Emilia

Dalla lotta per gli affitti alla rivoluzione degli ostelli: la cooperativa Ballarò compie 20 anni

Elisa Pederzoli

	Il gruppo di giovani che all'inizio degli anni Duemila ha dato via a Ballarò a Palermo
Il gruppo di giovani che all'inizio degli anni Duemila ha dato via a Ballarò a Palermo

Era il sogno di un gruppo di studenti che negli anni Duemila a Palermo ha fatto una vera rivoluzione. Venerdì celebra la sua storia nel chiostro della Ghiara

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Reggio Emilia «Venerdì è per noi un grande appuntamento: raccontiamo la nostra storia, come tutto è cominciato». Massimiliano Lombardo presidente della cooperativa Ballarò che dal 2011 gestisce l’Ostello della Ghiara annuncia così l’evento di domani dalle 18 (musica dalle 22) nel chiostro con Antonio Bono docente dell’Università di Palermo, Massimo Maisto già assessore al Turismo di Ferrara, il vice sindaco Lanfranco De Franco, l’ex sindaco di Parma Federico Pizzarotti e altri ospiti. «All’inizio era quasi un gioco: eravamo un gruppo di studenti fuori sede a Palermo, per la maggior parte agrigentini. In quegli anni, all’inizio degli anni Duemila, il problema della casa per gli studenti era enorme: alloggi fatiscenti, affitti in nero, sfruttamento. Noi eravamo impegnati su questo fronte» racconta. «Dopo avere conquistato alcuni diritti per noi, abbiamo cominciato a pensare agli altri: arrivavano in città sempre più studenti dall’estero, con i progetti Erasmus e Socrates, ma Palermo non era attrezzata e nemmeno l’università. Abbiamo cominciato ad accoglierli. Parlavamo con i docenti, conoscevamo i problemi, e piano piano questa esperienza ha preso forma – spiega –. Da lì è nata l’associazione studentesca Ballarò, che nel 2002 ha iniziato a gestire il primo studentato in forma sperimentale». Durante l’estate gli studenti infatti tornavano a casa, l’attività accademica era sospesa e lì il gruppo di Lombardo entrava in azione. «Abbiamo ottenuto la gestione estiva dello studentato: nasce così il primo “hostel per studenti”, che voleva offrire un servizio di ospitalità ai viaggiatori».

«Fu una conquista del movimento studentesco: la legge regionale siciliana che lo permetteva era stata scritta anche grazie al nostro impegno, arrivando con anni di ritardo rispetto ad altre regioni. L’iniziativa ebbe un successo incredibile» racconta con nella voce ancora l’entusiasmo di quelle conquiste. «Poi abbiamo chiesto la disponibilità di una sede storica, la Casa dello Studente San Saverio, 300 posti letto. Fu un altro successo: in 40 giorni di attività l’occupazione era altissima e la formula di gestione era rivoluzionaria. Per la prima volta non si “spremeva” la pubblica amministrazione ma si portava un esempio virtuoso: il 20% dei ricavi restava all’ente, il resto copriva i costi di gestione e faceva risparmiare le spese di vigilanza e portineria – spiega –. Per dieci anni, ogni estate, ci siamo presi cura delle strutture, le abbiamo rimesse a posto, tinteggiate, rese accoglienti. Questa attività produceva anche occupazione stagionale, ma buona e regolare: contratti veri, stipendi che per molti studenti erano equivalenti a una borsa di studio». L’associazione diventa cooperativa. E poi la svolta, da adulti. «Io sono andato via dalla Sicilia e a Bologna ho intercettato un bando per l’ostello del Comune di Ferrara. Il nostro gruppo era ancora a Palermo: ci siamo candidati, siamo arrivati secondi dietro a un’impresa locale, che però non aveva tutte le carte in regola. Abbiamo fatto ricorso al Tar e abbiamo vinto: nel 2007 ci siamo aggiudicati la gara e nel 2008 è iniziata la gestione». «Da lì è cominciata la crescita: nel 2009 la gestione dell’ostello di Campiglia Marittima (Livorno), poi nel 2010 ancora Ferrara, con l’affidamento anche di una casa per ferie, Casa senza frontiere. Nel 2011 siamo arrivati a Reggio Emilia. Nel 2013 il residence universitario a Pisa e nel 2021, in pieno Covid, l’ostello di Parma». Accoglienza a 360 gradi, perché nel frattempo sono stati portati avanti progetti come l’accoglienza dei richiedenti asilo (dal 2017 al 2021), attività culturali e di ristorazione. Ballarò guarda avanti. «Vogliamo intraprendere nuovi cammini: guardiamo alle concessioni balneari. Gli ostelli non cesseranno: stiamo formando nuovi ragazzi. Quello che era nato come un gioco oggi è un’impresa leader in Italia, con oltre 60 dipendenti tra fissi e stagionali» dice con orgoglio. Un patrimonio prezioso da non disperdere.l © RIPRODUZIONE RISERVATA