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Il caso

Il prefetto ordina di togliere la bandiera della Palestina dai municipi: i sindaci dicono no

Il prefetto ordina di togliere la bandiera della Palestina dai municipi: i sindaci dicono no

Coinvolti i Comuni di Reggio Emilia, Scandiano, Cavriago e Bagnolo. Cocciufa ordina di rimuovere anche la bandiera della pace

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Reggio Emilia Le bandiere  della Palestina  e della pace esposte sulle facciate esterne dei municipi accendono lo scontro tra il prefetto di Reggio Emilia, Maria Rita Cocciufa, e i sindaci di Reggio Emilia (Marco Massari), Scandiano (Matteo Nasciuti), Cavriago (Francesca Bedogni) e Bagnolo in Piano (Pietro Cortenova). I primi cittadini hanno infatti risposto picche al richiamo del prefetto che, lo scorso 16 settembre, aveva inviato ai Comuni una comunicazione chiedendo di rimuovere le bandiere in base alla legge 22 del 1998 – che disciplina l’uso di simboli istituzionali sugli edifici pubblici – e al relativo regolamento di attuazione, disposto con decreto del presidente della Repubblica numero 121 del 2000.


In particolare, l’articolo 4 del regolamento stabilisce che «la bandiera di uno Stato estero può essere esposta in occasione di visite ufficiali o di cerimonie di carattere internazionale» e dunque non può essere liberamente utilizzata. Il prefetto Cocciufa ha ricordato che l’esposizione è «limitata a circostanze istituzionali specifiche come visite diplomatiche ufficiali o eventi formalmente riconosciuti». La cornice normativa, sottolinea ancora il prefetto, «è permeata dal principio di neutralità delle istituzioni pubbliche, in virtù del quale non è consentita l’esposizione sugli edifici pubblici di bandiere o simboli che possono essere associati a partiti politici, movimenti ideologici o geopolitici, organizzazioni private o interessi di parte». Un principio che, aggiunge, «tutela la corretta rappresentanza dei simboli ufficiali della Repubblica». Secondo Cocciufa, dunque, le bandiere che garriscono sui municipi insieme al Tricolore e a quella dell’Unione europea, «seppure esposte come espressione di solidarietà» assumerebbero «una connotazione politica e ideologica confliggente con il principio di neutralità e imparzialità sancito dall’ordinamento e ribadito da una consolidata prassi istituzionale». Il prefetto richiama quindi gli amministratori a valutare una diversa esposizione delle bandiere non previste «in modo espresso e tassativo» dalla normativa.


La risposta dei sindaci, che arriva tre giorni dopo (il 19 settembre), non ammette ambiguità: «Pur comprendendo le ragioni che muovono sua Eccellenza a chiedere attenzione e cautela, riteniamo legittima la collocazione delle bandiere e non intendiamo procedere alla loro rimozione né al loro spostamento dalla posizione in cui sono attualmente collocate». Entrando nel merito, Massari, Nasciuti, Bedogni e Cortenova richiamano prima di tutto una sentenza del 1987 della Corte costituzionale che afferma come “le bandiere non sono più emblemi esclusivi di sovranità, ma espressione di valori universali e strumenti di identità collettiva”. In tale prospettiva, aggiungono i sindaci, «l’esposizione della bandiera palestinese non ha natura diplomatica o istituzionale, ma rappresenta l’adesione della comunità a un messaggio universale di pace tra i popoli». Infatti, «soprattutto nel contesto drammatico del conflitto in corso a Gaza essa ha assunto un significato univoco di solidarietà e protesta contro la guerra». Inoltre «lo Stato di Palestina non gode ancora di un riconoscimento pieno a livello internazionale, pertanto il vessillo esposto non può essere classificato semplicemente come ‘bandiera estera’, ma assume un carattere eminentemente simbolico”.

Insomma, «così come il Tricolore italiano nacque a Reggio Emilia nel 1797 come vessillo di ideali rivoluzionari e per lungo tempo fu vietato e perseguito perché ritenuto ‘sovversivo’, allo stesso modo la bandiera palestinese è percepita nel mondo come simbolo di libertà e di pace e di un popolo che rivendica dignità e diritti fondamentali», spiegano gli amministratori locali. Dal punto di vista pratico, infine, i sindaci non vedono problemi di protocollo perché «le bandiere della pace e della Palestina sono state collocate in posizione distinte e defilate rispetto al Tricolore e alla bandiera dell’Unione europea, così da non ledere in alcun modo la priorità delle bandiere ufficiali».