Appennino reggiano, 450 nuovi residenti nel 2024: la montagna torna ad attrarre famiglie e giovani. Ecco perché
Reggio Emilia, il fenomeno si inserisce nella “carica dei 100mila” rilevata da Uncem: tra il 2018 e il 2024 le aree montane italiane hanno invertito la tendenza allo spopolamento
Castelnovo Monti Sono 450 le persone che nel 2024 hanno scelto di trasferirsi nell’Appennino reggiano. Un dato locale che si inserisce nella più ampia “carica dei 100mila”, il fenomeno di ripopolamento delle aree montane italiane registrato dall’Uncem tra il 2018 e il 2023. A questo incremento si è poi aggiunto un ulteriore aumento di 35mila residenti, consolidato anche nel 2024. Il fenomeno, definito “stagione del risveglio”, è fotografato nel rapporto Montagne Italia, elaborato su dati Istat, che descrive come la montagna sia tornata ad attrarre famiglie, giovani e lavoratori, invertendo una tendenza allo spopolamento che sembrava irreversibile. Il rapporto è stato presentato ieri mattina dal presidente nazionale di Uncem, l’Unione nazionale di Comuni e comunità ed enti montani, Marco Bussone, dall’assessora del Comune di Reggio Emilia, Stefania Bondavalli, dall’assessore provinciale alla montagna Elio Ivo Sassi e dall’economista territoriale Giampiero Lupatelli. Si tratta di una vera e propria iniezione di fiducia per la montagna: una premessa perché l’Appennino venga valorizzato e arricchito in termini di servizi e accessibilità. Il presidente nazionale Marco Bussone ha indicato come «il saldo migratorio continui a essere positivo, con numeri importanti di persone che vanno ad abitare nei territori dell’Appennino e delle Alpi.
L’Emilia-Romagna è apripista di percorsi nazionali che vedono, credo nell’assetto istituzionale del ruolo delle Unioni e dei Comuni che lavorano insieme, un fattore di attrattività». Un aspetto, questo, che emerge anche dalla riorganizzazione dei «servizi e dall’impostazione di modelli economici virtuosi, d’esempio anche per altre regioni». Le famiglie con bambini e i pensionati «chiedono soprattutto welfare, asili nido, certezze su sanità e di salute e di assistenza». «Abbiamo bisogno di mantenere quello che la gente chiede per questo territorio - afferma il sindaco di Villa Minozzo e assessore provinciale alla montagna, Elio Ivo Sassi -. Occorre mantenere i servizi, i nidi, le scuole, materne, elementari e superiori. Le famiglie hanno bisogno di questo. Serve anche una buona viabilità e per questo stiamo lavorando, in Provincia, con investimenti importanti. Ad esempio, abbiamo progetti sulla Statale che va verso il Cerreto. Ogni giorno cerchiamo di sistemare i disagi. Come Unione e Bonifica puntiamo anche sulle strade secondarie perché vogliamo che la gente venga a trovarci. Questo deve fare la politica e c’è ancora tanto su cui ragionare, ma ci mettiamo tutta la nostra energia positiva. Nel frattempo, la media di visite registrata nei mesi estivi è di 55mila». La prossima edizione del rapporto Uncem era prevista per il 2027, ma «dal momento che è stato registrato alto interesse», potrebbe essere pubblicata l’anno prossimo, afferma Bussone. Il rapporto presenta 387 comunità territoriali: l’Appennino reggiano è una di queste. «Questi dati sono uno stimolo per provare a riflettere su quanto accaduto e su uno spopolamento che si è dimostrato reversibile, con la grande novità che anche cittadini italiani scelgono di tornare a vivere in montagna», ha rimarcato l’assessora Bondavalli. Il rapporto è articolato su 800 pagine, tra numeri, analisi, dati, approfondimenti, ed è stato curato, con la Fondazione Montagne Italia e Uncem insieme, da Luca Lo Bianco e Marco Bussone, e gli autori – da Giampiero Lupatelli a Nando Pagnoncelli, da Aldo Bonomi a Fabio Renzi, da Antonio Nicoletti a Guido Castelli, sino a Giovanni Vetritto e il ministro Roberto Calderoli – raccontano la montagna che cambia.l © RIPRODUZIONE RISERVATA
