La Casa del Pianoforte chiude. Paolo Bigi: «Avrei ceduto il negozio anche gratis purché restasse aperto»
Reggio Emilia: cessa un’altra storica attività del centro storico. «Le persone vengono qui, scattano fotografie, poi guardano su internet se possono risparmiare...»
Reggio Emilia «E pensare che, se si fosse presentato un giovane intenzionato a continuare questo mestiere, avrei ceduto il negozio anche gratis». A parlare è Paolo Bigi, 69 anni, titolare de “La casa del pianoforte” di via Porta Brennone 6/A, punto di riferimento per pianisti e strumentisti con una storia lunga 48 anni. I cartelli gialli affissi alle vetrine avvisano che un altro pezzo dell’esagono se ne va: «Svendita totale per cessata attività».
«Una decisione inevitabile, anche se piange il cuore», racconta Bigi, che ha iniziato nel 1977 insieme al papà Dino, pianista di vaglia non vedente scomparso nel 2015. «Insieme a lui ho vissuto anni eccezionali – spiega il titolare – Da noi venivano tutti gli studenti del Conservatorio e gli strumentisti, così come noi siamo entrati nelle abitazioni delle migliori famiglie reggiane per portare ciò che avevamo riparato: ben sette i pianoforti consegnati ai Montipò... Per noi non era solo un lavoro, ma un divertimento. Una passione merce rara, oggigiorno». La parabola declinante del piccolo negozio, situato a pochi passi dall’incontro con via della Racchetta, è identica a quelle delle numerose attività che hanno abbassato la serranda desertificando il centro cittadino: l’assenza di passaggio generazionale, i margini di guadagno sempre più erosi, la concorrenza dell’online. Le persone vengono qui, scattano fotografie, poi guardano su internet se possono risparmiare e non tornano più: acquistano su Amazon e altre piattaforme web. C’è poco da fare, questo mestiere artigianale non è più redditizio. Peccato perché, quando si presenta qualcuno con una corda rotta della chitarra, il tempo di scambiare due chiacchiere e l’ho già aggiustata. Questo purtroppo servizio non ci sarà più – prosegue il titolare – I pianoforti hanno poco mercato: i giovani cercano tastiere e apparecchiature elettroniche. Infine, sono rimasto solo e non posso andare avanti: i miei nipoti studiano ingegneria, non sono interessati. In realtà sono già andato in pensione, ma finora non ho avuto il coraggio di dire basta». Ha già pensato al dopo, Bigi: «Ho trovato un piccolo ufficio in via della Torre, di fianco a piazza San Prospero: non riuscirei a stare in casa. Quella sarà la mia prossima “base” per un minimo di socialità e chi vorrà potrà venirmi a trovare». La partita Iva, però, sarà chiusa il 31 dicembre. «Fino ad allora tutti gli strumenti del negozio saranno in vendita a prezzi d’occasione, fino ad esaurimento merce». l © RIPRODUZIONE RISERVATA
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