Morte al rally dell’Appennino reggiano, la perizia punta sul ruolo del commissario
Canossa: nel 2021 morirono due spettatori Davide Rabotti 21 anni e Cristian Poggiolo 35, travolti da un’auto che gareggiava
Canossa Si prevedono una pioggia di riti abbreviati e un eventuale rinvio a giudizio per la duplice tragedia del Rally dell’Appennino Reggiano del 2021. Nel frattempo, nelle more dell’udienza di ieri, anche la famiglia di Davide Rabotti, 21enne reggiano studente universitario di Ingegneria Informatica, ha ottenuto dalle assicurazioni coinvolte nella gara il risarcimento, così come in precedenza i familiari dell’altra vittima, Cristian Poggioli, 35enne modenese. Il procedimento prosegue dunque senza più parti civili, uscite definitivamente. La mattina del 28 agosto 2021 i due spettatori seguivano su una collinetta la gara in località Riverzana di Canossa quando l’equipaggio di una Peugeot 208 apripista, al termine di un lungo rettilineo affrontando una curva 129 km/h, usciva nello sterrato con una ruota e, nonostante il controsterzo, fuoriusciva di nuovo urtando un masso presente sul declivio, inclinandosi sulle due ruote, staccandosi dal suolo e travolgendo e uccidendo all’istante i due giovani spettatori. Nove gli indagati per omicidio colposo: il legale rappresentante Asd Grassano Rally (l’associazione organizzatrice), il direttore di gara, il supervisore tecnico, i piloti apripista, il commissario di gara e il delegato all’allestimento del percorso. Siamo ancora in fase preliminare, che è stata lunga e combattuta a suon di perizie e controperizie finché il gup Luca Ramponi ha fatto eseguire una perizia cinematica affidandola all’ingegner Davide Manfredi di Cremona.
Il perito ha depositato pochi giorni fa la sua relazione determinando le diverse scelte difensive: tutti gli avvocati difensori hanno optato per il rito abbreviato, che assicura lo sconto di un terzo della pena, ad eccezione del commissario di gara 60enne residente a Modena difeso dall’avvocato Alessandro Vito Pellegrino. Difatti, mentre per gli altri sono state ravvisate minime responsabilità, la posizione del 60enne è più complessa: per motivi di sicurezza era posizionato nella curva teatro dell’incidente, davanti a una piccola strada che si immetteva nel percorso e che era chiusa. «Chiederò il non luogo a procedere. Se non sarà possibile affronteremo il giudizio», ha dichiarato l’avvocato Pellegrino. . © RIPRODUZIONE RISERVATA
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