Gazzetta di Reggio

Reggio

Il reportage

Reggio Emilia, caos al polo scolastico di via Rosselli: studenti lasciati a terra da autobus sovraffollati

Alice Tintorri
Reggio Emilia, caos al polo scolastico di via Rosselli: studenti lasciati a terra da autobus sovraffollati

Le parole dei ragazzi: «Aspettiamo l’arrivo dei mezzi, ma passano senza fermarsi»

4 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia Al nuovo polo scolastico di via fratelli Rosselli, che ospita oggi gli istituti Motti, Zanelli e alcune classi del Secchi, la campanella suona puntuale: uno squillo per l’inizio delle lezioni alle ore 8, uno per la fine, tra le 13 e le 13.30. Gli studenti reggiani lo sanno bene. Varcare in tempo la soglia della classe, o quella della propria casa, assume le forme di una sfida quotidiana difficile da superare. I problemi, per chi giornalmente frequenta le lezioni al polo di via Rosselli, si misurano nella strada che li separa dai banchi di scuola. Che il punto di partenza sia il centro di Reggio o la più remota provincia, la storia è la stessa: il nuovo polo, che una volta completato ospiterà più di mille studenti, negli orari di punta si trasforma in una giungla d’asfalto e di cemento che non lascia scampo a nessuno.

La giornata-tipo degli studenti di Motti e Zanelli comincia con il suono di una sveglia che li trascina giù dal letto troppo presto. E poi di corsa, senza perdere tempo, alla fermata dell’autobus. Passa il primo e non si ferma. Al suo interno, in piedi e accalcati l’uno sull’altro, decine e decine di giovani diretti verso il polo. Ma per chi aspetta, sotto le ultime banchine prima dell’arrivo a scuola, ormai, non c’è più posto. Passa un altro autobus e questo, fortunatamente, si arresta e fa salire chi può. Ma anche in questo caso, in molti – troppi – restano a piedi. Il mezzo riparte con le portiere ancora aperte, l’autista intima a chi è riuscito a salire e ad aggiudicarsi un posto per arrivare in tempo in classe di schiacciarsi verso il fondo. Intanto, almeno venti studenti si rassegnano all’idea che sul registro comparirà un nuovo ritardo: del resto, sui mezzi pubblici, di spazio per loro, non ce n’era. C’è chi chiama i genitori spiegando che, ancora una volta, dovranno fare marcia indietro per recuperarli dal ciglio della strada e accompagnarli a scuola. Chi, con ancora l’abbonamento per l’autobus in mano, si avvia a passo spedito verso casa per montare in sella a una vecchia bicicletta e pedalare per qualche chilometro, riuscendo a entrare in classe alla seconda ora. Ma c’è anche chi queste possibilità non le ha e al Motti o allo Zanelli, non arriverà mai, rinunciando a un giorno di lezione. Succede ogni giorno: gli autobus di linea saturi, i ragazzi e le loro famiglie ancor di più. «Accade tutte le mattine da quindici giorni alla seconda delle tre fermate previste dalla linea 22 – spiega Stefano Bonino, che di tutti i genitori nella stessa, ingiusta, situazione si è fatto portavoce – Gli autisti sono costretti a lasciare a piedi i ragazzi perché sull’autobus c’è già troppa gente. A volte partono con le portiere aperte perché le persone stipate all’interno bloccano l’uscita. Questa mattina (ieri, ndr) mio figlio, insieme a 15 studenti, coetanei e compagni di classe è rimasto alla fermata: non è la prima volta, dall’inizio della scuola paghiamo un abbonamento per il trasporto pubblico che non è mai stato usato.

La situazione è nota a Seta e non è una novità. Negli anni scorsi, la storia è sempre stata la stessa, ma quest’anno, se possibile, è peggiorata ulteriormente con l’aumentare degli istituti trasferitisi nel polo di via Rosselli. E un problema ricorrente, ma non quotidiano, è così diventato massivo e ordinario». Ma questo è soltanto l’inizio di un’ordinaria giornata di scuola al nuovo, fiammante, polo di via Rosselli. L’epilogo, cinque ore dopo, non sarà da meno. Per i genitori che scelgono di approdare in macchina davanti all’uscita di Motti e Zanelli, per recuperare al volo i ragazzi e dirigersi verso casa, la sosta inizia circa due ore prima del suono dell’ultima campanella: è questa l’unica chance per rispettare le elementari regole della strada, destinate a infrangersi miserevolmente poco dopo. Tra parcheggi selvaggi e code chilometriche, che congelano il traffico di via Rosselli, il nuovo polo scolastico, nel giro di pochi minuti, si trasforma in una giungla, in cui a vincere, purtroppo non è nessuno. Men che meno i giovani studenti che, accampati sui marciapiedi, dopo le ore trascorse sui banchi, scartano un panino rassegnati all’idea che, anche per il ritorno, sull’autobus, non ci sarà posto. «Ne sono già passati due, ma erano troppo affollati, l’autista ha fatto scendere qualcuno perchè le porte non riuscivano a chiudersi. Noi non siamo nemmeno saliti - dicono alcuni ragazzi del Motti, seduti sul muretto accanto alla fermata, con gli zaini a terra e il pranzo in mano - è così tutti i giorni. E per alcuni di noi che abitano lontano è ancora peggio: la scuola non permette di uscire 15 minuti prima per poter salire in tempo sui mezzi. E così diventa un incubo. Il numero degli studenti cresce, ma quello degli autobus resta sempre uguale. Venire in macchina? Anche per chi ne ha la possibilità, i posti auto sono quasi inesistenti». E quindi aspettano, come hanno aspettato poche ore prima e nei giorni precedenti, gli abbonamenti già pagati, ma l’impossibilità di usarli. C’è chi sceglie di pedalare e chi non potendo farlo è costretto a rinunciare. Intanto, per chi arriva in tempo, la scuola segna il ritardo e passa avanti senza aspettare, come gli autobus su cui i ragazzi, anche se puntuali, non trovano posto. l © RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google