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Sciopero generale a Reggio Emilia, presente anche il sindaco Massari: «C’è una pace giusta da cercare»

Evaristo Sparvieri
Sciopero generale a Reggio Emilia, presente anche il sindaco Massari: «C’è una pace giusta da cercare»

Il primo cittadino torna a parlare ad una settimana dai fischi e dalla contestazione avvenuta durante la consegna del Primo Tricolore a Francesca Albanese: «Non cerco rivendicazioni. Comprendo anche chi dissente». Il 12 ottobre le bandiere palestinesi saranno tolte dai municipi di Reggio Cavriago, Scandiano e Bagnolo

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Reggio Emilia «Ringrazio tutte le persone che mi hanno testimoniato vicinanza per l’accaduto e comprendo chi dissente dalle mie parole, ma non cerco scontri né rivendicazioni». C’è voluto un bel po’ di tempo, a testimonianza che l’episodio non è stato affatto indolore. Ma finalmente, tirato quasi una settimana per la giacchetta a destra e sinistra, il sindaco Marco Massari torna a parlare del pasticciaccio brutto del teatro Valli e del discusso Primo Tricolore consegnato tra i fischi alla relatrice speciale Onu, Francesca Albanese, che ha trasformato una festa in aperta e inedita contestazione e ha proiettato suo malgrado Reggio sulla ribalta nazionale e internazionale.

Sulla graticola, proprio Marco Massari, il primo sindaco civico di Reggio Emilia città del Tricolore, osannato o vituperato dai media di mezzo mondo sia per la scelta della consegna del vessillo ad Albanese sia per le parole pronunciate sul palco, quando ha invocato la fine del genocidio e il rilascio degli ostaggi israeliani. «Mi deve promettere che questa cosa non la dice più...», le lapidarie parole della relatrice speciale Onu, che invitando a capire le ragioni dei terroristi ha spalancato un vortice di feroci reazioni, in un incontrollato cortocircuito mediatico che ha raggiunto sui social persino la stampa israeliana. «In questo contesto - dice ora Massari - devo comunque segnalare una nota stonata. Credo che definire un sindaco che non si conosce una "figura patetica", come ha fatto il giornalista Paolo Mieli in diretta televisiva passando dal piano politico a quello personale, sia un giudizio a dir poco superficiale e offensivo, basato su qualche fotogramma strappato a un video». Un dito o la luna. O solo un sassolino dalla scarpa. È quello che Massari ha deciso di togliersi, di fatto poca cosa rispetto al rischio di una profonda frana che dal centrosinistra reggiano poteva (può ancora?) estendersi sulla scena politica nazionale e non solo.

Provando a scansare quelle che ritiene ulteriori strumentalizzazioni e sostenendo di non poter rimproverarsi nulla, ora il sindaco afferma: «A prescindere dall’accaduto, ritengo sia stato corretto conferire il Primo Tricolore alla relatrice speciale Onu per l’impegno sui diritti umani e il rispetto del diritto internazionale», quasi - senza citarlo - a voler prendere le distanze dal personaggio "divisivo" Albanese, ma non da ciò che rappresenta e dalla carica che ricopre. Massari sceglie di parlare dimostrando un certo tempismo nel giorno in cui il popolo ProPal sfila anche per Reggio, paralizzando una città finora spiazzata dai potenti riflettori che le si sono abbattuti addosso e in attesa di qualche parola dal suo primo cittadino rimasto a lungo silente. In corteo, c’era anche lui, il sindaco, «per sostenere la causa palestinese e dire no all’abbordaggio della Global Sumud Flotilla, un’azione illegittima del governo israeliano che ha fermato una libera iniziativa umanitaria in acque internazionali».

Un corteo che Massari descrive «pacifico, indignato, responsabile, che ha visto la presenza di migliaia di ragazze e ragazzi, in marcia per una causa giusta e che hanno voluto fare sentire la loro voce. Il dramma di Gaza, il dramma di migliaia di persone senza cibo, acqua, medicine, senza la speranza di una vita normale deve essere al centro della nostra azione». Poi rimarca: «A Gaza è in corso un genocidio, va fermato, una flotta pacifica che portava aiuti umanitari è stata abbordata in acque internazionali, ci sono prigionieri e ostaggi da liberare, c’è una pace giusta per i popoli palestinese ed israeliano da cercare con tutte le nostre forze».

Prima della giornatona di ieri c’era stata, giovedì, l’attesa riunione di maggioranza, durata fino a notte inoltrata, che ha avuto il vago sapore di un momento di psicanalisi collettiva. Sul piatto, i temi erano tanti. Ma chi si aspettava una resa dei conti è rimasto deluso. «Non è mai stato in discussione e quindi è confermato con decisione il pieno sostegno dei partiti alla giunta e al sindaco e alle importanti attività in corso di attuazione del programma di mandato», hanno detto ufficialmente i capigruppo Riccardo Ghidoni (Pd), Gianni Bertucci (M5s), Rosario Martorana (Marco Massari Sindaco) e Alessandro Miglioli (Verdi e Possibile), annunciando una maggiore collegialità tra gruppi consiliari, giunta e sindaco e mettendo così a tacere i malumori che pure serpeggiano di fronte a quello che in camera caritatis viene percepito come l’ennesimo (e più grave) scivolone del primo cittadino e del suo "cerchio magico". Dalla maggioranza, arriva «il pieno appoggio di tutti alla causa palestinese».

Ma mentre dal Pd nazionale sull’affaire Albanese vige riserbo, in questo presente sempre più distopico non può mancare un altro piccolo colpo di scena, destinato a rinfocolare gli animi: le bandiere palestinesi "a tempo" sui municipi di Reggio, Cavriago, Scandiano e Bagnolo saranno trasferite, come chiesto dal prefetto. Il trasloco avverrà il 12 ottobre, in occasione della Marcia della Pace. Mai altra parola è stata più attuale e significativa, utopica e necessaria. Fuor di polemica. Forse. l© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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