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Sciopero generale a Reggio Emilia, studenti incatenati ai cancelli: «Il Governo smetta di finanziare Israele»

Filippo D’Autilio
Sciopero generale a Reggio Emilia, studenti incatenati ai cancelli: «Il Governo smetta di finanziare Israele»

I collettivi scolastici hanno partecipato al corteo della Cgil per dire stop al genocidio in Palestina. Alcuni alunni hanno bloccato l’entrata del polo scolastico di via Makallé

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Reggio Emilia Ore 7. Un’enorme bandiera della Palestina sventola all’esterno del polo scolastico di via Makallé. Un gruppo di studenti è incatenato ai cancelli di accesso alle scuole. È la protesta dei collettivi scolastici sotto il coordinamento Rabûn contro gli attacchi d’Israele alla Global Sumud Flotilla. All’arrivo degli altri alunni, il corteo inizia ad animarsi, nessuno ha intenzione di fare un passo indietro nemmeno gli 11 ragazzi incatenati, in questo modo è impossibile per i collaboratori scolastici aprire le scuole. «Siamo qui a protestare contro la situazione in Palestina, perché il Governo italiano smetta di finanziare lo Stato di Israele. Non possiamo più stare in silenzio, non possiamo più permettere che le istituzioni scolastiche ci zittiscano. Lo avevamo promesso e ora lo facciamo: blocchiamo tutto» Così gli studenti in protesta fanno sentire le loro voci. Intanto un grido si alza unanime dagli ingressi del polo: «Free free Palestine».

Ore 8. Ormai i parcheggi sono pieni di studenti, professori e collaboratori scolastici. Il polo è paralizzato da questa protesta, quasi 3mila tra studenti e adulti rimangono fuori. Nonostante i presidi cerchino di far ragionare e spostare i manifestanti incatenati ai cancelli, mezz’ora dopo nessuno può ancora entrare. Nel mentre risuonano canzoni: «Qui nessun fascista passa». «Ragazzi scioperiamo tutti quanti! Rimaniamo fuori da scuola, scioperiamo e blocchiamo tutto. Protestiamo contro le azioni di uno Stato terrorista che continua ad ammazzare donne, bambini e innocenti e attacca chi cerca di portare aiuti umanitari. Quindi ragazzi scioperiamo blocchiamo tutto».

Così i manifestanti del coordinamento Rabûn incitano i loro compagni di classe a rimanere fuori dalle aule e a riversarsi nelle piazze in protesta. Alle 9 si aprono finalmente i cancelli, ma con grande sorpresa sono pochissimi gli studenti che entrano, la maggior parte rimane nel parcheggio e si aggrega al corteo di protesta che si sta formando. Nel mentre altri giovani arrivano da tutti gli istituti della città e si crea un enorme gruppo di adolescenti in protesta per la situazione a Gaza, per l’attacco della marina israeliana alla Global Sumud Flotilla e per le scelte del Governo. Inizia la manifestazione degli studenti reggiani unita a lavoratori e universitari. Così anche i più giovani fanno sentire la loro voce e aderiscono allo sciopero generale indetto dai sindacati di base e dalla Cgil. Così un’intera generazione si unisce e scende in piazza prendendosi il proprio posto nella vita politica della nostra città. Non solo gli adulti dicono la loro, anche i più giovani, tutta la città si è raccolta per la pace.

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