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Il processo

Ricevono un sms e credono che sia la figlia che chiede soldi: fanno quattro bonifici, ma è una truffa

Ambra Prati
Ricevono un sms e credono che sia la figlia che chiede soldi: fanno quattro bonifici, ma è una truffa

Reggio Emilia: vittime marito e moglie di 87 e 83 anni, a processo quattro persone

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Reggio Emilia Tramite una serie di sms hanno approfittato di una coppia di anziani genitori – 87 anni lui, 83 anni lei – che, credendo che la figlia fosse in difficoltà, hanno eseguito in sequenza quattro bonifici bancari da 4mila euro l’uno, per un totale di 16mila euro: in realtà, si trattava della classica truffa. Quattro le persone identificate dagli inquirenti come intestatari dei conti correnti sui quali sono transitati i soldi: due affronteranno il processo ordinario, due sono imputati in rito abbreviato. «Non sono loro i responsabili, anzi dietro questi raggiri seriali c’è sempre una doppia truffa», hanno sostenuto le difese, rimarcando che il vero “regista” del raggiro – dei quali i due hanno fatto il nome – non è mai stato identificato.

Cosa è successo
La vicenda è accaduta in città nel febbraio del 2024, quando i coniugi reggiani ricevono una serie di messaggi che sembrano arrivare dalla figlia. «Sono io, uso questo numero perché mi hanno rubato il cellulare e ho perso tutti i codici. Aiutatemi: devo eseguire dei bonifici entro domani altrimenti perderò delle opportunità di lavoro». Il povero padre si è recato in banca e ha eseguito un primo bonifico, seguito da altri tre, versando la medesima somma su conti correnti diversi di volta in volta indicati, salvo scoprire troppo tardi che quei messaggi non provenivano affatto dalla figlia. Le indagini delle forze dell’ordine hanno individuato come presunti truffatori quattro persone, tutte incensurate. Ieri in tribunale è iniziato il processo per due di loro, un 21enne lavoratore difeso dall’avvocato Nicola Tria e un 29enne ballerino difeso dall’avvocato Alfonso Marra di Bologna. Il pm onorario ha chiesto la condanna per il 29enne e l’assoluzione per il 21enne: quest’ultimo non ha ricevuto nulla perché, scattata la querela, il passaggio di denaro è stato stoppato, mentre il 29enne ha eseguito la consegna dei soldi. La tesi dei difensori, che hanno sostenuto l’assoluzione, è stata fotocopia: i due imputati, che non si conoscono tra di loro e abitano in Comuni diversi (tra Reggio e Modena), sarebbero stati “manipolati” dal vero truffatore che, con la scusa di avere il conto corrente bloccato, ha chiesto il favore di far arrivare il denaro a loro nome e di girarlo subito su una Postepay in cambio di una “mancia” di 100-200 euro. Il 29enne ha voluto deporre, ribadendo la sua estraneità. «Il mio assistito non c’entra nulla con la truffa all’anziano – ha detto Marra – Se fosse stato lui, non sarebbe andato nella sua banca a volto scoperto. Ingenuamente ha ricevuto e consegnato quei soldi senza essere consapevole della provenienza illecita». «Questo tipo di truffe seriali hanno sempre bisogno di un “anello debole” della catena, qualcuno di insospettabile che si esponga – ha fatto eco l’avvocato Tria – Nel caso del mio assistito, poi, non si arriva nemmeno all’accredito. Sottolineo che, interrogato, l’imputato ha fatto nome e cognome di chi lo ha indotto a prestarsi all’operazione. Non so se è stato aperto un altro fascicolo, ma il comportamento è stato lineare e sintomatico dell’assoluta buonafede. È un giovane lavoratore, senza problemi economici, qui ci sono i genitori: non aveva alcuna necessità di truffare. Ha “prestato” il proprio Iban in modo inconsapevole». Il giudice monocratico Stefano Catellani ha rinviato all’anno prossimo per la sentenza. © RIPRODUZIONE RISERVATA