«Senza educazione al rispetto non ci può essere prevenzione»
L’associazione Nondasola partner della Gazzetta per l’evento Invivavoce al teatro Ariosto il 26 novembre: «Partire dalle parole dei giovani per costruire relazioni libere dalla violenza»
Reggio Emilia Partner della Gazzetta di Reggio per lo spettacolo/evento Invivavoce, in scena il 26 novembre al Teatro Ariosto in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, non poteva non essere l’associazione Nondasola. In particolare, a lavorare con noi, il Gruppo Prevenzione, altrimenti detto “la Gruppa”, di cui fanno parte Alessandra Campani (responsabile), Claudia Barchi, Elisa Bianchi, Silvia Campioli, Adriana Lusvarghi, Rosalba Palermo, Andrea Ramploud. Con loro abbiamo parlato di prevenzione permanente, ma non solo. Toccando alcuni temi al centro dell’evento teatrale.
Innanzitutto, cosa ha spinto Nondasola ad aderire con entusiasmo alla costruzione di Invivavoce?
«Dalla sua fondazione le donne di Nondasola hanno dedicato grande attenzione alla formazione e alla prevenzione della violenza di genere. L’ opportunità offerta dall’evento Invivavoce si lega alle possibilità di protagonismo che condividiamo con i ragazzi e le ragazze negli incontri che promuoviamo nelle scuole e in altri contesti giovanili dal 1999 per favorire una trasformazione del rapporto tra i sessi. Essere partner della Gazzetta significa consolidare alleanze con i mezzi di informazione nel mostrare attenzione e responsabilità verso narrazioni che non finiscano per rafforzare stereotipi e pregiudizi alla base della violenza di genere».
Dal 1999 Nondasola opera nella scuola e all’interno di altri contesti giovanili. E non a caso, il 26 novembre sul palco ci saranno proprio loro, studenti e studentesse, a intrecciare voci ed emozioni, testimonianze e riflessioni, su temi quali la relazione tra i sessi tossica, la cultura dello stupro, gli stereotipi di genere e la violenza di genere. Quanto è importante dare voce ai ragazzi e alle ragazze?
«I percorsi di prevenzione intendono rafforzare il valore dell’alterità per contrastare la violenza nelle relazioni e promuovere una cultura del rispetto e della reciprocità. La nostra esperienza che ha radici forti nell’incontro con le donne che accogliamo al Centro ci dice che è a partire dai vissuti e dalle emozioni che i più giovani ci portano che nascono riflessioni e si attivano attenzioni al proprio benessere e verso l’altro/a da sé, per capire quando si può delineare un comportamento violento, magari dando un nome a qualcosa che già si sente ma non si sa spiegare e da lì costruire relazioni libere dalla violenza».
In anni di esperienza sul campo come avete visto cambiare l’approccio, l’atteggiamento, la presa di coscienza di studenti e studentesse? Se parliamo di consapevolezza, i percorsi maschili e femminili quanto sono diversi?
«Indubbiamente in 25 anni le cose sono cambiate perché la vita è cambiata. Oggi ragazze e ragazzi sono più consapevoli dei condizionamenti del contesto sociale e culturale. Soprattutto le ragazze hanno chiaro - perché lo vivono sulla loro pelle - il filo rosso che lega sessismo e violenza. La nostra quotidianità è ancora pervasa da un immaginario dove i corpi femminili sono sovraesposti e lo sguardo maschile è rapace. Per quanto riguarda la violenza nelle relazioni di intimità c’è un femminile che ci dice quanto sia poca garantita la loro posizione, anche tra le giovanissime, e di come la cultura del consenso sia ancora materia scottante e poco interiorizzata. Registriamo tuttavia alcuni passi avanti, seppur incerti, fatti da un maschile che ha sempre più voglia di liberarsi dalle rigide aspettative sociali e culturali legate al proprio genere».
Il ruolo dei genitori, invece, quale evoluzione ha avuto in questi oltre vent’anni. Quanto e come si parla oggi in casa di affettività e sessualità?
«È una domanda difficile. Le indagini più recenti riportano dati non univoci, anche se sembra confermata, da parte di diversi genitori, la capacità di trasmettere un’educazione sessuale prevalentemente focalizzata sulla prevenzione dei rischi, piuttosto che sul benessere sessuo-affettivo (Save the Children). Dalle parole raccolte in classe emerge come il discorso della sessualità sia ancora un tabù in molte famiglie per inerzia, ignoranza o distanza generazionale. Ci preoccupiamo poi per tutte quelle famiglie dove il padre propone un modello di maschilità violento. La maggioranza delle donne che si rivolge al centro antiviolenza subisce violenza da un compagno/marito spesso padre».
Quanto l’avvento e l’escalation dei social, la rete come mezzo privilegiato di un dialogo che molto spesso dialogo non è, ha ulteriormente messo in discussione la parità dei generi intensificando i conflitti e la violenza?
«Sappiamo quanto la rete sia moltiplicatrice di modelli sessisti e stereotipi di genere di stampo patriarcale. Di quanto i nudi femminili siano ridotti a “oggetto da selezionare, scegliere, commentare”. Di come operi in questo senso l’intelligenza artificiale. E non va dimenticata la violenza online che spesso si configura come reato, quale il cosiddetto “revenge porn”, espressione fuorviante che sta a indicare la diffusione di materiali intimi senza il consenso della persona ritratta. Per questo è fondamentale porci l’obiettivo di costruire con le giovani generazioni esercizi di resistenza che possono sfruttare anche la potenzialità dei social per proporre controinformazione e pratiche alternative, traendo vantaggio dalle caratteristiche di viralità e di diffusione spazio-temporale del mezzo stesso».
In classe, qual è il vostro metodo di lavoro e di studio per contrastare la violenza maschile sulle donne e proporre un’alternativa al patriarcato e ai modelli dominanti di socialità e relazione fra i sessi?
«Come gruppo di donne professioniste impegnate alla Casa delle Donne e parallelamente nella Prevenzione mettiamo a punto, di anno in anno, dei laboratori a partire dall’esperienza del Centro, offrendo a ragazze e ragazzi occasioni di presa di parola per creare alternative ai modelli di relazione che covano idee di fusione e possesso, di controllo e gerarchie di potere. Ci impegniamo per creare strategie e strumenti efficaci di prevenzione, anche utilizzando linguaggi artistici diversi. La cura dell’azione di prevenzione si allarga a percorsi di formazione/supervisione a educatori/educatrici, docenti e genitori a partire dalle scuole dell’infanzia fino alle Università, attraverso approcci e proposte diversificati».
Prevenire la violenza vuol dire combattere le sue radici culturali e le sue cause. Tutti indicano nella prevenzione l’unica possibile strada verso l’uscita dalla violenza. Ora, mentre i femminicidi non accennano a fermarsi, è arrivato l’ulteriore passo indietro rappresentato dal Ddl del ministro Valditara che vieta l’educazione sessuo-affettiva alle scuole medie con l’obbligo di consenso preventivo dei genitori alle superiori. Cosa resta di una parola, prevenzione, censurata prima di essere smantellata?
«Questo disegno di legge fissa regole che negano di fatto il valore della prevenzione intesa come educare al consenso, al rispetto dell’altro, all’etica delle relazioni a partire dalla realtà dei corpi sessuati. Nel primato educativo della famiglia si delegittima il carattere pubblico dell’educazione, perché l’educazione sessuo-affettiva riguarda l’intera collettività nell’ottica di una cittadinanza più etica e consapevole. Significa escludere azioni educative che valorizzano la dimensione emotiva e relazionale dove il consenso è imprescindibile nel rispetto della dignità e della autodeterminazione dei corpi. Negare l’educazione sessuale e affettiva significa negare le radici stesse della violenza di genere. L’articolo 14 della Convenzione di Istanbul - parte integrante del nostro ordinamento - è chiaro: l’educazione alla parità, al rispetto e alla non violenza è uno strumento di prevenzione irrinunciabile»
Sono disponibili sulla piattaforma Vivaticket, i biglietti per lo spettacolo/evento “Invivavoce-Storie sommerse di violenza di genere” che andrà in scena mercoledì 26 novembre (ore 20.30) al Teatro Ariosto. “Invivavoce”, organizzato dalla Gazzetta di Reggio in collaborazione con l’associazione Nondasola e con il patrocinio del Comune di Reggio, è un evento gratuito aperto all’intera cittadinanza. Al momento della prenotazione del biglietto sarà però necessario, per questioni tecniche legate alla modalità di prevendita, pagare un euro di commissioni.
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