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Caso “Affidi”

La Corte dei Conti ora chiede 390mila euro agli amministratori di Bibbiano

Jacopo Della Porta
La Corte dei Conti ora chiede 390mila euro agli amministratori di Bibbiano

Contestazioni per un danno erariale a Carletti, Colli, Anghinolfi e Monopoli

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Bibbiano Il caso affidi sembra non finire mai. 
Nemmeno per chi è uscito definitivamente dal processo, come l’ex sindaco Andrea Carletti e l’ex presidente dell’Unione Paolo Colli, prosciolti nell’ottobre 2024.

Ora i due ex amministratori sono stati raggiunti, insieme all’ex responsabile dei servizi sociali Federica Anghinolfi e all’assistente sociale Francesco Monopoli (che hanno ricevuto lievi condanne), da una contestazione della procura della Corte dei Conti, che ipotizza un danno erariale di 390mila euro per due delibere e una variazione di bilancio dell’Unione Val d’Enza.

Carletti, tutelato dall’avvocato Giovanni Tarquini, è finito nel mirino della Corte dei Conti per le stesse vicende contestate nel 2019, quando si apprese dell’esistenza di un presunto sistema illecito di affidi, poi non dimostrato.

A Carletti si contestava di aver disposto «lo stabile insediamento di tre terapeuti privati della onlus Hansel e Gretel nei locali della struttura pubblica “La Cura”, della cui istituzione si era personalmente occupato anche attraverso pubblici convegni in cui era relatore e ai quali venivano invitati a partecipare (retribuiti) gli operatori», e di non aver seguito «la procedura» corretta di affidamento dei servizi ai terapeuti.

La Corte dei Conti contesta anche una variazione di bilancio dell’Unione Val d’Enza del 2016, quando presidente era l’ex sindaco di Montecchio Colli (tutelato dall’avvocato Francesco Paolo Colliva).

Colli e Carletti, rispetto a questa variazione di bilancio, sono stati assolti nel merito dall’accusa di induzione al falso in bilancio già in udienza preliminare dal gup. Una circostanza che non sembrerebbe quindi compatibile con contestazioni di natura contabile.

Anghinolfi e Monopoli sono due degli unici tre condannati nel processo di primo grado, concluso a luglio. La prima a due anni (pena sospesa) per falsa attestazione su una voce di spesa per aver indotto in errore, con l’inganno, l’Unione che approvò l’aumento di quota affido (contestazione per la quale Colli e Carletti sono stati assolti). Francesco Monopoli è stato condannato a un anno e otto mesi (pena sospesa) per falsità ideologica.

Come nel caso del processo “Appaltopoli” che riguardava il Comune di Reggio Emilia, dopo la sentenza la procura della Corte dei Conti si è mossa per contestare il presunto danno erariale.

In quel caso la posizione dell’ex giunta Vecchi è stata poi archiviata, mentre restano in piedi le contestazioni a due dirigenti.l

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