Gazzetta di Reggio

Reggio

L’inchiesta dei Forestali

Scoperta una maxi discarica abusiva di scorie di acciaieria: 9 indagati nella Bassa tra imprenditori, professionisti e funzionari dell’Arpae. Ecco dove si trova

Jacopo Della Porta
Scoperta una maxi discarica abusiva di scorie di acciaieria: 9 indagati nella Bassa tra imprenditori, professionisti e funzionari dell’Arpae. Ecco dove si trova

Reggio Emilia: trovato quasi un milione di tonnellate interrate. Secondo le accuse ci sarebbe stato un grave inquinamento delle falde acquifere

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Brescello Una vasta operazione dei Carabinieri, coordinata dalla Procura di Reggio Emilia, ha portato a scoperchiare un presunto sistema illecito di smaltimento di rifiuti industriali nella Bassa reggiana. Al centro dell’inchiesta una maxi discarica abusiva con quasi un milione di tonnellate di scorie di acciaieria interrate nell’area del progetto per il polo logistico Dugara, nel territorio del Comune di Brescello. E’ dove l’imprenditore Claudio Bacchi vuole realizzare un importante polo logistico. L’ipotesi degli investigatori è di un grave inquinamento delle falde acquifere, aggravato da presunti falsi nei controlli ambientali. Nove persone tra imprenditori, tecnici e funzionari pubblici di Arpae risultano indagati. Tra loro, i vertici della società Dugara Spa.
Le indagini
E’ una importante attività investigativa quella coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, guidata dal Procuratore Capo Calogero Gaetano Paci, ha squarciato il velo su una presunta attività illecita di smaltimento di rifiuti e inquinamento ambientale che durava da anni nella bassa reggiana. Le indagini sono state condotte congiuntamente e con estrema sinergia dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Reggio Emilia e dal NIPAAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale) della specialità forestale dei Carabinieri. E’ stata data esecuzione ad una serie di decreti di perquisizione e sequestro probatorio in provincia.

Gli indagati
Nove persone tra imprenditori, professionisti e funzionari pubblici e un ente aziendale risultano indagati. Al centro dell'inchiesta ci sarebbe una maxi-discarica abusiva di oltre 900.000 tonnellate di scorie di acciaieria non trattate e scorie di fusione in un comune della bassa reggiana, che avrebbe compromesso e deteriorato le acque sotterranee, con valori limite di ferro e arsenico superati, e il tentativo di coprire il disastro attraverso il falso ideologico in atti pubblici da parte di funzionari dell'ente di controllo. Le indagini preliminari vertono su una serie di condotte illecite in materia ambientale e di falso ideologico. I reati ipotizzati, a vario titolo e in concorso tra loro, includono: la realizzazione e gestione di una discarica non autorizzata di ingente quantità (oltre 900.000 tonnellate) di rifiuti non pericolosi, costituiti da scorie non trattate e scorie di fusione, in un'area sita in un comune della bassa reggiana. La presunta attività illecita si sarebbe protratta dal 2016 in permanenza; l’'inquinamento ambientale, consistente nella compromissione e deterioramento delle acque sotterranee nell'area interessata, riscontrata per il superamento dei valori limite di parametri quali ferro e arsenico; il falso ideologico in atti pubblici, contestato a dipendenti di un servizio territoriale dell'Agenzia regionale per la prevenzione, l'ambiente e l'energia, che avrebbero attestato il falso in rapporti conclusivi di controllo, al fine di ricondurre il superamento dei limiti di inquinamento alle caratteristiche geochimiche dei terreni e non alle condotte di smaltimento.


La perquisizione

I provvedimenti di perquisizione e sequestro sono stati eseguito presso le sedi legali e unità locali di due società, oltre che presso gli studi professionali e in tutti gli ambienti in disponibilità degli indagati. Le persone fisiche raggiunte dai provvedimenti sono in totale nove, aventi un’età compresa tra in 34 e gli 82 anni residenti 7 nella bassa reggiana, uno a Parma e uno in provincia di Modena. Tra loro sono cinque i pubblici ufficiali indagati nell’ambito dell’inchiesta. A tutti contestualmente è stata inoltre notificata l'informazione di garanzia e sul diritto di difesa. Nel corso delle perquisizioni si sta operando sequestri di materiale informatico e cartaceo che sarà successivamente vagliato dagli inquirenti.

La nota di Arpae
In una nota diffusa dall’Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia, Arpae ribadisce «la piena disponibilità a collaborare con l’autorità giudiziaria, nella quale ripone la massima fiducia», in relazione all’inchiesta che vede coinvolti alcuni suoi tecnici. Arpae auspica «che l’iter giudiziario possa accertare il corretto operato del proprio personale, che ha ricondotto i superamenti dei valori di metalli riscontrati a valori di fondo naturale, come riportato nei documenti tecnici redatti in proposito». «Si tratta quindi di aspetti tecnici su cui peraltro le strutture dell'Agenzia hanno già da tempo disposto di proseguire i monitoraggi dell’area, in un'ottica di prevenzione ambientale» conclude.