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Sicurezza in stazione: tra spaccio e degrado, il dibattito finisce sull'ipotesi dei “cani-robot”

Massimo Sesena
Sicurezza in stazione: tra spaccio e degrado, il dibattito finisce sull'ipotesi dei “cani-robot”

Reggio Emilia, l’idea è stata attribuita all’assessore Prandi, che però smentisce: «Sono sempre attento alle nuove tecnologie, ma non ho mai parlato di questa opportunità»

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Reggio Emilia Un allarme condiviso sulle diverse emergenze che vive quotidianamente il quartiere. Uno sforzo dell’amministrazione comunale che tocca diversi ambiti (dalla lotta allo spaccio, all’emergenza abitativa fino ai temi del decoro urbano) e che non è mai stato così evidente. Eppure tutto questo non è sufficiente a far tornare un minimo di serenità, almeno sotto Natale, nel quartiere della stazione. La prova la si è avuta nei giorni scorsi, quando i residenti della zona e i comitati nati in questi anni tra viale IV Novembre, via Turri e via Eritrea si sono confrontati con il sindaco Marco Massari e con l’assessore Davide Prandi. Chi ne è stato testimone racconta di un confronto acceso, soprattutto tra i rappresentanti di un comitato e il sindaco Massari a cui è stato ancora una volta rimproverato di non fare abbastanza contro reati e criminalità. E questo ha finito per provocare la reazione del primo cittadino, costretto ancora una volta a rimarcare come sull’ordine pubblico i referenti da interpellare siano altri.

Invero, sarebbe bastato questo ennesimo momento di attrito per dare l’idea della situazione. E invece alla fine, si è finiti a parlare... di cani-robot, già in uso ad alcune forze di polizia soprattutto nel contrasto al narcotraffico e al rinvenimento di cariche esplosive nascoste. Chi ha giocato questa carta a sorpresa non è dato saperlo. Inizialmente l’idea che il Comune di Reggio possa in un futuro dotarsi di questi cani-robot per scovare la droga è stata attribuita all’assessore Davide Prandi. Che però ieri smentiva di aver mai parlato di questa possibilità: «Chi mi conosce – ha detto Prandi interpellato dalla Gazzetta – sa che sono sempre attento a tutto quello che la tecnologia può fare per migliorarci la vita. Ma davvero di questa opportunità non ho mai parlato e non so nemmeno da dove questa idea possa essere uscita e poi, soprattutto, sia stata attribuita a me».

L’ipotesi a questo punto più probabile è che a parlare del possibile utilizzo di un cane meccanico, che si nutre di algoritmi e viene addestrato dall’intelligenza artificiale, sia stato qualche esponente dei comitati che non a caso, da tempo picchiano su un tasto, quello di un cane antidroga vero di cui dovrebbe dotarsi la polizia municipale per fronteggiare la piaga dello spaccio. «In effetti – sottolineava ieri Prandi, interpellato sul tema– da tempo un gruppo di residenti sollecita il Comune affinché la polizia locale si doti stabilmente di una unità cinofila, così come peraltro accade nelle città vicine, a cominciare da Modena che ne ha addirittura due, per arrivare a Mantova che pur essendo meno estesa di Reggio ha in dotazione un cane antidroga».

Per la verità, Reggio ha sempre utilizzato il cane antidroga della polizia locale dell’Unione Appennino, sulla scorta di una convenzione che ne disciplina l’utilizzo. Una convenzione che ha fatto sì che per un lungo periodo il cane sia stato utilizzato su Reggio al ritmo di 4 giorni a settimana. Con questo sistema, Reggio ha finora garantito un servizio evitando di doversi occupare dell’addestramento e dell’accudimento dell’animale, cosa che dovrebbe invece fare se decidesse di acquistare un esemplare. «Lo scoglio più grande, al netto della spesa per l’acquisto – argomenta l’assessore – riguarda la necessità che all’interno della Municipale si individui una figura che lo addestri e poi lo segua quotidianamente. Significa dedicare un agente esclusivamente all’allevamento e all’addestramento del cane».