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Il caso

«Max Mara, la non applicazione del contratto collettivo una leva impropria per abbassare il costo del lavoro»

«Max Mara, la non applicazione del contratto collettivo una leva impropria per abbassare il costo del lavoro»

Le parole del segretario della Cgil di Reggio Emilia Cristian Sesena sul caso Manifatture San Maurizio alla conferenza stampa di fine anno. «Il dibattito sul mancato polo della moda ha volutamente ignorato il fulcro della protesta»

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Reggio Emilia Il caso ha fatto il giro d’Italia e non solo, considerato il soggetto in questione. La rinuncia da parte dell’azienda Max Mara al Polo della Moda, l’importante progetto che sarebbe dovuto sorgere nell’area delle Fiere, è diventato un caso politico ma ieri, nella conferenza della Cgil, è stato preso ad esempio in quanto Max Mara è l’azienda reggiana con una distribuzione dei ricavi più bassa. Per il segretario generale Sesena, la protesta della Manifattura San Maurizio è sacrosanta e ha tutti i crismi della vertenza sindacale. All’epoca, lo scorso maggio, le dipendenti della partecipata del gruppo Maramotti denunciarono atteggiamenti sul posto di lavoro poco professionali e lesivi della loro dignità. Anche il sindaco Marco Massari prese la loro difesa. Un grido d’allarme resosi necessario, per le dipendenti, un danno d’immagine senza precedenti per l’azienda, che nel cuore dell’estate annunciò, quasi per sgarbo verso il sistema imprenditoriale e politico reggiano, la volontà di fare un passo indietro. «La vertenza delle lavoratrici di Manifatture San Maurizio ha polarizzato l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica negli ultimi sei mesi, con una buona dose di strumentalizzazione da parte anche di soggetti inerenti al nostro sistema economico locale che, spostando l’attenzione sul mancato investimento del Polo della Moda, hanno volutamente ignorato il fulcro della protesta: le condizioni normative e salariali delle addette – sostiene Sesena – i numeri ci danno ragione: la non applicazione del Contratto collettivo nazionale dell’industria tessile, e di qualsivoglia contrattazione aziendale, rappresenta una leva impropria per abbassare il costo del lavoro e per non attuare forme virtuose di redistribuzioni degli utili. Questo punto che riguarda Max Mara ma non solo interroga tutti, istituzioni e parti sociali reggiane».

Come mostrato anche dai grafici del Report curato dal Dipartimento ricerca e studi confederale, Max Mara genera il 97% dei ricavi del settore tessile provinciale: delle 5 aziende del tessile, 4 sono loro. Per il sindacato, un classico esempio di concentrazione di denaro che continua ad aumentare (i loro utili nel periodo 2015-2024 superano il miliardo di euro) ma con i ricavi che non sono equamente distribuiti, anche a causa dell’assenza di Contratto nazionale e della contrattazione di secondo livello, con il solo regolamento interno a definire i rapporti. Da qui l’attacco, velato ma deciso, della Cgil, che sin da subito ha preso le difese delle donne della Manifatture San Maurizio: «La nostra proposta? Intanto riconoscere tutti che “Houston abbiamo un problema” e provare, a produrre uno sforzo per risolverlo».  N.V. © RIPRODUZIONE RISERVATA