Docenti di sostegno: troppi precari e senza una formazione specialistica. Ecco come è la situazione a Reggio
Ciro Fiore (Cisl Scuola Emilia Centrale): «Mentre aumentano gli alunni con disabilità e la complessità dei bisogni educativi, a Reggio Emilia domina la logica dei contratti a termine e degli interventi tampone»
Reggio Emilia Ogni scuola è un ecosistema a sé. Un mondo a parte fatto di relazioni, all’interno del quale si muovono docenti, collaboratori scolastici, tecnici. Al centro del quale dovrebbero esserci, sempre, studenti e studentesse. La scuola cresce, educa – o dovrebbe educare – e offre – o dovrebbe offrire – esempi da seguire. Dovrebbe prestare attenzione e ascolto, garantire a tutti e tutte le stesse opportunità. Specialmente ai più fragili. Perché, se è vero che la vita ci pone su linee di partenza diverse – per condizioni di salute, economiche, sociali, banalmente geografiche – è vero anche che un sistema scolastico che funziona, al traguardo, dovrebbe portarci tutti. Dovrebbe abbattere ostacoli, o quantomeno di offrire a ciascuno gli strumenti per affrontarli e superarli. Ma cosa succede se questo preziosissimo, complesso sistema salta? A pagare sono sempre i più fragili.
In Europa siamo stati bocciati, ancora. Pluriripetenti incorreggibili. Questa volta per la gestione dei docenti di sostegno. Il Comitato dei Diritti sociali del Consiglio d’Europa ha parlato chiaramente: troppi precari, uno su tre senza una formazione specialistica adeguata.
Reggio non se la cava meglio delle altre città italiane, con centinaia di docenti di sostegno precari, che permettono alle scuole di restare aperte. Perché il paradosso sta proprio qui: gli insegnanti a cui affidiamo l’educazione dei nostri figli non sono qualificati, ma sono indispensabili. Che tradotto significa mettere una pezza a un sistema in crisi. Dallo scorso settembre le famiglie di studenti e studentesse con disabilità hanno potuto chiedere la conferma dell’insegnante supplente dell’anno precedente. Una richiesta per dare continuità al percorso, per proseguire su una strada – spesso, in ogni caso, in salita – con una persona già conosciuta e fidata.
Bene: in base ai dati raccolti da Cisl Scuola Emilia Centrale, su 450 domande presentate a Reggio per effetto della continuità voluta dal ministero, 363 sono state accolte a settembre. Dopo la partenza delle scuole, nei mesi successivi si sono aggiunte 6 nomine sull’infanzia, 57 nomine sulla secondaria di primo grado, 68 nomine nella secondaria di secondo grado. Ma sono ben 326 sono i posti che servirebbero per il sostegno alla primaria reggiana per i quali non si trovano docenti specializzati e che vengono, quindi, affidati a docenti precari che non solo non sono specializzati, ma non hanno il titolo di studio per insegnare alla primaria. Una corsa ai ripari, che prevede anche l’impiego di semplici diplomati. Quindi, tirando le somme, a Reggio e provincia il sostegno avrebbe bisogno di 2.200 docenti e questo ambito si salva grazie a ben 816 precari.
«Dietro questi numeri c’è una bruttissima verità – denuncia Ciro Fiore, segretario generale aggiunto di Cisl Scuola Emilia Centrale – mentre aumentano gli alunni con disabilità e la complessità dei bisogni educativi, a Reggio domina la logica dei contratti a termine e degli interventi tampone, che colpiscono i lavoratori e fanno male agli studenti, ai quali dovremmo garantire docenti stabili per costruire fiducia e percorsi efficaci». Il risultato è che le scuole riaprono grazie a un ricorso massiccio alle supplenze, spesso assegnate in ritardo e non sempre coperte da docenti specializzati. Ma il sostegno a scuola non è un lavoretto. Chi si sta preparando per diventare di ruolo lo sa bene, Cisl lo definisce «un sostanziale far west».
Lo scoglio principale è raggiungere la specializzazione necessaria, l’unica leva per uscire dal pantano della precarietà. Chi ha alle spalle tre anni di docenza tenta di ottenerla seguendo i quattro mesi di corsi online tenuti dal Ministero attraverso la piattaforma Indire, sborsando circa 1.800 euro. I più penalizzati sono gli aspiranti docenti di sostegno che non hanno questa anzianità di servizio e devono transitare per i corsi universitari Tfa (tirocinio formativo attivo), organizzati sul nostro territorio da Unimore. Costano poco meno di 3.000 euro, durano più del doppio (10 mesi circa) e richiedono una frequenza in presenza dal lunedì al sabato. Uno strumento in caduta libera: nel 2025, per tutti gli ordini di grado, a Reggio non è stata effettuata alcuna prova preselettiva perché le domande presentate sono risultate inferiori rispetto ai posti messi a bando. Infine, è in espansione il fenomeno di chi parte per l’estero per fare corsi di specializzazione che costano anche più di 5.000 euro. Col risultato che lo Stato è lento, i contenziosi si sono moltiplicati e, anche per questo, il Ministero ha lanciato la piattaforma Indire: se sei stato all’estero, rinunci a fare causa al Ministero, frequenti Indire online e, con 6.800 euro, potrai sigillare la tua specializzazione. Una cifra che per tanti precari è impossibile da raggiungere e che apre una riflessione sulla necessità di costruire pari condizioni di accesso alla specializzazione.
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