La Ghirba di via Roma chiude, addio al locale di riferimento per i diritti civili
L’attuale gestione non si ricandiderà al nuovo bando del Comune di Reggio Emilia: «Pensiamo di aver contribuito, con i molteplici eventi e collaborazioni all’interno del movimento queer a un cambiamento nella città»
Reggio Emilia Alla fine di gennaio chiuderà la Ghirba di via Roma e con lei un pezzo di storia della città, o meglio, l’attuale gestione, al timone del locale dal 2013, a fine mese appenderà le scarpette al chiodo e non si ricandiderà al nuovo bando del Comune.
La Ghirba è un locale che a Reggio Emilia ha fatto scuola in tema di diritti civili e ha rappresentato un posto sicuro per chiunque volesse manifestare liberamente la propria identità. «L’idea si sviluppa all’interno dell’associazione interculturale G.a.3, da un gruppo di giovani donne che ha voluto realizzare un progetto orizzontale, dal basso - spiega Maddalena Cattani, a nome di tutte -. Non avevamo un capo, eravamo tutte uguali e con il desiderio di proporre qualcosa di nuovo alla città, con prodotti del territorio e la promozione di un economia solidale e di un consumo critico. Poi c’era già l’idea di una progettazione sociale e culturale in rete con le associazioni del territorio e gruppi informali di cittadini. Abbiamo precorso i tempi su alcuni temi, ad esempio il cibo vegano e vegetariano. Abbiamo creato un menù inclusivo anche dal punto di vista etnico, puntato sul riuso e sul riciclo negli arredi».
Ghirba ha inoltre contribuito alla riqualificazione di via Roma, facendosi promotrice di molte iniziative, tra cui il circuito Off di fotografia Europea, insieme ai cittadini. Le pastasciutte antifasciste, le mostre, gli incontri, le presentazioni, gli innumerevoli concerti con le etichette indipendenti e la scena underground, una programmazione ricca di proposte innovative artistico musicali. Non si tratta, dunque, di un locale di stampo commerciale.
«La città è cambiata un po’ di riflesso com’è cambiata l’Italia insieme alle politiche che riguardano gli eventi – continua Dalila Longo -. Ci si sposta verso i grandi eventi e c’è meno spazio per iniziative culturali piccole, anche per questioni burocratiche. Sentiamo che dopo questi anni, in qualche modo un ciclo si è chiuso. Tutta l’attività culturale e sociale è affidata all’iniziativa personale delle socie/soci e si fonda sul volontariato. Se si esce dalla logica commerciale spinta, il progetto, per la sua natura ibrida, può essere difficile da sostenere economicamente. Un’epoca che volge al termine e che ci ha dato tanta soddisfazione. La comunità lgbtq+ è diventata più visibile, è cresciuta la consapevolezza rispetto all’identità sessuale, l’emancipazione e all’autodeterminazione dei corpi. Questo grazie al lavoro educativo delle associazioni e dei movimenti transfemministi in città e anche in Ghirba, siamo state le prime a portare l’educazione sessuale fuori dai contesti canonici come locale pubblico. Pensiamo di aver contribuito, con i molteplici eventi e collaborazioni all’interno del movimento queer a un cambiamento nella città. Oggi a Reggio Emilia ci sono diversi eventi e locali dove la comunità può godersi i momenti di svago in serenità senza discriminazioni. Un grazie alle frequentatrici e ai frequentatori, alle associazioni e ai movimenti, alle artiste e agli artisti che hanno reso Ghirba un posto unico, collaborando con le ghirbe. Questa piccola rivoluzione l’abbiamo messa in moto insieme e l’energia di questi anni ci resterà sempre nel cuore».l
