Rogo in una legnaia a Luzzara: il cane dà l’allarme e salva i padroni
Ieri mattina, 4 gennaio, a Codisotto sono bruciate 40 tonnellate di legna da ardere
Luzzara Momenti di paura all’alba di ieri, domenica 4 gennaio, in via Maga 5, a Codisotto di Luzzara, dove un incendio è divampato all’interno di un capannone appartenente a una ex azienda agricola, oggi utilizzato come legnaia. Un incendio che ha richiesto la mobilitazione dei vigili del fuoco arrivati con due squadre.
Erano circa le 7 quando il cane di casa, insospettito dal fumo e dal crepitio delle fiamme, ha iniziato ad abbaiare con insistenza, svegliando i proprietari e permettendo un intervento tempestivo. Capito cosa stava accadendo, la famiglia ha immediatamente chiamato il 115. Nel giro di pochi minuti sono arrivate una squadra dei vigili del fuoco volontari di Luzzara e una del distaccamento di Guastalla, che hanno lavorato per circa due ore per domare il rogo e mettere in sicurezza l’area.
All’interno del capannone erano stoccate circa 40 tonnellate di legna, raccolta dai proprietari nei campi della zona e destinata all’impianto di riscaldamento dell’abitazione. Secondo le prime valutazioni, l’incendio sarebbe partito dal centro della struttura, dove era accatastata legna più umida e recentemente raccolta: una condizione che potrebbe aver favorito un fenomeno di autocombustione, ipotesi ritenuta al momento la più probabile.
Le fiamme hanno provocato un intenso fumo che ha annerito le pareti interne del capannone, ma la struttura non ha riportato danni tali da comprometterne la stabilità ed è stata dichiarata agibile. La legna ancora fumante è stata portata all’esterno e il proprietario ha continuato a bagnarla per evitare nuove accensioni. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri di Luzzara per un sopralluogo e per raccogliere gli elementi utili alla ricostruzione dell’accaduto. Nessuna persona è rimasta ferita, grazie soprattutto al fiuto e alla prontezza del cane di famiglia, vero protagonista di una mattinata che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi. © RIPRODUZIONE RISERVATA
