Inchiesta Report: l'ombra di Jeffrey Epstein sul caso Eternit. Il sindaco di Rubiera: «Una ferita che si riapre»
La rete di Epstein si attivò per aiutare il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, principale imputato nel maxiprocesso sull’amianto
Rubiera Le rivelazioni dell’ultima inchiesta di Report mettono in relazione la figura di Jeffrey Epstein, morto in carcere nel 2019 mentre era detenuto con accuse di traffico e sfruttamento sessuale di minorenni, con la lunga e complessa vicenda giudiziaria dell’Eternit. A partire dall’analisi dell’archivio Epstein, la trasmissione di Sigfrido Ranucci ha ricostruito una rete di contatti e scambi di comunicazioni riconducibili a tentativi di condizionamento e supporto strategico legati anche ai procedimenti a carico dell’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, principale imputato nel maxiprocesso sull’amianto.
Un quadro che non mette in discussione la regolarità delle sentenze, ma che solleva interrogativi sul contesto politico e internazionale in cui quelle vicende si sono sviluppate. Su quanto emerso interviene il sindaco di Rubiera Emanuele Cavallaro, che esprime sgomento e preoccupazione dopo la puntata andata in onda su Rai3. «Io c’ero, in quell’aula della Corte di Cassazione - scrive Cavallaro - quando, in base al principio che "il diritto viene prima della giustizia", il processo Eternit fu annullato e l’imputato assolto. Ero lì con centinaia di familiari delle vittime dell’amianto, delegazioni arrivate da tutto il mondo».
Una ferita che, racconta, si è riaperta guardando la trasmissione: «Tutta quella frustrazione mi è tornata addosso». L’inchiesta ricostruisce inoltre il coinvolgimento di figure di primo piano della politica internazionale, tra cui l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak e un ex ufficiale del Mossad, indicato come parte della rete di relazioni attivate a sostegno della posizione di Schmidheiny nei passaggi giudiziari più delicati. Il sindaco richiama in particolare l’impatto di quelle decisioni sulle comunità colpite dall’amianto: «Non posso non pensare a quei cinquantadue rubieresi morti che in Appello avevano trovato risposta in una condanna e che poi, quel giorno in Cassazione, hanno visto annullare quella risposta. Sì, i processi sono poi proseguiti con l’Eternit Bis, ma per il reato di omicidio le nostre vittime - nonostante la nostra denuncia - non sono evidentemente tutelabili, come invece lo erano per il reato di disastro ambientale».
Cavallaro richiama anche le riflessioni dell’ex procuratore Raffaele Guariniello, che da anni sottolinea la necessità di chiarire per legge che un disastro ambientale non può dirsi concluso finché continua a provocare morti, un nodo normativo che resta ancora irrisolto. A colpire, dopo la puntata di Report, è soprattutto la dimensione dei poteri in gioco. Il sindaco Cavallaro scrive: «Si scopre poi che ci sono milioni di dollari spesi per condizionare l’opinione pubblica. Si scopre che ci sono poteri lontani da quelli del nostro Stato a cui imputati chiedono aiuto. Insomma, la frustrazione di vedere che esiste davvero una rete in grado di tutelare i potenti in quanto tali, che l’isola di Epstein è un concetto non solo fisico ma socio-politico, mi fa, semplicemente, arrabbiare».
Da qui l’auspicio finale: che nei procedimenti ancora aperti sull’Eternit si possa arrivare fino in fondo. «La giustizia - conclude il primo cittadino Cavallaro - deve saper difendere i cittadini più fragili. Senza questo, la fiducia nelle istituzioni rischia di consumarsi». l© RIPRODUZIONE RISERVATA
