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L’emergenza

Vigili del fuoco Reggio Emilia, l'allarme della Cisl: «Mancano 20 pompieri al comando e l’autoscala conta 250mila chilometri»

Vigili del fuoco Reggio Emilia, l'allarme della Cisl: «Mancano 20 pompieri al comando e l’autoscala conta 250mila chilometri»

I numeri del 2025: sono stati 6400 gli interventi fatti in città e nella provincia. La preoccupazione del sindacato: «Non basta la solidarietà, servono rinforzi e risposte»

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Reggio Emilia Sfiorati 6.400 interventi nel 2025, vale a dire un +15 per cento rispetto all’anno precedente e più di 230 interventi per ognuno dei vigili del fuoco in servizio a Reggio e provincia. Un’impresa incredibile se si considera che mancano 20 pompieri al comando provinciale, ci sono una sola autoscala con 22 anni di servizio e 250mila chilometri sotto al cofano - è la più antica della regione - e una sola Aps (auto pompa serbatoio), essenziale per spegnere gli incendi. Se ne scoppia più d’uno, bisogna far arrivare un mezzo da un altro territorio, aumentando i tempi. Ma i miracoli non possono ripetersi all’infinito.

«Questo è un appello, rivolto alle istituzioni e ai cittadini: ai vigili del fuoco non basta la solidarietà. Servono rinforzi e risposte: entro un anno ci aspettiamo di perdere il 20 per cento dell’organico di Reggio e provincia. Così non possiamo reggere». Sono le parole spese con grande attenzione da Paolo Ghinelli, coordinatore della Fns Cisl Emilia Centrale e del comando di Bologna. Sassolese, 40 anni di servizio nei vigili del fuoco, 34 dei quali come professionista nei comandi di Modena, Reggio, Parma e Bologna. Oggi Ghinelli è componente del nucleo investigativo e stimato docente regionale per la formazione dei vigili del fuoco sulla prevenzione e sicurezza. Ghinelli mette sul tavolo i numeri, nudi e crudi lanciando l’allarme: «Deve essere chiaro che la corda si sta spezzando».

La provincia è coperta dal comando provinciale e da tre distaccamenti permanenti collocati a Castelnuovo Monti, Sant’Ilario e Guastalla. A supporto ci sono i volontari, preziosissimi, di Luzzara, ma disponibili in base alla loro attività lavorativa. L’organico dei professionisti non può scendere sotto 27-28 unità e dodici al minimo devono operare nella sede del comando centrale in via della Canalina, attiva 24 ore su 24, sette giorni su sette, per garantire il dispositivo di soccorso. La sala operativa richiede due di queste dodici persone e, in caso di emergenze multiple che necessitano di supporto, si richiamano anche altre squadre dai distaccamenti.

Nel 2026 andranno in pensione circa sei pompieri che hanno raggiunto i 60 anni: se non saranno rimpiazzati la macchina dei vigili di Reggio rischia di incepparsi. E poi le nuove reclute vanno formate: non possono sostituire nell’immediato capiturno con due o tre decenni di esperienza. Con le reclute si materializza anche il problema casa: serve una soluzione strutturale. «Stiamo parlando di gente che rischia la vita per la comunità e lo Stato - sottolinea Ghinelli -. Non mi rassegno al fatto che i vigili del fuoco debbano subire una tale penuria di investimenti».

La foto perfetta della penuria è proprio l’autoscala più vintage della regione. Si trova al comando di Reggio ed è arrivata in dote dal distaccamento di Luzzara, dove i volontari hanno potuto comprarne una usata grazie alle donazioni private. E quando una si rompe subentra l’altra, come in un flipper. Non si può, inoltre, archiviare il 2025 senza citare il caso degli Pfas, sostanze sintetiche sospettate di causare patologie tumorali, usate per rendere le dotazioni impermeabili e resistenti al calore. Tute antifiamma, guanti, persino gli strati interni delle divise e le schiume antincendio.

Dopo la denuncia di Fns Cisl, è stata aperta una indagine sanitaria con l’Università di Bologna. I risultati erano attesi per fine anno ma manca una comunicazione sanitaria che chiuda il cerchio. Alcuni pompieri hanno ricevuto le tabelle con i risultati delle analisi. C’è chi le ha condivise con il sindacato e nei referti si trova la conferma di una esposizione agli Pfas che va ridotta. «Vogliamo la verità. Continuiamo a chiedere ai parlamentari e ai consiglieri regionali di prendere posizione. Il Ministero sta cambiando parte del vestiario ma gli Pfas sono sempre lì», ammonisce Paolo Ghinelli di Fns Cisl Emilia Centrale. Mentre il leader nazionale della Fns, Massimo Vespia, considera «inaccettabili le proposte che vorrebbero monetizzare la salute del personale attraverso l’introduzione di un’indennità economica, escludendo così il personale del Corpo in pensione che potrebbe essere stato colpito da patologie tumorali riconducibili ai prodotti derivanti dai Pfas». l© RIPRODUZIONE RISERVATA