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Giunta, il cantiere del rimpasto è partito: avviati i primi sondaggi. Ecco cosa sappiamo

Evaristo Sparvieri
Giunta, il cantiere del rimpasto è partito: avviati i primi sondaggi. Ecco cosa sappiamo

Reggio Emilia: in vista c’è la verifica di metà mandato. Tra dossier aperti, equilibri di partito e alleati elettorali in attesa di avere più spazio

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Reggio Emilia Ma allora questo rimpasto? Si fa o non si fa? Le voci continuano a rincorrersi e qualche mossa, sottotraccia, sarebbe già stata tentata, finora senza l’esito sperato. Tutti smentiscono, ovviamente. Almeno in pubblico. Ma tra confidenze e mezze verità l’intenzione del sindaco Marco Massari di provare a cambiare davvero passo non è certo un mistero, anche alla luce dei dossier in cerca di soluzione.

Il valzer
Il 2026, in concomitanza con la verifica di metà mandato, potrebbe dunque essere l’anno giusto.
Dopo il valzer dei dirigenti, finora Massari si è limitato a un rimpasto di deleghe: era marzo quando ha riorganizzato i ruoli in giunta per allinearli meglio alla macchina comunale, affidando la delega alla casa a De Franco e aggiungendo la “conciliazione vita-lavoro” a Marwa Mahmoud. Nessun cambio di nomi, però. Che sia il momento?

I retroscena
Nelle ricostruzioni che circolano, in bilico figurerebbero tre assessori: Marco Mietto (Cultura), Carlo Pasini (Rigenerazione urbana) e Davide Prandi (Cura della Città). Non perché i tre muoiano dalla voglia di andarsene, né perché si parli di bocciature senza appello. Piuttosto, perché la macchina dell’amministrazione necessita di un tagliando – raccontano – e un nuovo rodaggio sarebbe in moto già da dicembre, guidato dal capo di gabinetto, Marco Pedroni.

I sondaggi
Tra i possibili ingressi in giunta è circolato il nome di Rosamaria Papaleo, segretaria della Cisl Emilia Centrale, che avrebbe però declinato l’offerta, preferendo restare alla guida del sindacato. Nella lista dei desiderata figurerebbe anche Edwin Ferrari, presidente di Legacoop Emilia Ovest. Accetterà? Chissà. Forse che sì, forse che no.

Il partito
Diverso il discorso che riguarda Prandi, l’unico dei tre in quota Pd, al quale viene chiesto di più sulla delega alla Partecipazione. Qui però entra in gioco anche il partito e le decisioni in solitaria non sono contemplate. Qualcuno ha fatto il nome dell’ex consigliera regionale Roberta Mori, schleiniana e portavoce della Conferenza delle Donne democratiche. Ma l’area di riferimento non coincide con quella di Prandi, vicino all’ex sindaco e senatore Graziano Delrio. Senza contare che Reggio conta già più assessori riconducibili all’area Schlein, dal vicesindaco De Franco a Marwa Mahmoud, che siede anche nella segreteria nazionale Pd proprio accanto a Schlein (occhio quindi alle prossime Politiche... ). E se la soluzione fosse già in casa? Il nome sarebbe quello di Sara D’Antonio, attuale dirigente alla Sicurezza, già braccio destro di Massari, che così alleggerirebbe il sindaco di una delega impegnativa. E magari occuperebbe anche la casella “partecipazione”.


Il countdown
Risultato: tutto fermo, ma solo per ora. Anche perché le autocandidature sembrano scarseggiare. C’è però chi invita a guardare dalle parti di Azione, che tra gli alleati delle Amministrative non ha espresso alcun assessore, a differenza di Verdi (Carlotta Bonvicini) e M5s (Roberto Neulichedl), entrambi presenti anche in Consiglio. Potrebbe essere la volta di Claudio Guidetti? Per il momento il rimpasto resta quindi un po’ come Godot: evocato, atteso, ma per ora mai visto. Il cantiere, ormai, è però avviato. Meglio tardi che mai. Con un occhio anche al prossimo giro di giostra. La primavera, in fondo, non è poi così lontana.  © RIPRODUZIONE RISERVATA