I cugini di Saman restano in cella: la Cassazione dice no ai domiciliari
Novellara: rigettato il ricorso dei legali avverso alla sentenza del Riesame. Per il giudice esiste il pericolo di fuga
Novellara C’è il pericolo di fuga e, soprattutto, di reiterazione del reato, nei confronti di donne che non rispettano le regole del patriarcato, cultura dalla quale non hanno ancora dimostrato concretamente di avere preso le distanze. Con queste motivazioni la Corte di Cassazione ha negato i domiciliari per Noman Ul Haq e Ikram Ijaz, i cugini di Saman Abbas, rispettivamente di 38 e 33 anni, condannati all’ergastolo, il 18 aprile scorso, dalla Corte d’Assise d’Appello di Bologna per i reati di omicidio e soppressione di cadavere in concorso con lo zio e i genitori della giovane. I due dunque restano in carcere. All’ergastolo sono stati condannati (sia in primo che in secondo grado) anche i genitori della ragazza, il padre Shabbar Abbas e la madre Nazia Shaheen, a 22 anni invece lo zio (erano 14 in primo grado), Danish Hasnain. A tutti la Corte d’Assise d’Appello ha riconosciuto le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi. Il caso di Saman Abbas, la 18enne pakistana uccisa dalla propria famiglia per il proprio desiderio di libertà, ha suscitato profondo scalpore nell’opinione pubblica ed è diventata nel tempo simbolo della lotta contro la violenza sulle donne. La ragazza è stata uccisa a Novellara nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021 e ritrovata, oltre un anno dopo, in una fossa a poche centinaia di distanza dall’abitazione dove viveva con la famiglia, grazie alla collaborazione dello zio Hasnain.
La condanna all’ergastolo dei cugini era arrivata in aprile come un vero colpo di scena dal punto di vista giudiziario, dal momento che erano stati assolti nella sentenza di primo grado emessa dalla Corte d’Assise di Reggio Emilia il 19 dicembre 2023. Ne era seguito l’arresto nel maggio scorso. Di qui la richiesta da parte dei difensori al tribunale del Riesame per i domiciliari. Richiesta rigettata. Ne era seguito un ulteriore ricorso in Cassazione. Un corposo atto di 288 pagine depositato a fine ottobre dall’avvocato Luigi Scarcella, del Foro di Reggio Emilia, in qualità di difensore di fiducia di Noman Ul Haq e in qualità di sostituto processuale per il ricorso e il giudizio di Cassazione dell’avvocato Mariagrazia Petrelli, del Foro di Bologna. Ma le tesi sostenute in difesa di Noman Ul Haq e Ikram Ijaz sono state respinte dalla Cassazione. I due «sono stati ritenuti colpevoli di aver commesso un omicidio in danno di una loro parente – spiega la Cassazione – verso la quale non avevano alcun motivo di conflitto, che secondo la ricostruzione dei giudici di primo grado, con cui sono stati condannati i genitori della vittima, è stato determinato da un retaggio culturale valutato come motivo abietto o futile». Un retaggio culturale dal quale i due ancora non hanno dimostrato di essersi allontanati. Con il rischio «di reiterazione della condotta di reato in danno di altri familiari, specialmente di sesso femminile, al verificarsi di situazioni di mancato rispetto delle predette regole». l © RIPRODUZIONE RISERVATA
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