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Il dibattito sulla festa

Tricolore, Giovanelli: «Abbiamo bisogno di coinvolgere il Quirinale, le grandi città e le università»

Giuseppe Galli
Tricolore, Giovanelli: «Abbiamo bisogno di coinvolgere il Quirinale, le grandi città e le università»

Il senatore presentò la proposta di legge sulla Giornata della Bandiera: «Un simbolo che non può essere nè municipale nè provinciale, e nemmeno di parte»

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Reggio Emilia La chiamano Festa del Tricolore ma, ufficialmente, è la Giornata nazionale della Bandiera o Giornata Tricolore. Giornata e non festa perché, alla fine del 1996, quando si trattò di far diventare legge la giornata celebrativa nazionale, istituita per ricordare la nascita della bandiera d’Italia, c’era una scadenza imminente, ovvero la festa del bicentenario, che venne celebrata a Reggio il 7 gennaio 1997 alla presenza dell’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. A ricordare l’iter di quella legge è Fausto Giovanelli, oggi presidente del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, che nel 1996 sedeva come senatore sui banchi dell’Ulivo a Palazzo Madama, quando alla guida del Governo c’era il reggiano Romano Prodi.

«Giornata o festa? È un tema sostanzialmente economico – spiega oggi Giovanelli, primo firmatario della proposta di legge al Senato –. Noi eravamo partiti, anche su sollecitazione del Comitato Primo Tricolore, presieduto da Otello Montanari, con l’idea di scrivere Festa nazionale, ma al momento di chiudere la partita (il 27 dicembre 1996) con la biro scrissi Giornata, perché la parola Festa non sarebbe passata alla Commissione Bilancio. La dotazione finanziaria della legge, per quella Giornata, era di 5 miliardi di lire una tantum, che dovevano servire per pubblicazioni, stampe e per l’allestimento del Museo del Tricolore di Reggio. La Festa, invece, avrebbe comportato un costo ogni anno. E ci sarebbe stato un problema economico, nel senso che una giornata in meno di lavoro è una perdita in termini di ricchezza. Venivamo, inoltre, dall’abolizione di alcune feste nazionali ed era molto difficile istituirne di nuove: non sarebbero passate. Avevamo capito che la Ragioneria dello Stato avrebbe bloccato l’iter del provvedimento e noi, al contrario, avevamo la necessità di far approvare subito la legge, perché avevamo il Bicentenario dopo pochi giorni». Una legge proposta dall’Ulivo, che era anche al Governo, ma sostanzialmente bipartisan. «Eravamo in maggioranza, sì, ma la legge venne firmata anche da tanti parlamentari delle minoranze, perché il Tricolore è la bandiera di tutti gli italiani ed è giusto celebrarla in tutta Italia, nel migliore dei modi». Come fare, dunque, a rilanciare questa giornata, che spesso appare come una celebrazione soltanto reggiana, e per pochi intimi? «Credo – rimarca Giovanelli – che si debba agire come città, come autorità municipale e come parlamentari, per riuscire a dare un carattere nazionale alla giornata. Ma credo che una modifica della legge, che la trasformi in festa, sia difficile. Bisogna dare un carattere nazionale all’evento, prevedere una celebrazione al Quirinale, nelle altre città protagoniste di quell’assemblea (oltre a Reggio, anche Modena, Ferrara e Ravenna), che misero in campo un parlamento e non un duca. E poi tutti quei luoghi dove si combattè l’assolutismo e dove si affermò lo Stato di diritto. Abbiamo bisogno del diritto, perché se non c’è il diritto ci sono i muscoli, o l’esercito, o i soldi». «Il direttore della Gazzetta di Reggio Davide Berti – aggiunge Fausto Giovanelli – nel suo editoriale di ieri ha posto una questione che anche noi ci siamo posti da tempo, ma che non è stato possibile risolvere. Però sono d’accordo col fatto che abbiamo bisogno di andare oltre una cerimonia che coinvolga solo piazza Prampolini e il teatro Valli. Ma, se la vogliamo estendere, abbiamo bisogno di coinvolgere altre comunità e altre dimensioni». E chi deve farlo? «Certamente i reggiani sono i più affezionati al 7 gennaio e tocca a loro, ma non bastano: bisogna coinvolgere sicuramente la presidenza della Repubblica e le altre città che sul Tricolore hanno puntato. Non solo quelle della Repubblica Cispadana, ma anche Milano e Napoli, dove storicamente ha sventolato per primo il Tricolore. E poi penso agli Atenei: in primis l’università di Modena e Reggio Emilia, ma non solo. Penso anche alle università di Firenze e Torino».

Ma il rilancio della Giornata nazionale del Tricolore deve avvenire, suggerisce ancora Fausto Giovanelli, in termini bipartisan. «Un simbolo come la bandiera non può essere nè municipale nè provinciale, e nemmeno di parte: non si può confinare la celebrazione in una parte politica. Se si vuole dare respiro e importanza a quella legge bisogna allargarla rispetto a Reggio Emilia. Se la leggiamo come giornata reggiana, non l’abbiamo capita quella legge. Il Tricolore è di tutti, della Repubblica Italiana». l © RIPRODUZIONE RISERVATA