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Pam ha chiuso il supermercato al Quinzio e altri 4: cosa sta succedendo

Ambra Prati
Pam ha chiuso il supermercato al Quinzio e altri 4: cosa sta succedendo

Reggio Emilia: stop dal 1 gennaio anche a quello di Casalgrande. Un’addetta: «A casa, senza cassa integrazione, preoccupate e angosciate»

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Reggio Emilia «È un inizio anno amaro, per noi ex dipendenti di Pam. Dall’1 gennaio siamo a casa, preoccupate e angosciate, senza un posto di lavoro, senza alcuna certezza sul futuro e per il momento senza ammortizzatori sociali». A parlare, in forma anonima, è una delle 25 dipendenti reggiane del marchio Pam, supermercati alimentari del gruppo Manzini & Co. È accaduto che, dopo un anno di crisi con difficoltà anche a reperire le merci, il 31 dicembre scorso il gruppo ha chiuso per cessazione dell’attività cinque punti vendita: due a Imola, uno nel Bolognese e due nel Reggiano, in città in via Ferioli al centro commerciale Quinzio e in via Aldo Moro a Casalgrande.

Sono così rimaste senza lavoro, nella nostra provincia, 25 dipendenti, il 90% delle quali donne, alcune con famiglie e altre con situazioni particolari. La proprietà ha altri punti vendita, che però non fanno capo direttamente alla casa madre di Casalgrande. «A fine anno abbiamo fatto l’inventario e chiuso i battenti – prosegue la donna –. Ora rimaniamo sospese in un limbo». Proprio per parlare della Cassa integrazione a zero ore ieri si è svolto un incontro tra la proprietà, le organizzazioni sindacali e la Confcommercio, in vista di un successivo incontro il 14 gennaio con il Ministero che deve dare il via libera all’iter della Cigs. Di mezzo c’è un ostacolo: un contenzioso tra il gruppo Manzini e Realco, un tempo unite (Donatella Manzini Prampolini ne era la presidente), ora con strade separate. Realco ha la prelazione sull’affittanza degli immobili e il gruppo Manzini ha chiesto al giudice di poter essere svincolata, visto che Realco (presente con le insegne Sigma, Ecu ed Economy con 120 punti vendita in Emilia-Romagna) è soggetta a una procedura di composizione negoziata della crisi sulla quale il Tribunale di Reggio si esprimerà il 19 gennaio.

Nel frattempo, a causa del vincolo con Realco, la situazione è bloccata. In teoria, l’acquirente che possa rilevare i supermercati Pam e rilanciarli c’è già: si tratterebbe della catena Lidl. Per le dipendenti, a casa senza stipendio, al momento non c’è nemmeno la rete dell’ammortizzatore sociale. La Cassa integrazione straordinaria a zero ore non può essere pagata dal datore di lavoro poiché la società non esiste più: spetta all’Inps – una volta autorizzata dal Ministero, perciò il 14 gennaio sarà fondamentale – subentrare per erogare l’indennità, pari all’80% della retribuzione. Anche così, a causa dei tempi tecnici burocratici, potrebbero passare anche tre mesi prima che le addette vedano riconosciuto il loro status e percepiscano l’indennità. Da parte sua Donatella Manzini Prampolini rassicura: «Per motivi personali e fuoriuscita di soci, abbiamo deciso di vendere una serie di punti vendita e abbiamo trovato un acquirente che assorbirebbe l’intero personale: l’accordo è pronto dal settembre scorso, tuttavia a causa del contenzioso con Realco si è tutto rallentato. È solo una questione di tempi. Dopo aver tentato invano di chiudere il cerchio per mesi, in attesa della vendita stiamo attivando la Cigs, che speriamo duri il meno possibile». L’incontro di ieri viene definito «molto positivo. Remiamo tutti nella stessa direzione, da parte nostra non vogliamo creare problemi a nessuno».  © RIPRODUZIONE RISERVATA